Skip to main content

Full text of "Pensieri, e riflessioni pratiche sopra il canto figurato"

See other formats


******** 

******** 
******** 

******** 
******** 

te******* 

r* * * * *.**„* 

* * * ***** 

r* * * * * ** + 

* * * ***** 

******** 

******** 

* * * * * * * * 

* * ****** 

******** 

* * * * * * * * 

******** 

* * * * * * * * 
******** 

******** 

****** * •* 
******** 

******* < 
******** 



THE LIBRARY OF THE 

UNIVERSITY OF 

NORTH CAROLINA 






ENDOWED BY THE 

DIALECTIC AND PHILANTHROPIC 

SOCIETIES 



V7&U94 
KE69p 



MUSIC LIBRARY 



This book must not 
be taken fronti the 
Library building. 



Digitized by the Internet Archi ve 
in 2013 



http://archive.org/details/pensierieriflessOOmanc 



PENSIERI, 

E 

RIFLESSIONI PRATICHE 
SOPRA IL CANTO FIGURATO. 

DI 

GIAMBATISTA MANCINI , 

MAESTRO DI CANTO DELLA CORTE 

IMPERIALE , 

E 

ACCADEMICO FILARMONICO. 



3ffllÉ& 




IN VIENNA, 
NELLA STAMPARIA DI GHELEN, 



i 7 7 4. 



ALL' ALTEZZA REAL» 



ILx 



DI MADAMA 

MARIA ELISABETTA 

ARCIDUCHESSA D'AUSTRIA, 

■ PRINCIPESSA REALE 

U UNGHERIA , E DI BOEMIA 

&c. &c. &c. 



V AUTORE. 



'? ata fono i graziofi auipicj di 

vosxra amezzà 

"BJLAJulL^ e venuta in par- 
te delle ingegnofe, e dilet- 
tevoli y OSXR2EL occupazioni , nulla 
mancava a quella mia tenue, ma fortu- 
nata Operetta full' Arte del Canto, che 

ap- 




7f^?¥ 



M 6 L^ j » 

/ / A«? / «fu 



appunto T onore , che in oggi le vien 
concefTo, di comparire in iftampa col 

vosxro AUTOTrs-aro tome in 

fronte. Le femplici regole qui defcritte 
fenza sfoggio di ftile , e le verbali iftru- 
zioni aggiuntevi dalla lunga fperienza 
della mia Profeffione , concorfero con 
buon fuccefTo a formare il gufto di 

VOSTRA A31X&ZZA 3RE.AIL3E., fa- 
cendo opportunamente valere que' lumi- 
nofi talenti , e quelle felici grazie della Vo- 
ce, che la Naturavi diipensò con tanta 
dovizia. Avvalorata infeguito dal collan- 
te 



te efercizio , e dal fenfo rifleflo de* pre- 
cetti dell'Arte, WMMMM» AJ&Tl&ZZJu 
&J&&3&& giunfe ad efeguirne le 
più complicate finezze con tal precifio- 
ne, e bravura, che ben rari efempj po- 
triano addurfi d'un abilità sì vittoriofa. 
Vagliami ad illuftre teftimonianza quella 
fomma foddisfazione , che recafte alla 
Corte Imperiale ne periodici eiperimerP 
ti, che fi prefero de VOSXRX progreffi 
nel Canto ; e parlino ancora gli univoci 
applaufì di tutte le giudiziose, ed intelli- 
genti Perfòne, che vennero ammeflè ali' 

ono- 



onore di udirvi. Degnatevi, ATJ'&iTSX a 
3B--3R. larciifE-S.SA, d' accogliere 
con lieta fronte il pubblico tributo di 
fernetta lode , che ardifeo prefentare a 

..VOSX3R. A AMT3ELZZA HRfèAlOE., an- 
che per la giufta compiacenza, che ne ri- 
filiti al mio amor proprio. Ogni mia cu- 
ra farà invariabilmente diretta a meritar- 
mi la preziofa continuazione dell' Alto 
VQSXHO Aggradimento, e a difimpe- 
gnare nel miglior modo i doveri dell'In- 
combenza, onde mi trovo onorato dall' 
Auguftiffima Corte. 







jZan-derpr fr 



ARTICOLO L 

Eccellenze , e pregi della Mujìca, 



Ssfe 



Quefto piccolo Trattato fui canto figurato 
altro non è , o leggitori , che una feli- 
ce raccolta de' miei pcnfieri , e delle pratiche mie 
riflefltoni nel corfo di molti anni di profeflìone di 
Mufica; Raccolta è quefta cominciata per mio pri- 
vato ftbdio, profeguita per ftimolo degli amici, e 
de' miei difcepoli ; ed ora non fo per qual buon 

A de- 



2 jrf*W 



dettino coftretta a venire alla luce. Se volete 
(qualunque ella fiafi) il mio candido fentimento 
fopra della medefima , vi dirò , che ficcome è di- 
retta ad iftruire la Gioventù , e ad invaghirla del- 
la nobiltà dell' arte , la Gioventù vi troverà pafco- 
lo , e i Profeflòri diletto. 

La Mufica, fecondo la comune opinione pren- 
de il fuo nome dalla parola Mufa , ed è definita 
= arte di combinare i fuoni in modo grato all' ore- 
chio = quella è queir arte , che fu fempre tenuta 
per la più amabile, e dilettevole fra le arti liberali; 
anzi ardifco dire , che fé voi volete rintracciare i 
principj di tal combinazione , e la ragione degli 
affetti , che in noi fufcita , e commove , può al- 
tresì chiamarfi faenza. 

L'eccellenza, ed il pregio d'un arte ragione- 
volmente dedur fi può da tre fonti , cioè dall' an- 
tichità de' fuoi natali , dalla qualità delle perfone , 
che l'apprefero, ed efercitarono , e dagl' ottimi 
effetti, che ha prodotto. 

L'ori- 



L'origine della Mufica è antichiflìma ; io non 
fono vago a rintracciarne il famofo inventore, che 
vana farla la mia ricerca , e ardita , dove tante , 
e tante dotte penne ne hanno fcritto , e fòpra 
ogn* altra 1* immortai penna dei Padre Maeftro 
Giambatifta Martini, tuttavia vivente in Bologna, 
Uomo chiariffimo , regola , e luce della profeffion 
Mufica ; e per la fua ftoria 3 e per le fùe ftampe 
può dirfi l'onor del noftro fecolo , e dell' Ordin 
fuo. 

Sia dunque che ne' primi tempi del Mondo 
ne foflè jfubal il primo Inventore > come leggia- 
mo nelle (acre Carte , fìa che doppo il diluvio l'ab- 
biano ritrovata gì* Egizj fecondo Diodoro ; o che 
ne fian ftati inventori gì' Arcadi fecondo Polibio ; 
o Anfione fecondo Plinio ; o Dionifio, al dir de* 
Greci ; o altri ; a me bafta , che refti vero effer 
quefta fra le arti una delle più antiche,, fé non an- 
che voleffi dire con Lucrezio % che Ella è nata co* 
primi Uomini fteffi , che dai dolce naturai concer- 
to degli Augelli apprefero a dolcemente modula- 
re la propria voce. 

A % E 



E per verità chi è nel Mondo , che ignori il 
cantare, o bene, o male che canti? Si canta per 
tutto dove fi parla. Canta il foldato in Guerra; 
canta il Paftorello in pace ; I felvaggj fteffi, che 
vivono fra le loro petrofè tane come beftie , han- 
no le loro Canzoni riportate dal Roufleau nell' ul- 
tima tavola del Dizionario fuo muficale. 

Né vanta queft' arte il pregio folo dell' anti- 
chità; gode tuttavia un pregio maggiore, quello 
d'eflèr comune , ed accetta ad ogni Nazione , 
che vede il fole , ed amata da ogn' ordine di per- 
fone , che vive in terra. 

Che poflò dirvi : quanti , oh quanti Uomini 
grandi, e Santiffimi ; quelli dalle gravi cure, o 
politiche , o militari ; quefti dalle rigide fpinofe 
fìlofofie , tratti dal dolce , e dal fòave del canto , 
hanno rubato ritaglj di tempo per apprenderne 
l'arte, e poflèderla, non per profeffione, ma per 
genio , e diletto ; fregiando così fé fteffi con la 
Toga , con la fpada , con la Capienza non meno , 
che con la Lira , ed onorando nel tempo ftefTo 

an- 



anche l'arte. Cantava fonando l'arpa i fuoi falmì 
Davide, cantava Geremia con la Cetera i fuoi Tre- 
ni , e Cecilia negl' Organi i foliloquij. E Aleflan- 
dro il Grande, e Tito , e Adriano , e Marco Au- 
relio Imperatori non erano eglino valentiffimi in 
queft'arte, e di queft'arte potentiffimi Protettori? 

Il fantiffimo Arcivefcovo , e Prottetor di Mi- 
lano St. Ambrogio fi applicò a queft' arte così , 
che del canto fermo fu l'inventore, che dal fuo 
nome fteffo prefe il nome di canto Ambrogiano, 
o Gregoriano. E il venerabile Abbate Guido Are- 
tino al canto figurato, di cui parliamo , aggiunte 
pregid col nuovo, e chiaro fiftema, che cilafciò. 

Non vorrei nojar la mia Gioventù , ma non 
Poflò neppure preterire gì* onori di queir arte , 
che io profeuo , e dimenticate lafciar le perfonne, 
che l'hanno onorata. 

E la Grecia , e Roma ne dette teftimonj affai; 
: ci aflìcura Omero , che Chirone infegnò la Mufi- 
ca ad Achille. Cimone , ed Epaminonda ftima- 

A 3 ro- 



rono ugual gloria il fàper ben dirigere un Coro 
muficale , che ben guidare un Efercito. E Marco 
Cecilio, e Lucino Crafio, eTemiftocle, ed Ap- 
pio Claudio nel lor ritorno dalle Vittorie non ap- 
prezzavano il Trionfo fé non accompagnato con 
la Mufica. 

Che più ? anche la rigida Filosofìa divenne 
umana per mezzo di queft' arte. Pittagora , il 
quale , al dire di Laerzio , antepofe a molti altri 
ftudj la Mufica , e coltivolla colla fteflà attenzio- 
ne , che la Geometria , e PAritmetica ;, ed inve- 
ro con tanto buon effetto , che potè poi , fecon- 
do Svida , e Boezio , nel mono accidentale di tre 
diverfi fabrili martelli ritrovare il primo la pro- 
porzione dei principali confonanti intervalli della 
Mufica. Solone, gran maeftro delle Filofofie, 
volle apprenderla nell' età fua fenile. Socrate 
fteffo credendo di non effere perfetto Filofofo, fé 
gli mancava la Mufica, cominciò di feflant' anni a 
farfene dettare le regole. 

Arte, che Platone , Arifrotele, Cicerone, 
St. Agoftino in ogni tratto coiman d'elogj ; chi 

la 



wm 7 

la chiama Difcìplina Divina ; chi la chiama Cele* 
fte ; chi piacere , gaudio y foglievo deir umana 
miièra condizione; pregj, ed eccellenze tutte y 
die non troverete forfè nelle altre arti. 

L'argomento maggiore però a provare Feo» 
cellenze , e i pregj di queft' arte * è fenza dubbio 
F esperienza fteffà, che prova ogn' uomo in fé per 
gF effetti mirabiliffimi , che produce nel cuore 
umano : quefta .per occulta forza Divina afferra 
il cuore , lo volge 5 lo ravvolge a fuo talento. Or 
lo perturba, or l'allegra, or lo riempie d'amore, 
or di fierezza 3 or gli muove il rifo 9 ed ora il 
pianto, mercè ilfecreto lavoro della virtù del canto, 

I furiofi trafporti di Sanile , che calmavano 
dall' arpa Davidica non ne fono una evidenza 
aperta? E Finfanie d'Aleffandro , che tempera- 
vanfi da Timoteo con la Lidia eccitate già con la 
Frigia cantilena; ed in oggi ancora gì' orridi , e 
neri effetti di malinconia non fi dileguano coi 
fuon , col canto ? Un raro fatto del crudeliffniio 
Amuratte IV. (a) vuol chiudermi quefto articolo. 

• < (alie- 

na) Exrrair de 1 Hiftoire de f Empire Ortoman par lePrince de Cantemir, imprimé 
à Paris en 1743. Voi, 4. in i:mo al Tom. 3, nel Regno d'Amuraite alla nota K 



Otuefti, prefa ch'ebbe Bagdat, ordinò, fen- 
za diftinzione di fedo 5 o d'età , la ftrage di tutti 
gli abitanti. Fra quefti infelici ritrovavafi Scbac- 
culi 3 valente Mufico Perfiano , il quale tanto pre- 
gò 3 che ottenne d'effère condotto , prima di mo- 
rire 3 al Trono di Amuratte , a cui così parlò : 
Non mi difpiace ài perdere la vita, ma mi rincrefce, 
che colla mia vita perifca altresì un arte così ec- 
cellente 3 coni e la Mufica , che ? vivendo , mi Infin- 
gano poter ridurre alla fua perfezzione. Lafciami 
tanto tempo di vita per poter perfezzionare queJF 
arte Divina, e fé mi rie/ce d 9 arrivale al fegno , a 
cui afpiro 3 morirò poi più felice , che fé avejfi pofe- 
àuto il tuo Impero. 

Gli fu accordato di dare un faggio del fuo fa- 
pere : prefe perciò in mano un Schef ebadar (fpe- 
cie di ftromento in forma di falterio ? o di Arpa) , 
e accompagnando il fuono colla fua voce, cantò 
Schac-culi con tanta dolcezza la prefà di Bagdat D 
e il trionfo d' Amuratte , che quefto Principe ne 
fu intenerito fino alle lagrime 3 e non folamente 
fece poi fermare la ftrage di quel Popolo 3 ma re- 
(egli anche la libertà. Non 



Non refta dunque in quefto aflunto, fè non 
che i Giovani ftudiofi, ed amanti di quella beli' 
arte vi fi applichino con fenno, e di propofito, 
acciocché pollano un giorno efTer d'onore a fé 
fteflì , alla Patria , ed all' arte. Tengano però 
fermo quefto mio candido avvifo in mente , e nel 
cuore, che mai giungeranno ad eflèr Virtuofi va- 
lenti fenza una buona condotta ; mai faranno dai 
Grandi , e dalle Nazioni apprezzati , fé all' armo* 
nia del loro canto non congiungeranno l'armonia 
d'un buon coftume; ed abbiamo per ficuro , che 
il vizio in ogni ordine di perfone , ma molto più 
nell' ordin noftro , che fiamo efpofti al pubblicò, 
è abominevole. 




B AR 



IO J0&tè*te$ 

ARTICOLO IL 

Delle diverfe Jcuole , e dei Falerni Uomini \ 

e Valorofe Donne , che fiorirono neW arte del Canta 
nel fine del pajfato fecolo , e tutta via fiori/cono 

nel prejente. 



mi arj fono flati, e fono i fittemi, che hanno 
ì ▼ diretto le fcuole di quefta beli* arte, an- 
zi varj tuttavia fono flati, e fono i fittemi, che 
in una fcuola medefima ha tenuto , e tiene ogni 
dotto Maeflro, fecondando fàviamente le qualità, 
abilità , ed ingegno de' fuoi fcolari ; ciò non ottan- 
te da tutte quefte fcuole , e da tutti i fittemi fono 
ufciti al pubblico Uomini virtuofifTimi , e virtuo- 
fiflime Donne ; tutta dipendendo , a mio credere, 
la riufcita di un ottimo Cantante dalla condotta 
favia, e giufta direzione d'un Maeflro bravo, co- 
nofcitore dei talenti dei Giovani , a cui infegna. 



Mi 



Mi protefto qui fui principio , che non inten- 
do parlare fé non del folo Canto figurato naziona- 
le italiano , ficcome quello , che , a parere d' ogni 
Nazione , è il più atto a movere il cuore umano. 

Le più celebri, e famofè fcuole rinomatifìi- 
me, che da circa cinquant' anni a quefta parte 
ebbero nome , e fama, furono quella di France- 
sco Antonio Piftocchì in Bologna , quella di Brivio 
in Milano , quella di Francefco Peli in Modena , 
quella di Francefco Redi in Firenze, quella di 'Ama* 
dori in Roma, e quelle di Niccolò Porpora, Leo- 
nardo Leo, e Francefco Feo in Napoli. Non fi 
può abbaftanza encomiare il merito di quefte fcuo- 
le, degli Allievi, e de' Profeffòri. 

Ma per procedere con alcun ordine, verrò 
Scorrendo gf Uomini valorofi venuti alla luce con 
gloria nei fine del paffàto fecolo. Viveva allora 
il Cavaliere Baldaflàrre Ferri nato in Perugia : 
aveva quefti la più bella , la più eftefa, la più fìe£ 
fibile, la più dolce, e la più armoniofa di tutte 
le voci Era Cantante unico, e prodigiofo, che 

b 2 a 



fu in vita ricercato a gara , e colmato d' onori , e 
di beni da' Sovrani dell' Europa, e dopo morte ce- 
lebrato dalie Mufe d'Italia. Niente, fcrivono i 
iiioi contemporanei , può esprimere la bellezza 
della fua voce, e le grazie del fuo canto. Egli 
aveva nel maggior grado tutti i caratteri di per- 
fezzione in ogni genere; era gajo , fiero, grave, 
tenero a fuo piacere ; rapiva i cuori il fuo pateti- 
co. Egli in un fol fiato faliva , e difcendeva due 
piene ottave, continuamente trillando , e marcan- 
do tutti i gradi cromatici con tanta aggiuftatezza, 
anche fenza accompagnamento, che feall'improv* 
vifo V Orcheftra toccava quella nota , in cui egli fi 
ritrovava, fotte Bmoìle , o forte Diefìs, fi fentiva 
nel medefimo iftante un accordo così perfetto da 
forprendre ognuno. 

I celebri Cantori Siface> e Cavaliere Matten<s 
ci furono ambidue fingolariflimi per la rarità del- 
la voce , e pel modo di cantare al cuore. Il Mat- 
teucci dopo aver fervito con piena foddisfazionc 
la Corte di Spagna, aggravato dagli anni > fé ne 
tornò in NapQli fua Patria, dove viveva ancora 

neir 



neir anno 1730., ed era folito, per mera fna de- 
vozione, cantare in Chiefà ogni giorno di Sabato, 
(atuefto valent" Uomo , ancorché l' età fua paflàffe 
gli ottant' anni, aveva una voce sì florida, e così 
chiara, e cantava in ogni metodo con tanta fleflì- 
bilità, e agilità, che ogni afcoltante , non veden- 
dolo, lo credeva un Giovane nel fior degli anni. 

Un fimile'dono d'aver confervata anche nella 
fiia vecchiezza una voce florida , paftofà , e fleflì- 
bile, l'ebbe pure l'ammirabile Gaetano Or finì , che 
morì colmo di riputazione al fervizio dell' Impe- 
riai Corte di Vienna. 

Francefco Antonio Pidocchi fui fine del paflà- 
to fècolo, chiamato da Dio alla vita ritirata dei 
Padri dell' Oratorio nella Città di Forlì , pafsò do. 
pò qualche tempo aftabilirfi in Bologna fua Patria. 
Gluì aprì fcuola di canto , affittendo con sì cari- 
tatevole amore ogni fcolare, e con tanta dottri- 
na infegnando, che batterìa folo a riguardar la 
riufcita, che effi fecero, per dedurne il di lui fà- 
pere. 

B 3 II 



14 éti**®*®* 

li primo fra i quattro famofi fcolari è flato 
Antonio Bernaccbi Bolognefe , mio Maeftro ; il 
quale non eflendo ftato dotato d'una buona voce, 
come egli fteflò confeffavalo , gì' intendenti fuoi 
amici lo fecero rifòlvere , per fuo bene 5 a lotto* 
metterti intieramente alla direzione del mentova- 
to Piftocc vi , il quale amorevolmente non folo l'ac. 
colfe , ma cominciò fenza perder tempo a deter- 
minargli lo ftudió, che dovea intraprendere, ac- 
ciò con F affiduità di effo ritraefTe quei vantaggj , 
che lo metteffero in ftato d'una probabile riufcita. 
Non mancò V ubbidiente (colare d'intraprendere 
un tal cimento , quantunque difaftrofo , e penofò, 
e di applicarfi per un tempo dovuto , fecondo i 
precetti del Mieftro , dal quale non mancava di 
andare tutti i giorni per ricavarne faggj documen- 
ti. Nel tempo di quefto ftudio non folo non can- 
tò nelle Chiefe , e ne' Teatri , ma non volle nep- 
pure farfi fentire dagli amici più intrinseci. Si man- 
tenne forte in quefto fuo propofìto fino a che ne 
ricevè il configlio dallo fteffo Maeftro , e in quel 
tempo s in cui giunto era a quella perfezzione , 
che procacciar gli doveva l'ammirazione univer* 

fa- 



Èlle. Tale, e sì buon effetto produflè l'afììften- 
za d'un tanto Maeftro , e l'attività , ed indefefia 
fatica d'un sì vogliofo fcolare. Prefumerebbe 
troppo la mia penna , fé credette poter ella qui tef- 
fere tutti gli elogj , che ha meritati quefto grand' 
Uomo. Bafta, che io dica, che fu univerfalmen- 
te ammirato , e che fece una delle prime figure 
nella Profeffione del canto , come me lo attende- 
ranno indubitatamente tutti quelli, che l'hanno 
afcoltato , de* quali ve ne fono moltiffimi , che an- 
cora vivono. Ricavi ora lo fcolare da quefto fat- 
to il profittevole rifleflò, che un affiduo ftudio, 
fotto la direzione d' un bravo Maeftro , può ren- 
der buona la voce cattiva. Antonio Bernacchi non 
folo fece una delle primarie figure nella Profeffio- 
ne del Canto , ma ben anche imitò il di lui Mae- 
ftro , aprendo fciiola a benefizio della Gioventù. 
Il numero di quefti in oggi fi trova quafi del tut- 
to eftinto , reftandone folo in vita il tanto nomi- 
nato Giovanni Tedefchi detto Amadorì, il bravo 
Tommafo Gaar ducei , ed il celebre, e tanto rino- 
mato Antonio Raff. Gluefti tre ProfefTori, fé con 
univerfale approvazione fi diftinfero ognuno nel 

lo- 



i6 ji0^^ 

loro variato 3 fcelto, ed appropriato ftile, feppe- 
ro ancora unirvi una sì pregevole condotta di vi- 
ta 3 che P iftefTa Profeffione è nel dovere di ren- 
dergliene grata memoria. 

Antonio Pafi di Bologna parimenti fcolare del 
Piftocchi fi refe celebre per il fuo cantare magi- 
ftrale , e di un gufto totalmente raro 5 perchè coli- 
unione di un fodo portamento , e fpianar di voce, 
introdotto vi aveva un mifto di granito , compo- 
rto di graziofì gruppetti 5 mordenti , e rubamen- 
to di tempo , il che tutto fatto alla perfezzione , 
e ne' proprj nicchj , componeva uno ftiie partico- 
lare 3 e forprendente. 

Giambatifta Minelli parimenti dell' ifteflà Cit- 
tà 3 e delP iftefTa fcuola cantò la Chiave di Contral- 
to d'un metodo (pianato, e nobile portamento di 
voce, e a tutto ciò era unito un profondo fapere, 
talché fi refe in quello fuo genere rinomato. 

Bortolino di Faenza anch' effo fcolare del pre- 
fato Piftocchi , e compagno negli ftudj di Anto- 
nio 



N^s* 17 

nio Bernacchi fece nella Profeffione una delle pri- 
marie figure. 

Gluefti quattro divifàti fcolari fi oflèrvano iftrui- 
ti da un fol Maeftro con vario metodo , e ftile , in- 
dicato dalla naturale inclinazione di ciafcheduno 
di loro. GUiefto efempio ci fa abbaftanza cono- 
scere i e ben comprendere , che ogni bravo Mae- 
ftro è fìcuro di ben guidare i fuoi fcolari per quel- 
le rette vie , che li conducono al cafo di renderà* 
perfetti originali. 

Il pregio dunque d'efler originale èftato, e 
farà Tempre apprezzato ; il che non fuccede alla 
copia , ancorché quefta riefca fomigliantiffìma. 
Non per queflo l'imitare quello , che giova per fé, 
è flato mai criticato ; anzi , fecondo me , deve ri- 
scuotere ammirazione , ed applaufo ; deve però 
queir iftefTo fpogliarfi d'ogni pafììone per fceglie- 
re folo quel tanto , che ad effo fìa confacente , e 
deve ben anche con retto giudizio fàperlo masche- 
rare , ed annicchiare , altrimenti non fi acqnifterà 
il nome di perfetto Profeflòre. 

C Si 



Si diftinfèro per V originai canto, ed ottima 
comica il Sene/ino , e Giovanni Carejìinì nato in 
Monte Filatrana nella Marca d'Ancona ; quefti neir 
età di dodici anni fi trasferì in Milano, dove, per 
la grazia che godeva delia Famiglia Cofani , ne 
portò il Cognome di Cufanino. Se la fua voce fu bel- 
la di fua natura , non trafcurò anche collo ftudio 
di purificarla , e renderla atta in ogni genere di 
canto a un tanto fegno fublime , che ancor neir 
età fua giovanile ftabilì e fama , e credito- Ave- 
va una mente fecondiffima , e un delicato diicer- 
nimento per modo , che quantunque i parti della 
fua mente foffero vaghiflimi , egli non oftante non 
ne reftava mai foddisfatto, e contento. Accadde 
un dì , che trovandoti un fuo amico neir atto che 
ftudiava, e applaudendo il fuo canto, a lui rivol- 
tofi il buon Careftini : amico gli dille : fé io non 
arrivo a foddisfare me Jlejfo , non potrò Joddisfare 
neppure gV altri : ripeteva perciò queir aria fino a 
tanto , che trovava quelle tali cofe , che gli dava- 
no maggiore diletto ; e perciò il fuo cantare fu 
fcelto , decifo , e fùbiime. Non trafcurò la Comi* 
ca, anzi vi ftudio affiduamente , non oftante il 

fuo 



j^^ù^ 19 

fuo bel perfonale, e riufcì in tutti i diverfi carat- 
teri cosi perfetto , che anche per quella parte fo- 
la^ fi relè celebre. 

E qui mi s' apre un nobil campo di ricordare 
le memorande Donne , che fiorirono appreflò a 
quelli nominati celebri Profelfori. 

Degna, fenza contralto , d'ottener il primo 
luogo è Vittoria Te/i Tramontini , nata in Firen- 
ze , dove ricevè i primi documenti per la Profef- 
fione del canto dai celebre Maeftro di Cappella 
Francefco Fedi, Palio poi in Bologna , e conti- 
nuò il fuo ftudio giornale lòtto la direzione dei 
rinomato Campeggi , non tralalciando nel medefi- 
mo tempo di frequentare la fcuola Bernacchi. El- 
la quantunque non trafcuralìè lo ftudio, che a lei 
procurò il pofTeflò deir arte del Canto , e con elfo 
un perfetto, e fcelto metodo, pure, animata dal 
naturale fuo genio, fi rivolfe a trattare con più 
impegno la comica. Ebbe ben ragione nella fcel- 
ta , perchè adorna di tutte quelle rare prerogati- 
ve , che ben fovente non fi accoppiano , e che 

C 2 era- 



20 j^JfcfrSNfeh 

erano tutte unite in lei. Un ottimo , e ben com- 
pletò perfonale, accompagnato da un nobile, e 
graziofo portamento ; la chiara , e fcelta fua pro- 
nunzia ; il vibrare le parole a feconda del vero 
fenfo;|r adattarli a distinguere a parte a parte ogni 
diverto carattere sì col cangiamento dei volto, co- 
me col gefto appropriato ; il poffèffo della fcena ; 
e finalmente una perfettiflima intonazione , che 
non vacillò mai anche nel fervore deli* azione più 
viva, furono in lei pregj sì Angolari, e guidati sì 
bene dall' arte , che la refero unica perfetta Mae- 
(tra. (Stuella è quella Donna , che fi meritò sì 
gran fama , ed onori , fino ad effere nelF anno 
1769. condecorata colla Croce deir ordine della 
Fedeltà e Cq/ianza del Re di Danimarca, e final- 
mente quella medefima , che a* fuoi tempi fu fo- 
(tegno del Teatro Italiano. Se quefta non avelie 
alla naturai difpofizione accoppiato lo ftudio della 
Comica, come fece , non dirò , che non vi fofle 
riufcita , perchè era dotata d'un raro talento ; ma 
non certo a tal fegno, che non vi fofle mai altra 
attrice, che potefle uguagliarla. 



■Nife 21 



A quefta appreflò è FanJHna Bordoni moglie 
del tanto celebre Maeftro (b) Giovanni Haffe det- 
to il Saffone; nacque ella in Venezia, dove appre- 
fé l'arte del canto fotto la direzione di Michel an- 
giolo Gafparini di Lucca. Gtuefto Profeffore non 
folo fu perfetto neli' arte fua , ma riufcì un ottimo 
contrappuntifta fotto la direzione del celebre , e 
dottiffimo Antonio Lotti. ScrifTe alcune Opere Tea- 
trali d'un gufto finito , e raro, come altresì dot- 
te, e ben condotte Mufiche di Ghie fa. ©Luefta 
Cantante , ben guidata dal fuo Maeftro , fcelfe un 
raro metodo , confiftente in una diftinta , e pur- 
gata agilità di voce , la quale da efTa ufata con una 
facilità fenza pari , gliene portò plaufò fin dai pri- 
mi anni , che fi prefentò al Pubblico. Il fuo ge- 
nere d' agilità fu affai pregevole , perchè vibrato 
a quel giufto termine , e in un moto affai nuovo, 
ed altrettanto difficile per foftenere un paffaggio 
con note a fei , o pure a tre , e quefte condurle 
con la dovuta proporzione , fenza mai languire sì 
* C 3 nei 



(V) Giovanni Haffe, per forte della noftra Profefllone ancor vivente , è sì celebre 
componitore di Mufica , che giuftamente fé gli può dare il titolo di fupremo 
Scrittore. 



nel làtice j che nel declinare , dandovi quei pro- 
porzionati colori , che fono tanto neceffarj per 
r impafto d* ogni paffaggio. La perfetta , e feli- 
ce efecuzione di quefta agilità efce dall' ordinario, 
e dà il carattere di gran Profeffore a chi con per- 
fezzione la poffiede. La noftra Fauftina Haflè 
cantò fu quefto raro metodo, così che non potè 
mai effere imitata. Oltre di quefto fuo pregio na- 
turale poffedeva qualunque altro genere d'agilità, 
accoppiando a tutto ciò un pronto , e ben grani- 
to Trillo , e Mordente. Poffedeva una intonazio- 
ne perfetta , un ficuro poffeffo di fpianare t e fi> 
ftener di voce. L'arte fopraffina di confervare , 
e ripigliare il fiato , e la (celta di un gufto finito. 
Tutti quefti furono in lei doni fublimi , perfetta- 
mente acquiftati, e pofieduti mediante un affidilo 
ftudio , per mezzo del quale fi refe a lei fàcile qua- 
lunque efecuzione con quella perfezione, che va 
unita ai dovuti precetti deir arte. Se da tutto ciò 
fé nericava un perfetto compleffo, fi deve ben an- 
che dire, che la noftra Virtuofà ne riportò per 
fuo giufto premio X approvazione, e ftima univer- 
fale 3 e tanto è vero > che ne rifcuotè per fempre 

ime- 



i meritati applaufi, e diftinzioni in ogni parte ove 
fa ascoltata, 

Francesca Cumoni nata in Parma fu Difcepo- 
ia diFrancefco Lanzi ProfefTore di merito, fotto 
là direzione dei quale riufcì una Cantante riguar- 
devoliffima, perchè dotata era di una voce ange- 
lica * sì per la chiarezza , e foavità , che per lo 
fcelto fiio ftile. Gluefta cantava fpianato, e lega- 
to nel medefimo tempo ; aveva acquiftato un sì 
perfetto portamento di voce \ e quefto unito ad 
una eguaglianza di regiftro , che non fòlo rapiva 
chiunque F ascoltava , ma conciliavafi nel momen- 
to fteflò venerazione 3 e ftima. Gluefta sì eccel- 
lente Donna non mancava in ogni altro .» che ci 
fembra neceflario , perchè poffedeva (ufficiente agi- 
lità; T arce di condurla voce, di foftenerla, chia- 
rirla , e ritirarla con quei gradi dovuti ad una per- 
fezzione tale , che le dava il meritato nome di 
Maeftra, Se cantava un aria cantabile , non tra- 
forava ne' (iti convenevoli di ravvivare la canti- 
lena con un cantar rubato \ frammifchiandovi pro- 
porzionati mordenti, gruppetti, volatine , e per- 



24 j0^$g^ 

fetti Trilli ; che il tutto unito produceva ammira- 
zione , e diietto- La f uà voce era talmente av- 
vezza ad una efatta efecuzione, che non trovava 
mai oftacolo, che felicemente non fuperaffe ; trat- 
tava le corde acute d' una aggiuftatezza fenza pari* 
L' intonazione perfetta ritedeva in lei ; aveva il 
dono di una mente creativa , ed un retto difcer- 
nimento in faper fcegiiere ; e perciò il fiio canta- 
re era fublime , e raro* (àuefta fublimità 3 e ra- 
rità di canto la refe famofà in tutta V Europa , fic- 
che ne andavano a gara i migliori Teatri per aver- 
la. Ella cantò replicatamente nelle principali Cit- 
ta d'Italia , e la rifpettabilìflìnia Nazione Inglefe > 
tanto conofcitrice del vero merito duna fimile 
Cantante , la volle in Londra per ben quattro vol- 
te. La prima volta, che vi andò (pofoffi con Pie- 
tro Sandoni Bolognefe celebre Maeftro di Capella 9 
e gran Prcfeflòre di Gravicembolo , e d' Organo. 
Qtuefto ottimo Uomo s'era ftabilito in Londra con 
un credito , che andava dei pari con quello deli* 
infigne Federico Hendel ; e per quefto il Pubbli- 
co di Londra per ben replicate volte volle fentire 
ambidue fuonare a gara in due organi feparati con 

le 



HM££ 25 

le folite propofte , e rifpofte , che fi praticano fra 
due valenti ProfefTori. 

Gaetano Majorano detto CaffareB nacque nel- 
la Provincia di Bari. Neil' età fua giovanile fi 
trasferi nella Città di Napoli 3 dove fi applicò eoo 
tanta affiduità, e rapidità allo ftudio del canto y 
che-gli rkifcì di- farti ammirare ben prefto da tut- 
ta quella rifpettabiliffima Profefììone. In progrefc 
fo di tempo pattò in varj Teatri d'Italia* dai quali 
riportò quel buon nome 3 e credito y che lo fece 
diftinguere per valent' Uomo. Non mi diftendo 
a dire a parte a parte i di lui meriti 5 perchè co* 
me vivente ancora ne fono palefi all' Europa tutta. 

Carlo Shzfei Genovefe 3 riufeì nella Profeffio- 
né un (oggetto sì valente > che fu ftimato fra il 
numero de' primi Cantanti, Succeffivamente fi 
refero pur celebri nel canto Giovacchino Conti 
detto Gizziel/Oy Àgoftino Fontana y Regginella y Do- 
menico Annibali y Angelo Maria Monticelli y Giù- 
feppe Appiani y detto Appianino % e Felice Salimbe- 
m y tutti e tre quelli Milanefi , >e finalmente i due 

D br&- 



26- ^^* 

bravi Tenori Gregorio Babbi di Cefena * e Ange- 
lo Amorevoli di Venezia* 

Fra le Cantataci , che in progrefio dì tempo 
furono di pregio , e d' onore alla noftra Profefho- 
ne, fi poflòno giuftamente annoverare anche una 
Peruzzi ; una Terefà Feiitber virtuofa di camera 
dell' Imperiai Corte di Vienna ; una Caterina Vi- 
/conti , dettala Fifcontìna; una Giovanna Afirua % 
ed una Mingottu Non mi fermo però qui a far 
loro un diftinto elogio per non allungare più del 
dovere quefto Articolo , e perchè fon certo , che 
il lettore ne fàprà già per altre vie il loro gran me- 
rito. Dirò folo, che tutti quefti , oltre federe 
itati dotati d'una bella voce, feppero sì ben cono- 
scere a qual metodo di canto inclinafle più la loro 
natura , che applicati vifi di propofito a quefta , e 
ben diretti dai loro Maeftri 3 riufcirono perfetti 
originali. 

E v vero , che anch' oggi ne contiamo alcuni, 
che foftengono F onore i il decoro dell' arte ; co- 
me dire una Rofa Tartaglivi moglie del bravo Te- 

no- 



**ìk 3-7 

nare Tibaldi, la quale ha già per fua fcelta avan- 
ti qualche anno abbandonato il Teatro f una Ca- 
terina GabbrieUiy una Lucrezia Agujari r un' Anna 
de Amiche una Elisabetta Teyber y un'Antonia Gi- 
relli AgiiiUar y un 5 Antonia Bernafcom y una Cate- 
rina Leidnerin y conofciuta fotto nome di Scbindle- 
riti y e una Marianna Scbindlerin di quefta Nipote ; 
un Santarelli y un Giovanni Marnatoli y , un Filippo 
Elifi y un Ferdinando Mazzanti y un Giufeppe Apri- 
le y un Gaetano Guadagni y un Pafquale Potenza r 
un Carlo Niccolini , un Ferdinando Tenduccì % un 
Carlo Conciolini y un Giufeppe Millico , un Antonio 
Goti y un Venanzio Eauzzini 3 un Antonio Graffi * 
un Giovanni Tofcbi y un Giufeppe Cicognani y . un 
Conforti y. un Pacchiar otti , e qualche altro. EfTen- 
do quefti ancor viventi fi acquiftano tanta fama y 
e riputazione da per loro 5 che farebbe prefunzio- 
ne la mia fé crede/Ti poter loro accrefcerla co' miei 
elogi. 

E qui Con coftretto con meraviglia a confefc 
farvi x che io non intendo come non ottante tanti 
valenti virtuofr, che hanno foftenuto , e (otten- 
gono ronor dell' arte* fia invaila una voce in Ita- 

D 2 Iia, 



28 

ìia, che è decaduta *a Mufìca, che non vi fono 
più fcuoie, né bravi Cantanti. Vi fono pure gl'ot- 
timi Maeftri, vi fono pure i valor olì fcolari; Non 
faprei a che altro attribuirne la cagion vera j che 
air efTerfi obliati gl'antichi fiftemi, ed il buon ufo 
delie antiche fcuoie di più non regolar la profe£ 
fion noftra. Io per me fon di parere, che non me- 
ritino il nome di vere fcuoie in oggi in tutta f Ita- 
lia fé non che i Confervatorij Veneti , i Conferva- 
torij Napolitani , e quella del Cavaliere Bartolom- 
meo Nucci di Pefcia. Quefto Cavaliere > per fuo 
diletto 3 già pel corfo di quaranta e più anni è Pu- 
nico , che continui il buon fiftema degli antichi 
MaeftrL Egli non iftruifce la gioventù modo da 
fperanza di lucro , ma puramente incitato da glo- 
ria , e umanità. Per quello egli non ammette al* 
la fua (cuoia chi conofce inabile a riufcire , ed a 
quelli , che ammette , infegna con tanto amore , e 
pazienza 5 che neceffariamente debbono divenir 
valenti. Da quella fcuola adunque, perchè diret- 
ta da un oneftifìimo difintereffato Maeftro , che 
non rifparmia né fatica 5 né tempo per metodica- 
mente iftruire i fuoi fcolari, ne fono già ufciti, ed 

ufci- 



3& </<#* 



tifciranno fempre òttimi Allievi. Fra 'quefti fi è 
diftinto con tanto onore , e gloria del Maeftro il 
celebre Marnanti 5 ch'ebbe pure il vantaggio d'ef 
fere per qualche tempo fuo fcolare. 

Una fimile riufcita non è certamente così fa- 
cile da fperarfi dalie altre fcuole de 9 noftri dì , che 
(mi fia permeffo il dirlo) fono piuttofto tante 
unioni di traffico , e di negozj. I direttori di que- 
lle hanno già introdotto il mal cóftume, come di 
prendere a pigione per certo tempo dai genitori 
i giovanetti. E curando affai più il proprio utile, 
che la buona riufcita dello fcolare, acciò non paffi 
quefti infruttifero il tempo accordato, lo fanno 
paffare di volo per le regole della Mufica, eréfo- 
lo un po' capace di cantare qualche aria , ed alcun 
mottetto | lo efpongono tofto al pubblico per ri- 
cavarne guadagno. 

In qtiefta maniera dunque tòlgono ad effi il 
modo di continuare lo ftudio, e intanto i difetti 
incallifcono \ e divengono incorreggibili ; e poi 
mandandoli anche in giro per la Provincia % fen- 

D 3 za 



so jj^^S^, 

za riguardo all' età, alle (ragioni, alle compagnie^ 
li pregiudicano la fanità, la voce, il petto, ed#l 
coftume. : 

E come mai da tali fcolari potranno ufcire 
eccellenti ProfefTori ? Giudichi adeffo il lettore 
quanto farebbe defìderabile , che veniffe levato af- 
fatto quello genere di fcuole,, e quanto giovevo- 
le alla gioventù farebbe, che non fi ammetteffero 
per Maeflri fé non quelli, che fanno, e vogliono 
porre in pratica il vero metodo d'iflruire 4 difìn- 
tereffato ,.. e paterno. 

In tutte le arti liberali dipende molto dalla 
faenza del Maeflro % e dalla di lui buona volontà 
d'iflruire,. la riufcita de' fcolari ; ma nella fcuola 
del canto ella ne dipende intieramente. Se un 
Pittore , fé uno {cultore , fé un Architetto , fé un 
Maeflro di Cappella non è dei più eccellenti, né 
forfè anco dei più ingenui a communicare le pro- 
prie cognizioni tutte a' fuoi fcolari , poffono con- 
tuttociò quefli perfezzionare da per loro quello, 
die dal Maeflro hanno apprefo rozzo , e mancan- 
te. 



*#*»** B* 

te. Si trovano in quefto genere tanti perfettifT mi 
monumenti' di- Pittura, Scultura, Architettura, e 
Contrappunto lanciati dai più valenti Profeffori , 
che a un buon ingegno balta prender quefti per 
modelli, per divenirne a forza di diligenza un 
buoniffimo imitatore» 

Non è così nell 5 arte del canto. Non fi han- 
no, né fi poflòno avere in quefta gli anzidetti mo- 
numenti, per la ragione, che un bravo Cantante 
non può lafciare ai poderi una memoria di queU' 
eftro , di quel metodo , di quella grazia , e di quel- 
la condotta , co' quali era egli folito abbellire il 
£10 canto. Si trova , è vero , della Mufica vocale 
fcritta da braviffimi Maeftri, e perfettamente efe- 
guita da qualche celebre Cantante : ma in un tal 
monumento non ritrovati che concepita una fem- 
plice cantilena , che accennato un femplice pafTag- 
gio , giuft' appunto per lafciare al bravo Cantante 
la piena libertà d' abbellire la compofizione a fuo 
talento , e però, fé uno fcolare vuol prendere que- 
fta per modello, non la vede che in óflatura, né 
può da quella rilevare con qual metodo , con 

qual 



qualbrìo, e con qual .condotta fia fiata, e debba 
effere efeguita* 

Prendiamo* a cagion d'efempio, permana 
un Aria cantata dal celebre Farinello, ed abbiali 
anche feparatamente in fcritto quella variazione , 
di cui fé n'è egli fervito per abbellirla- Noi {co- 
priremo certamente in quella il di lui talento, la 
di lui fcienza, ma non potremo per quello indo- 
vinare qual foffè il fuo precifo metodo, che refe 
sì perfetta, e sì forprendente refecuzione , giac- 
che queflo non può efTere fpiegato con. le note*. 

Se dunque quefto metodo, quefto brio,que- 
fta condotta , che tanto vaga reijdono la Mufica 
vocale, non fi poffono (piegare colle note , ma 
unicamente colla voce, e congrinfegnamenti del 
Maeftro , quanto non è ella evidente la neceflìtà ,. 
che le fcuole di Mufica vocale vengano fempre di^ 
rette da valentiffimi , ed ingenui profeffori, acciò 
da quefte ne fortano fucceffivamente degli altri , 
che poflàno comunicare alla gioventù ftudiofa le 
finezze dell'arte? 

Egli 



400*94% 33' 

Egli è certo , che ogni bravo Prof effòre può? 
fare eccellenti allievi , ogni qual volta fi voglia da- 
re la pena d' indagare prima a qual metodo di can- 
to abbia maggior naturale inclinazione il fuo {co- 
lare ,. e voglia poi per quello pazientemente con- 
durlo , e regolarlo* ftabilendogli da bel princi- 
pio quello Itile % che conoscerà convenirgli meglio. 

Non fi lufinghi però \a fcolare , che baffi il 
folo buon metodo, e la fola pazienza del Maefrro 
per renderlo eccellente. Deve egli più di tutto 
addoprare un infìancabile diligenza per apprende- 
re, persuadendoli ottima ogni dottrina , ; e direzio- 
ne del fuo Inftruttore ; che fé mai ne difprezzafle i 
falutari avvertimenti, e capricciofamente li rigettai 
fé, compianga pure la fua fìolidezza, poiché il dan- 
no, che gliene avverrà, farà per Tempre irrepara- 
bile. Pur troppo fé ne fono offer vati taluni, che fenz 9 
una età convenevole , e ftudio proporzionato , 
efpofti fi fono a cantare qualche aria fcritta per 
Gaetano Majorano detto Caffarellì , per Gio vacchi- 
no Conti detto Ghziello^ per Ferdinando Maz~ 
%anti>, profeffori ben noti per il loro raro merito) 



«$£^ 



acquiftato mediante un afTiduo ftudio diretto da 
profondo fapere 3 giudizio , arte 3 ed efperienza 
di tanti anni : quelli inconvenienti fono ficura-^ 
mente velenofi alla gioventù , e producono il pef- 
fimo effetto 3 che 3 fortendo così gli fcolari dal lo- 
ro ordinario 5 e regolar metodo , s' invifchiano in 
tanti errori , che infine di mediocri diventano cat- 
tivi. Ogni fcolare deve fottoporfi ad una fommef 
ià ubbidienza , e deve bandire da fé i capriccj 5 e 
le pretenfioni. Se accetterà quefti fàni configlj , 
potrà operare una foda riufcita, per mezzo della 
quale fi metterà in iftato di farfi diftinguere * fti- 
mare, ed amare. 




AR- 



ARTICOLO III. 

Della Jìretta obbligazione ? ^ yte/^ / GV- 

nitori % e delle Cri/itane precauzioni ,. eòe prender 

debbono prima di dejìinare un Figlio aW 

arte del Canto. 



•■sfete 




a facilità , che hanno moltiffimi genitori,, 
fpecialmente nella noftra Italia , di defti- 
nare indiftintamente a queft' arte qualunque figlio, 
mi ha fempre commodò V animo ad una viviffima 
compaffione; perciò 3 ora che fé ne porge a me 
Toccafione, debbo, a titolo di carità cristiana, 
ricordare a tutti i genitori la ftretta obbligazio- 
ne , che hanno di efporre prima i loro figlj al 
giudizio di egregj periti, e fottoporli ad un ri- 
gor ofo efàme per bene afficurarfi ,, fé fono dalla 
natura forniti di tutte le neceffarie qualità ricer- 
cate perii canto, prima d' efporli , per non met- 
terli al rifchio di renderfi per fempre infelicL 

E & Se 



36 ^^H^ 

Se io fofsi Teologo morale 5 o vero politico , 
mi fermerei forfè qui ad esaminare , fé buona co- 
là farebbe il levare onninamente quefto abufo , 
ogni qual volta non lo richieda la fteffa falute del 
Giovanetto- 
Secondo la materia però, (òpra della quale 
mi fono propofto di fcrivere , baderà che io dica, 
non doverfi affollatamente porre in ufo co 9 giova- 
netti troppo teneri, effendo in quefti cofa incer- 
tiffima qual di(pofizione poffano avere pel canto. 
E fé manca quefta eccoli refi inutili a fé fteffi , ed 
alla Patria , perchè pofìi nel duro cafo di non 
poter abbracciare altro ftato , almeno con proba- 
bile buon effetto. 

Non devonfi dunque deftinare alla Mufica vo- 
cale fé non que' Figlj , ai quali abbia benefica la 
natura donate difpofizioni d'una bella voce, uni- 
ta a un buon talento , che aflblutamente ricercan- 
fi per fperarne riufcita. Dell'una, e dell'altro non 
puoffi in alcun modo decidere, però mi riporto 
alla decifione del perito, e del Profeffore. 

Il 



Il Padre non fi lufinghi, feppur non è nell'ar- 
te perito , di poter far da fé folo una tal decifione, 
forfè perchè ha fentito il figlio a cantare con qual- 
che garbo una canzonetta; ma deve domandar 
configlio ad un Profeftore , che abbia capacità 
per decidere , e probità per non ingannarlo. Glue- 
fti gli faprà dire, fé il Figlio fia efente da quei 
difetti di natura , che fono d' oftacolo per ben 
riufcire nel canto. 

Gtuefta decifione non è sì facile a farfi , è fa- 
cile anzi ad ingannarfi nel farla. Bifogna perciò 
avere delle particolari cognizioni circa la voce, 
e come formafi, e fi modula. Il volgo crede, 
che chi ha un petto elevato , e può gridare alta- 
mente , abbia le qualità necefiarie per riufcire un 
buon Cantante. La forza della voce dipende , è ve- 
ro, dalla quantità dell' aria, che viene efprefia dai 
polmoni, ficchè quanto più quefti fono ampj , ed è 
larga l'afpra arteria, e la laringe, tanto maggiore 
è il tuono della voce, che nafce dallo fpremerfi 
l'aria fuori della cavità del Torace. E 1 vero al- 
tresì, al dire dei Fifiologìci, che i due polmoni 

E 3 fo- 



m 

fono infì-riìmenti , che contribuifcono al parlare* 
e cantare con maggior, e minor forza a miforay 
che eglino, ed il petto fono più, o meno arnpj, 
e capaci a ricevere, ed efpellere l'aria introdotta- 
vi; ma poi, ^al dire de' medefìiiii , è anche certo, 
che i polmoni non fono i veri organi, che for- 
mano la loquela , e la voce, (àuefte fi formano 
nella gola y e nella bocca del flufTo, e rifluflò-yche 
fa l'aria nel paffare da quefte parti nel tempo del- 
la infpirazione , e refpirazione. L'aria de* polmoni 
agifee fopra la laringe nel canto , com' ella appun- 
to agifce nella tefta del Flauto, che s'appoggia 
alle labbra per fuonare. Non fono i polmoni che 
cantano ; quefti non fanno , che fomminiftrare la 
materia, cioè l'aria; così pure non è quefta, che 
rende grato il fuono del Flauto, ma fono le dita, 
che gli danno le diverfe modulazioni. Così pu- 
re gì' organi della voce fono , fa Laringe, il Glote y 
X Uvola y il Velo Palatino , il Palato » , la lìngua , i 
denti , e le labbra y fono quelle parti , che danno 
le diverfe modulazioni alla voce del canto. 

©Luanto meglio faranno quefte parti organiz- 
zate 3 tanto più bella % più forte, e più chiara farà 

la 



la voce. Ella fi (piega col canto per varj gradi 
acuti, e gravi; ella fi (òfpende, e tremola per di- 
verte modulazioni, cioè per le varie maniere, con 
le quali viene l' aria per la laringe efpreflà. Nella 
loquela quefti organi fono quieti, e naturali, ma 
neir azione del canto fono tenuti in un continuo 
travaglio , e la maggior fatica ella è de' mufcoli 
della laringe : quefti dirigono la voce, Iaftringo- 
no nel!' efprimere gli acuti , e la dilatano ne' gra- 
vi. Una prova di quanto vado io qui dicendo, la 
vediamo chiariffima nei volatili. Quegli uccelli , 
che hanno l'epiglotide più ftretto, e più raccolto, 
fono quelli, che cantano meglio : non hanno can- 
to, o (èmplicernente Arridono quelli , che l'hanno 
grande , e (proporzionato al loro corpo. 

Conchiudo dunque, che il Colo petto elevato, 
e la potenza di gridare altamente , non fono qua- 
lità (ufficienti per riufcir bene nel canto. Bifo- 
gna che fiano perfetti gì' organi della voce , e fé 
quefti faranno imperfetti di natura , o per qual- 
che malattia , non effendo quefta correggibile, il 
canto farà fèrapre cattivo ; dovecchè quanto più- 
fa- 



40 J0^^ 

faranno i detti organi ben configurati p tanto mag- 
giore fperanza di riufcita avrà quel fanciullo 3 che: 
verrà diretto da uà valente Maeftro. 

Efaminerà perciò il Maeftro, fé l'Epiglotide 
è libero 3 e non oppreffo dalle glandule Tiroidi 
indurite , dette comunemente il Gozzo ; fé 1' azio- 
ne de' piccioli mufcoli della laringe non è impedi- 
ta d2Ù\zGlmditle>JìwimqffìlIari x -o- dalle Amigdole in- 
durite. OfTerverà attentamente T Uvola\ i Veli Pa- 
latini^ efe v 9 è qualche tumore nel palato , o aper- 
tura ftraordinaria ; fé la lingua è fciolta , e agile ; 
fé le labbra fi chiudano ugualmente ; o fé il mento 
fia tanto allungato in fuori, che deformi la buo- 
na fimetrìa della bocca ; la radezza % l'uguaglian- 
za de 9 denti. Noterà la buona forma del nafo 5 fé 
fia fchiacciato ,. fé troppo eftefa 

Fatte che abbia l'intèndente Profeflbre tutte 
(prette offervazioni nel giovane , e ritrovatolo per- 
fetto in tutte le parti; allora potrà il Padre dedi- 
carlo alla Mufica con fperanza di buon fùcceffo : 
ma, s'egli è difettofo in una fola parte, non fperi,, 

che 



che faccia riufcita; poiché cadauno di quefti difet- 
ti gli rovina la voce , e fono incurabili. E' veriffr 
mo , che fpecialmente le glandole della gola fi pof 
fono levare ; ma è anche vero contuttociò , che la 
voce refta fempre difettofa. ©luefto l'ho io offer- 
vato in Napoli in tre perfone. Il celebre Chirur- 
go Francefco Piallo levava bensì loro maeftrevol- 
mente con due coltelli di canna le glandole della 
gola, ma non poteva per quefto migliorar loro la 
voce. 

(àualor dunque i genitori deftinar vogliono 
taluno de 5 loro Figlj air arte di cantare , deftinino 
que' (oli, che hanno buona, e bella voce, inten- 
do dire quella , che fia d' un corpo fonoro , vali- 
do , fleffibile , agile , paftofo , e di diftefa ricco. 

Io non nego, che una voce dotata d'un va- 
lido regiftro fia (limabile, e l'ammiro ancor io, 
ma folo quando quefta eftenfione l'accordi la na- 
tura ; non già quando pretenda o il Maeftro , o 
lo (colare far quefto regiftro a viva forza ; Eh ! 
che la natura non fi è mai lafciata fottomettere 
dall' Uomo, quando l'Uomo la vuol condur fuori 

F de' 



4* e ^^%% 

de 5 limiti da effa fteiìa prefcritti ; quindi è che qua- 
lunque fia la voce d' uno fcolare , il faggio Mae- 
ftro deve condurla per quella via , e con quel me. 
todo adattato alla difpofizione della natura del me- 
defimo , ed alla capacità , di cui è fornito fenza 
pretender miraceli. 

Fatte tutte quefte ofTervazioni rifpetto alla 
voce , offervino bene altresì , che non abbiano i 
loro figlj altri difetti di corpo , quantunque non 
relativi alla voce ; quali quefti effer pollano nel no- 
ilro propofito appartiene a' Chirurgi, e periti dell' 
arte, che fan l' efame del giovane. Io folo qui da 
ultimo vi dirò , che un giovane di perfona ben fat- 
to , e di fattezze , e di volto amabile , anche con 
mediocre talento, è ben ricevuto dal Pubblico; 
ma al contrario , fé non è eccelléntiffimo nel canto, 
e forprendente , un giovane di corpo feoncio , e 
di volto , vien da tutti ributtato con fellemi , né 
voi dovete , prudentemente operando , deftinarlo 
al canto. 




ARTICOLO IV. 

Della voce di petto ^ e ditejìa^ o ]ì a f difetto < 




ueft' articolo, quantunque breve, contie- 
ne nondimeno per i giovanetti una dot- 
trina rimarcabile ; ed io li prego a diligentemente 
rifletterla. 

La voce , per coftituzione fua naturale , ordi- 
nariamente è divifà in due regiftri , che chiamane, 
l'uno di petto, l'altro di tefta, o fia falfetto. Ho 
detto ordinariamente , perchè fi dà anche qualche 
raro efempio , che qualcheduno riceve dalla natu- 
ra il fingolariffimo dono di poter efeguir tutto col- 
la fola voce di petto. Di quello dono non parlo. 
Parlo folo della voce in generale divifà in due 
regiftri, come comunemente fiiccède. 

Ogni Scolare, fia egli Soprano, fia Contralto, 
fia Tenore, fia Baffo, può da per fé con tutta fa* 

F 2 cili- 



44 jg®^^ 

cilità conofcerne la differenza di quefti due Spara- 
ti regiftri. Bada , che cominci a cantare la fcala , 
per efempio fé è Soprano , dal fol pollo nel terzo 
rigo , e fèguitando fino al C- fol -fa - ut del quarto 
fpazio , oderverà che quelle quattro voci faranno 
fonore, e le dirà con forza, chiarezza, e fènza 
pena, perchè provenienti dal petto; fé poi vorrà 
panare al D-la-fol-re, fé l'organo non è valido, 
ed è difettofo , lo dirà con pena , e fatica. 

Ora quella mutazione non è altro che il cam- 
biamento della voce , la quale arrivata al termine 
del primo regiftro , entrando nel fecondo fi trova 
per necellìtà più debole. 

(àuefta voce di petto non è in tutti ugual- 
mente valida , e forte ; ma come ognuno avrà più 
robufto, o più debole l'organo del petto, avrà co- 
sì più o meno gagliarda la voce. A molti la voce 
naturale , o fia di petto non affitte che per arriva- 
re con ftento al B-mi; ed a tanti altri riufcirà di 
falire di petto all' E- la -mi. 

L'ar- 



L'arte però può molto fupplire al difetto della 
natura, poiché con un affiduo ftudio poflòno i gio- 
vani uguagliare la difparità de' due regiftri : e 
quindi s'inganna quel Cantore, qualor, parlando 
della fua voce, dice, che quefta lo tradifce nella 
tale, ovvero nella tal' altra fituazione, chiamandole 
corde , o fia voci nemiche. Dovrebbe piuttofto 
dire , che egli fteflò ha tradita la propria voce , 
perchè non pensò mai ne' primi anni di ftudio ad 
unire la fua voce di petto con quella di tefta. 

Non v'ha dubbio, che fra le tante difficoltà, 
che incontranfi nell'arte del canto, fi è forfè la 
maggiore quella di ben unire quefti due regiftri: 
ma pure non riefce imponibile il fuperarla a chi 
feriamente ftudierà di farlo. 

L'arte, e lo ftudio fono quei foli mezzi atti a 
correggere certi difetti della natura , in cui però 
la natura è pieghevole, Gtuefta parte, e quefta 
unione de' due regiftri folenni è così rifleffibile , e 
di tanto impegno nella Profeffione , che io ho giu- 
dicato di diftefamente ragionarvene in altro artico- 

F 3 lo, 



4 5 ^e^^fc 

io , e darvene quelle regole pofte in pratica dai mi- 
gliori Maeftri , e che fecondo il parer mio ho tro- 
vate le più certe per ottenere quella defiderabile 
unione. 

Terminerò quefto articolo con un vago para* 
dodo , che vi farà maraviglia ; e dico , che poffo- 
no darli difetti di natura , che fon più belli , e più 
vaghi nella voce, quando non fon corretti dall' 
arte. Datemi una voce velata, la quale fia di tan- 
to corpo da farfì fentirein qualunque Luogo anche 
vado ; ella alletta , piace , e afferra foavemente il 
cuore umano per il fòo mirabile impatto ; mai cru- 
da , mai (tridente. 

Quanto però dico di quefto difetto di natura 
virtuofo delia voce appannata , intendati folo , effe- 
re ella tale in un Soprano , o Contralto , e non mai 
in un Tenore, o Baffo; poiché quelle due ultime 
voci naturali, come foftegno, e bafe dell' armo- 
nìa , devono effere fonore, robufle, e virili; e la 
voce velata non può effer tale, ed ecco come la 
natura dai male cava il bene talora , e noi dai di- 
fetti con lo ftudio , e con l'arte emuleremo la na- 
tura. 

AR- 



ARTICOLO V. 

DelT Intonazione. 



fi Jfg n * fcrittore ha per legge di guardar fi 
^*~^ nello fcrivere dal contradir fé fteffo : fé 
ho detto nel terzo Articolo , che non debbono 
ammetterli all' arte dei canto fé non que 5 giovani 5 
che hanno buona voce , non ho intefo di dire per 
quello 3 che fiano indiftintamente da ammetterfi 
tutti quelli, che l'hanno buona, quafichè baftatte 
quefto fol dono per avere certezza di ben riufeire, 
e come fé non fi daffero altri difetti di natura , fé 
non una cattiva voce. Pur troppo vi fono de' di- 
fetti, de* quali ancorché fia buona la voce, pure 
ingratiifimo è il loro cantare ; perchè ? perchè 
manca nella bafe fondamentale. 

Non vi è cofa io un Mufico più infoffribile , e 
più inefeufabile della diftonazione 3 e fé gli tollera 
certamente un cantare di gola , e di nafo piuttofto 

che 



48 aglWNfeb 

che diftonato. Poiché eflendo la perfetta intona- 
zione bafe fondamentale deir armonìa , ed effondo 
quefta comporta d'un perfetto accordo diconfo- 
nanze 3 le quali fé in una di effe parti fi fcoftano 
dal loro vero punto , refta immediatamente tradi- 
ta la perfezzione deli' armonìa ; di più effendo la 
voce la parte principale della Mufica vocale > fé 
quefta è diftonata , guada in quel medefimo mo- 
mento P armonìa degP inftruinenti, quantunque fra 
loro perfettamente concordi. Tutti gì' altri difet- 
ti fi poflbno a forza d'arte, e di ftudio in qualche 
modo coprire , almeno a fegno tale , che non pof 
fono eflere notati fé non da chi ha ftudiato il can- 
to ; ma la diftonazione non può effère mafchera- 
ta, e la rimarcano i più inefperti , quando folo ab- 
biano un ben organizzato orecchio* 

La diftonazione proviene da caufà naturale , 
ed accidentale. (Stuella trae la fua origine dalla na 
tura ftefFa 5 qualora non ha quefta accordata al gio- 
vane ftudiofò un perfetto orecchio. Un tal gio- 
vane e imponìbile che riefca nel canto ; poiché non 
riufcirà mai ad alcuno il cangiargli la malfatta or- 

ga- 



*** 49 

ganizzazione , come appunto fi Tuoi fare ìn un Or- 
gano, le di cui canne poflòno eflere dilatate, o 
riftrette , finché danno giuda la voce ricercata. 

La detonazione prodotta da caufa accidenta- 
le è correggibile , e non dura più che la caufà llef 
là , che fuole il più delle volte eflere una indhpofi- 
zione temporanea del corpo. E' dovere , e carico 
del Profeflòre il conofcere qual di quelle due cau- 
le produca nel Tuo fcolare la detonazione. Que- 
llo giudizio non è difficile da farfi : ma non bi- 
fogna correre , e farfi fenza rifleflìone ; ma bifo- 
gna , per non ingannarfi , far prima intonare più 
d'una volta il giovanetto in giorni, ed ore diftin- 
te. Se quelli fempre diftona , né da per fé fi ac- 
corge mai di cantare in falfo tuono , ma (blamen- 
te quando viene corretto , e riprefo dal Maeflxo , 
allora puoflì francamente giudicare , che il difetto 
fia di natura, proveniente da imperfetta organiz- 
zazione dell' orecchio. Effondo dunque quella , 
come ho detto , irrimediabile , e perchè farebbe 
vano ogni lludio , ed ogni fatica , che fi voleffe 
impiegare per correggere nel giovane un tal di- 

G fet- 



5o *0ft*Nl* 

fetto, cosi non può i'onefto ProfefFore far altro 
in quello cafo , che avvinarne i di lui genitori , ac- 
ciò , fènza fargli inutilmente perdere il miglior 
tempo in quefta fcuola , lo deftinino piuttofto ad 
altra faenza , o arte. 

Se poi il giovanetto , che ha oggi diftonato , 
intona bene domani , ed egli fteffo fa fegno d' av- 
vederfi dell' errore il più delle volte che falla , non 
v' ha dubbio, che la diftonazione proviene da cau- 
fa accidentale; la quale, levata che fia, non cau- 
ferà più il cattivo effetto. In quefto cafo adunque 
non deve il Maeftro difperare della buona riufcita 
dello (colare, ma deve piuttofto attentamente in- 
dagare quale fia quefta caufa , per applicarvi poi 
i più opportuni , ed i più ficuri rimedj. 

Oluefte caufe accidentali, o fia temporanee 
della diftonazione ordinariamente fono , o una de- 
bolezza di ftomaco , o anche una indigeftione ca- 
gionata da fregolato cibo , o da altro difordine. 
11 favio Maeftro , fcoperta che ne avrà la vera ca- 
gione , dovrà fedamente correggere , ed ammo- 
ni- 



m* 5 * 

nìre Io fcoìare in quello , che è volontario diior- 
dine : e lo dovrà con carità trattare , qualor fia 
debolezza di petto , o di ftomaco , facendolo ne' 
giorni, ed ore critiche cantare a mezza voce, poi- 
ché volendolo sforzare lo rovinerebbe del tutto. 

Alle due fopraccennate caufe della diftonazio- 
ne accidentale altre ne annovero : la diftrazzione ; 
quefta è faciliffima da correggerti, non eflendo che 
una difattenzione , e diftrazione di penfieri dello 
(colare , che invece di afcoltare il Gravicembalo , 
ed attendere alle note , fi fvaga , e lafcia correre 
la (uà mente in altre cofe difperate ; e la richiama 
folo in quel punto, che vien riprefo dai M aeftro , 
ficchè deftato come dal fonno , allora replica la no- 
ta, e intona perfettamente. 

L' altra caufa pratica di (fonazione proviene , 
allora quando canti lo (colare accompagnato da 
picciole Spinette, o Sordini, che fogliono reftare 
occupati dalla voce per modo, che io (colare non 
(èntendo Y intonazione dell' iftrumento perfetta- 
mente , prende il mal ufo fénza accorgerli ne a 

G % non 



3-*: 



52 jUJlfete^ 

non fàpere intonare perfettamente , e, a chiaramen- 
te dirla, a fcordare peflìmamente. 

Una digrefììone breve a quello propofito fa- 
rò, per non privarvi d'un anegdoto confiderabi- 
le. Una voce già formata fé ftuona ; da due ca- 
pi può provenire : o che non è ftata ben fcelta , 
o che non è ftata ben condotta. Infatti riflettete, 
che un giovine , il quale non abbia una voce ben 
fcelta , e che non abbia arte di ben condurla , fi 
fentirà negli anni della ma maggior forza, chela 
voce ere/ce , e nell' età di trentacinque anni circa 
fi fèntirà quefta ftefla voce , che comincia a decre- 
fiere, e ftuona naturalmente per modo, ch'egli non 
men per quello , che per quefto difetto fi rende 
infoffribile , il qual difetto fi vede , e fi manifefta 
quando il Cantante Ipinge il fiato , e sforza con vio- 
lenza i mantici della voce; e notate, che l'into- 
nazione allora è incertiflìma, ruba la chiarezza, 
e leggerezza della voce , accrefce l'affanno, el'an- 
golcia, e il patimento è uguale di chi canta, e di 
chi ode cantare. 



Ri- 



Ritorniamo in corfo nel noftro propofito. Fat- 
ta dunque che fia una volta l'efperienza (òpra la 
difpofizione, e capacità dello fcolare rifpetto all' 
intonazione, e ritrovatolo abile, e dupofto per 
riufcirvi , dovrà quefti , per bene aflòdarfi nella 
medefima, folfeggiare note digrado, e con fcru- 
polola attenzione ofTervare , che fieno elleno per- 
fettamente intonate : a quefto ftudio deve feguire 
quello di folfeggiar le note , che formano i falti 
regolari ; e fuperati quefti primi oftacoli , fi deve 
con eguale attenzione intonare le mezze voci fé* 
condo le (eguenti regole. Se lo (colare canta il 
Soprano , deve a poco a poco guadagnare gli acu- 
ti, tanto neceflàrj per formare alla voce una difte- 
fa di corde convenevoli. Oltre di ciò , a propor- 
zione che la voce fi va formando , deve procura- 
re , che prenda la fua equivalente forza nelle cor- 
de di mezzo, e gravi, acciò (è ne formi un egua- 
le convenevole regiftro. Le corde di mezzo fo- 
no per lor natura omogenee, e grate; così pure 
le corde più profonde perchè provenienti dal pet- 
to. La voce acuta è più difficile a ridurfi , per- 
chè in quella fituazione è (tridente. Non deve 

dun- 



54 éf&rty 

dunque eflèr trascurato lo fcolare a trattare que- 
fta porzione di voce con la dovuta dolcezza per 
formare P intero regiftro* 

Gli oflacoli, che s'incontrano per condurre 
nella via della perfetta intonazione una voce , non 
fono pochi; e per (operarli deve coftare a chi ftu- 
dia gran fatica, ed attenzione. Gioverà non pò* 
co fé ogni fcolare leggerà nel libro tanto ftimato 
dì Pier Francefco Tofi, a carte 12. , la fpiegazio- 
ne, che efìo fa fòpra il fernituono maggiore, e mi- 
nore, appunto per fapere la quantità degi* inter- 
valli , o fia delie Comme , che li compone. Por- 
ta egli pure per efèmpio y che un Soprano intona 
il D-la-fol-re &M\$ acuto come V E Iti fa > chi ha 
l'orecchio fino , fente che (tuona , perchè queft* 
ultimo crefce ; e perciò dobbiamo efiere avveduti 
per non errare. Regolando ciafcuno il fuo ftudio 
con quefte sì efTenziali regole , perfezzionerà con 
ficurezza l'intonazione; al che non riufcirà mai, 
fé la trafcurafle > o pur fabbandonaffe al folo fuo 
capriccio. In altri tempi fi praticò in tutte le fcuo- 
le ci' Italia una lettura di note tanto ftra vagante , 

e la- 



e laboriosa , che obbligava il povero fcolare a ftu- 
diare molti anni per renderfene in qualche manie- 
ra poffeflòre 3 e tal metodo doveafi fcrupolofamen- 
te offervare. Otuefto fiftema non folo caricava di 
una fatica ftraordinaria io fcolare , ma gli cagio- 
nava di più Terrore dell 5 intonazione, poiché pre- 
ftar dovea tutta l' attenzione alla lettura. Il cele- 
bre , e tanto rinomato Gaetano Greco Napolitano, 
maeftro in uno de' Confervatorj di quella Città , 
fu il primo che minoraffe a' fuoi fcolari la fudetta 
lettura, riducendola ad un metodo affai più faci- 
le ; e fi diede più volte il cafo , nel tempo appun- 
to che dava lezione , che lo fcolare , credendo di 
far bene, preftava più attenzione alla lettura che 
all' intonazione. Egli con impazienza (libito leva- 
va le mani dal Gravicembalo , e rivolto allo fco- 
lare gli diceva : quefta nota intonatela, chiamatela 
poi anche Diavolo fé volete ; ma intonatela. Glue- 
fto chiaramente ci moftra, che quel grand' Uomo 
preftava la fua attenzione al puro effenziale, nul- 
la badando al di più. <3tueft > iftefiò fiftema fi do- 
vrebbe generalmente abbracciare per renderlo più 
facile, e di minor fatica allo fcolare ; e perciò fé- 

con- 



56 é 0^H^ 

condo il mio parere dovrebbero i Maeftri, avve- 
dutifi , che lo (colare fia già franco nel partire , e 
chiamar le note , fenza ritardo pafTarlo all' ufo del 
vocalizzare ; perchè facendo altrimenti , ne nafce 
lo fvantaggio , che il continuo chiamar di note 
fcompone la vera pofizione della bocca; dovecchè 
il fecondo fiftema afToda l'intonazione, chiarifce 
la voce, facilitar agilità, e ftabilifce le vocali. 

Neil' anno 1761. fi trasferì in Vienna d'Au- 
ftria per fcrivere l'Opera intitolata Alcide al Bivio 
il tanto rinomato Maeftro HafTe , detto il Sajfone; 
e ragionando meco fui metodo della lettura delle 
note , mi lodò effò una nuova regola , che la ri- 
conofceva per buona , e che Y avea veduta pratica- 
re con gran profitto dal Canonico Doddi di Cor- 
tona. Pregato da me di ottenermene un efempla- 
re iftruttivo, non mancò il gentile Signor Maeftro 
di fcrivere al fudetto fuo amico , il quale fi com- 
piacque di mandarne un chiaro efemplare con la 
feguente ifcrizione. 

Dimofìr azione , mediante la quale fi dà la pra- 
tica injiruzione per Solfeggiare in tutte le Chiavi del- 
la Mufica con una fola lettura. m. 



57 



Q 



frJcih&Jóol) 



re 

2> 



e 



w 



^lll>^ c 2^eL^j(o.h 



J"Ci 



%\m 



JÒ 



uè 

c 



Le prime fette fillabe, o monofillabi deferirti 
fòpra i fette talli interi dei Gravicembalo del ge- 
nere Diatonico, o naturale, volendoli di quelli 
formare la fcala di folfeggio per le voci di Sopra- 
no, oppur Contralto, incominciano àtiLC-foU fa-ut 
grave , ripetuti di ottava in ottava : fé poi per le 
voci di Tenore, o Baffo, fi dà principio alle loro 
rifpetti ve leale di C-fol fa-ut grave , che è T ottava, 
di fotto fino che arriva , tanto in afeendere, che 
in difeendere, alla voce di ciafeheduna delle fu- 
dette parti. Con quelle fi forma qualunque fcala 
per i detti intervalli naturali, che fi trovano nel 
Gravicembalo da fette in fette gradi tanto nella 
progreflìone retta , quanto nella progrelEone re- 
trograda, nel modo che fegue alla Francefe ut. re* 
mi fa.fol.la.fi; e replica ut. re, &c„ le altre cinque 
fillabe, o monofillabi polli ne' mezzi talli del Gra- 
vicembalo fra li fette intervalli naturali , fervono 

H per 



58 ^*^'^ 

per formare la feconda (cala, per leggere , ed in- 
tonare le note di genere cromatico , o vogliam di- 
re accidentali , per li Diefis , e B- molli , nella fe- 
guente maniera, ut. pa. re. ho. mi. fa. tu.fol.de. 
la. no. fi , e cosi fi replica tanto afcendendo , che 
difendendo (ino a quel tuono deftinato a qual fi 
fia voce , o di Soprano , o di Contralto , e di Te- 
nore, o di Baffo. Con quefti foli monofillabi fino 
al numero di dodici fi può folfeggiare qualunque 
compofizione di Mufica , o fia per il canto , o fia 
per il fuono, o con Diefìs, o con B - molli ^ tanto 
podi in Chiave \ che fparfi come accidentali nella 
compofizione, per ftrani che fiano ; purché fecon- 
do le regole della melodìa , ed armonìa. L' uni- 
ca, e principaliffima ragione è quella , che inva- 
riabilmente fopra quel determinato tafto del Gra- 
vicembalo, o fia di tuono Naturale, o di tuono Cro- 
matico, ed ancora, fé foffe in ufo, l'Enarmonico, 
fta fempre affidò il nome di quel monofillabo , eh' è 
flato affegnato per ajutare la memoria, e l'imma- 
ginazione ad intonare quella tale precifa voce , o 
fuono del tafto. Da tutto quefto fi rileva , che lo 
fcolare prima d'ogn' altra cofa deve imparare a co- 
no- 



4g^NR£ 59 

nofcere la taftatura del Gravicembalo D e delle no- 
te corrifpondenti alla fua voce 3 ed il Maeftro de- 
ve informarlo 3 che p. e. queli' ifteffo mezzo tafto, 
che ferve per efprimere il fuono del Diefis di C-foU 
fa -ut y o puramente della lettera C 3 ferve ancora 
al B-moUe di D-lafol-re 5 o dir vogliamo della let- 
tera D ; e però sì neìl' uno , come nell' altro , cioè 
sì nel Diefis y che nel B-moìie , deve dire fempre pà ; 
e così degli altri femituoni. Imparata che avrà la 
prima fcala naturale , pafferà all' efercizio dei falti 
di terza , e quarta &c. , e di poi alla feconda com- 
porta di tutti i toni , e femitoni , fecondo il difcer- 
nimento di chi iftruifce , ed il talento di chi ap- 
prende 5 potendoti permutare qualunque ordine. 
Per (chiarire quefto metodo , e confermare l' ad- 
dotta ragione della invariabilità della lettura 3 fi 
aggiunga, che fé alle corde di f -fa-ut, zCfol fa-ut 
farà dato un b, o a quelle delf Ela-fà* e Bfà ò un 
doppio B-moUe ; e così fé alle note Diefate di già 
in Chiave , come p. e- tàf -fa-ut accaderà un fopra- 
diefis, o vogliafi dire doppio Diefis > fi leggerà in 
tutti quefti accidenti quella tal nota con quel mo- 
nofiUabOj eh' è flato affifib a quel determinato ta- 
li a fto. 



60 jj3&$ 

fto , il quale deve esprimere il b> o b b - ; o x. p. e* 
fé iìx è nelf. , dovendofi pafìare dall' f. Diefis^tt 
formare x a G -Jol-re-ut naturale 5 il nome di que- 
fta nota farà fol 3 perchè tale è flato Affato nella 
fiia corda &c. e così dei B-molli nelle corde natu- 
rali, e del B -molle doppio nelle accidentali. Se- 
condo me , la regola è affai facile y e induftriofà ; 
perchè allo fcolare , apprefo che abbia la lettura 
dell'- ottava naturale , gli refta folo da fuperare gir- 
atori cinque monofillabi , i quali fervono per Die* 
fis^Q per 5 "-molli; il che ficuramente gli deve riu- 
fcir facile , perchè gli ftelfi mezzi tafti del Gravi- 
cembalo gliene facilitano il poffeffo. 

I Maeftri della Germania efercitano una Ami- 
le lettura colle fillabe nei loro idioma. 

Tutto fiàsche i Maeftri fiano rigidi offervatori, 
acciò qualunque nota fia perfettamente intonata. 

Io fteffo T ho fperimentata buona , e facile ; e 
perchè tale y l'ho anche qui fedelmente defcritta a 
profitto della ftudiofà Gioventù 5 fenza pretendere 
però di far la decifione, fé quefta fia la migliore 
delle altre ufate regole ; anzi mi rimetto inquefto 
interamente al giudizio de' conofcitori. 



ARTICOLO VI. 

DeUa pojìzione deìla bocca ^ 

o fìa 

Della maniera di aprire la bocca y 



e 

^» iccome in tutti quefti miei Articoli io ho 
*<*Jr efpoftó fedelmente i miei penfieri , e le me- 
ditazioni fatte per la fcelta della voce atta alla prò- 
feffion del canto ; così in quefto vedrete più che 
in ogni altro rifplendere la fedeltà , con cui vi 
efpongo le regole della pofizione della bocca ; re- 
gole che io ho tratte da* miei Maeftri a goccia a 
goccia, e dalla fola, e nuda mia efperienza di tari- 
ti annL 

Prima di entrare in punto fulla vera , e buo- 
na pofizione della bocca, premetto, che dei difet- 
ti, e falfe pofizioni, che ho ritrovate nelli fcolari, 
a far giuftizia, tal volta fono colpevoli non meno 
anche i Maeftri» E quanto a quefti il primo pre- 
cetto per uno, che fi mette neli* impegno d' iniè- 

H 3 gna- 



62 ^^ 

gnare, e Fare ii Maeftro di Canto , fi è, che non 
imprenda ad iftruire fé prima non fi conofee for- 
nito di quei doni di natura , e cognizioni , e fape- 
re , che formano perfettamente un Maeftro. Egli 
deve avere una penetrante cognizione aconofcer 
nello fcolare tutti i difetti , ed un fodo fapere per 
fàperli correggere , ed emendare : Capacità è que- 
lla, che non può mai acquiftarfi fé non doppo lun- 
go ftudio, e ftudio fatto fotto la direzione d'altri 
Profeffori di efperimentato valore. 

Il dono poi di natura più neceflàrio d'un Mae- 
.ftro fi è una buona communicativa , con cui poffa 
communicare allo fcolare le regole deir arte nella 
maniera più facile, e più piana; dono, di cui non 
fu liberale la natura a tutti, e che d.uriffima cofa, 
e rara è l' acquietarlo con lo ftudio. 

Certo defiderabile farìa per uno fcolare la for- 
« te d' effere iftruito da un Maeftro , il quale uniffe 
in fé fapere , e doni naturali ; e lui fortunato fé 
s' incontra in un Maeftro facile, amorofo, pazien- 
te , inftancabile , che conofea la fua indole , e le 

di- 



dirpofizioni del Tuo talento. Io non dico delle al* 
tre qualità neceflàrie ai Maeftri , che fono tante f 
e tante, per non tradire un povero Giovane com- 
meffo alla lor cura , ballandomi di avere accenna- 
to di volo quanto farebbe folo defiderabile in un 
Maeftro , e palio ai tre difetti comuni, 

Il primo difetto fi è di aprir male la bocca , pa- 
re a prima vifta il più facile a correggerli , ma 
quello difetto, quantunque il più comune , non è 
il più facile ad effer corretto. La prima cofa , che 
un Maeftro dice allo fcolare , e che la canta , e ri- 
canta, e a voce bada, e a voce alta : aprite la boc- 
ca : e crede così di aver foddisfatto al fuo dove- 
re ; Nò a mio giudizio ; conviene (piegare con 
grazia al povero Giovane inesperto , e rozzo qual 
fia precilàmente la vera posizione della bocca ; e 
torni a ripiegarglielo , perchè qui fta il punto» 
Principiis pbjia. 

Conviene , che da bel principio l'allievo ap- 
prenda , e fappia aprir la bocca bene ; e fappia 
aprirla fecondo le regole, e non a fua voglia. Io 

va- 



64 à0^'> 

valuto quefto faper bene aprire la bocca in un 
principiante , e faper ben fituarla , tanto che , fic- 
come da quefta proviene la chiarezza della voce 
e la nettezza della efpreffione; così per il contra- 
rio la pofizione diflFettofa della bocca vizia affolu- 
tamente la voce, rende difguftofa la cantilena, ri- 
dicolo il Cantante, e ributtante per raggiunta 
della (conciatura del volto. 

Sono le Falfe pofizioni di bocca molte affai; 
ne noterò io qui le più comuni, e darò poi in fine 
quella regola , che , a mio credere, è la più certa 
della vera pofizione di bocca. 

Si fono offer vati molti giovani , che al fènrirli 
dire replicatamente aprite la bocca, l'aprono eflì, 
che voi vedrette come aprirfi un piccol forno in 
bocca, ed in quel? atto vi fembrano come Mafche- 
roni di Fontana né più, né meno ; ma fé quefti 
tali per mala forte s' incontrano in un Maeftro im- 
perito, che non fappia correggerli , non potran- 
no mai eglino da fé foli per Y immaturo giudizio 
accorgerfi, che lo fregolato aprimento di bocca 

gli 



40P&&H 65 

gli riduce , e ritorna la voce in gola, e tanto me- 
no potranno poi avvederfi , che le fauci reftando 
così tefe 3 verrà in confeguenza tolta alla voce 
quella naturai chiarezza tanto neceffaria , perchè 
dall' organo facile ne efca la voce. Quindi fé re- 
fta la mala ideata fituazion di bocca nello fcolare 
inemendata , canterà il poverino 5 ma con voce 
affogata , cruda , e pefànte. 

Se ne fono ofTervati degli altri al contrario , 
i quali credendo di ben fituare la bocca, ¥ aprono, 
ma V aprono appena gli danno rotonda la for- 
ma ... . e per colmo di errore . . . agguagliano la 
lingua al pari delie labbra. Gkiefta pofizion mo- 
ftruofa produce tre moftniofiffimi effetti : primo , 
invece di metter la voce in aria., la porta in gola : 
fecondo , fa che il giovane canti viziofàmente col 
nafo; e pef terzo, il fa proferire da blefo, e Sci- 
linguato. La ragione , che dà V efperienza , fi è, 
che nel primo cafo non effèndo la giacitura della 
lingua nel fuo luogo naturale, non può l'ufcita 
della voce effer fonora , perchè urta nei palato , e 
reità flxozzata in- gola.. Nel fecondo cafò vaie la 

I ra- 



66 £0&%'%Q& 

ragione Ma," perchè reftando per la groffezza 
della lingua impedita P ufcita della voce , oltre il 
difetto della gola, acquifta il vizio dei nafo. Nel 
terzo cafo finalmente è troppo naturale , che pro- 
nunziando con X ingroflàta lingua , ne deve necef 
fariamente nafcere l'inconveniente deformità di 
proferire da fcilioguato , e da blefo. 

Moltiffimi poi fono quelli , che cantano a den- 
ti chiufi, e ferrati. li cantar a quefto modo fra* 
denti è il maffimo fra i difetti ; difetto , che to* 
talmente tradifce la voce , poiché non lafcia udire 
la fua eftenfione, e non lafcia né con nettezza, 
ne con chiarezza articolar le parole. 

Ora tali difetti di bocca una volta introdotti 
in un giovane fi rendono come moralmente in- 
emendabili : difetti 3 che deturpali la voce, mer- 
ceche eflèndo a parer mio la bocca Maeftra diret- 
trice, e regola della voce; in quella maniera che 
fi fitua la bocca ,. e in quella guifa che fi forma, 
rifuona la voce ; ma deve effere accompagnata dal- 
la forza naturale del petto, e dalla diritta pofizion 

del- 



^fe^HS^ > 67 

della gola , come leggerete in appreffo. Quindi 
è, che inutili faranno Tempre tutte le correzioni 
de' Maeftri, che declamano dicendo. Voi aprite 
troppo la bocca; e mi troppo poco; mi poi cantate 
fra- denti. Dica il Maeftro precifamente le rego- 
le , e gli moftri vis - a - vis qual è la vera , e la per- 
fetta pofizion di bocca- 

Io per me co' miei fcolari F ho fatta fempre 
a guifa di Maeftro da bailo , li chiamavo ad uno 
ad uno innanzi a me , e doppo d* averlo acconcia- 
to nella giufta fituazione , figlio, gli dicevo, at- 
tento, badate , . . . alta la tefta — non la piegate 
avanti . . . non la buttate indietro — ma diritta al 
naturale; cosile parti della gola refton molli; Per- 
chè fé la tefta vi pende avanti , le parti della gola 
fi tendon fubito , e fi tendon , fé vi pende indie- 
tro. 

Tenete ora a mente quefta mia regola , che 
io di buona voglia ve ne faccio un dono. Rego- 
la, che io ho ricavata dai miei Gran ProfefTori, 
e dallo ftudio indefeffo da me fatto di tutte le ri- 
flefTioni^ ed avvertimenti, clV eglino mi davano; 

I 2 Re- 



68 £0^%®* 

Regola fperimentata da me , e fopra de' miei fco- 
iari, adottata da tutte le buone fcuole dell' anti. 
chità , e de' moderni ProfefTori valenti. Eccola : 
quefta fi è, che ogni Cantante deve fintar la faa boc- 
ca come fuol fintarla quando naturalmente /orride , 
cioè in modo > che i denti di fopra fìano perpendico- 
larmente 3 e mediocremente di/laccati da quelli di 
/otto ; e poi praticamente li facevo porre in ufo la 
medefima regola. 

Conviene dunque, che il Maeftro faccia co- 
nofcere con evidenti prove al fuo fcolare , che 
quefta medefima pofizione deve fervire in ogni 
articolazione di vocali ; e per convincerlo con l'afl 
jfòluta verità , gli faccia pronunziare le cinque vo- 
cali^. E. LO. U. con l'indicata pofizione di bocca, 
e vedrà , che quefta altro cambiamento non rice- 
ve j che nel proferire 1 0. 5 e f U : 3 perchè nel 
pronunziare la vocale O. obbliga folo una quafi 
invifibile mutazione di bocca : e nel pronunziare 
la vocale U. fi devono un poco unitamente avan- 
zare le labbra \ e in tal maniera la bocca non (ì 
allontana dal moto fuo naturale > ma refta nel fuo 

pri- 



primiero eflere, ed evita, e fcanfa tutte le perni* 
ciofe caricature. Non per quefto però fi deve cre- 
dere , che debba la bocca reftar priva di quel fuo 
moto confueto , e che di necelfità le fi conviene t 
non folo per bene fpiegare le parole, ma ben an- 
che per ifpandere , e chiarir la voce a quel fegno* 
che rifletè' arte c'infegna. 

Lo (colare per maggior fuo vantaggio deve 
accoftumarfi fin da principio a proferir le note % 
Solfeggiando con l'indicata pofizione ; e deve 
maggiormente praticarla allora quando pafTerà a 
vocalizzare , diftinguendo ciafcuna vocale nella 
fua vera, e chiara pofizione. Deve pure badare 
di non fcontorcerfi con la bocca , che paja un con- 
vulfo , e molto meno con gì 9 atti di tutta la per- 
fona , come fi veggon tanti , e tante Virtuofe , che 
per il mal vezzo , ed abito prefo, nel voler piglia- 
re un acuto É o fare un gruppetto , o pur paffag- 
gio, penfano, contorcendoli, ritrarne ajuto ; E 
non s'avvedono , che fempre più s'inviluppano 
nel mal abito, e divengono immedicabili i loro 
difetti; con quefta pofizion di bocca neceffario è, 

I 3 che 



che la gola agifca anclV e(Ta d'accordo. E per fpie- 
garmi con maggior chiarezza dirò , che la gola 
con moto leggero deve fciogliere la voce* e deve 
anche chiarire ogni vocale non folo nel proferir- 
la, ma altresì nel piantarla per Pefecuzione di qua- 
lunque paiìàggio. Otuel che- chiamati difetto di 
gola , o fia difetto di voce cruda , ed affogata pro- 
viene fempre , perchè il Cantante non cava, né 
foftiene con la forza naturale del fuo petto la vo- 
ce, ma crede ottenerne il buon effetto col folo 
stringere le fauci. Egli però s' inganna , e deve 
tener per certo, che quefto mezzo non folo è fuf- 
fìciente per correggere la voce , ma che anzi è a£ 
folutamente nocivo , per la ragione , che fé le fau- 
ci, come fi è dimoftrato nell'Articolo terzo, fo- 
no parte deir organo della voce , quefta non può 
più ufeire naturale , e bella qualor ritrovi le fauci 
in una pofìzione forzata , ed impedite ad agire na- 
turalmente. Si dia dunque ogni fcolare la fatica 
d'avvezzare il fuo petto a dare con naturalezza la 
voce , e di fervirfi femplicemente della leggerezza 
delle fauci. 



Se 



Se l'unione di quefte due parti farà nel dovu- 
to punto di perfezzione, la voce non farà che chia- 
ra, e melodiosa; ma fé quefte fteffe faranno difu- 
nite, e difcordi , non può eflfere che ingrata, e 
difettala , e confeguentemente guafto il canto. 

Avvertati , che qualunque poffa eflère la voca-f 
le , non fi deve tradirla, piantandola fuori del mo 
dovuto punto, il che fuccede qualor fi pronunzia, 
oppur fi adatta quefta vocale troppo aperta, o 
troppo chiufà. 

Che fé una faha pofizion di bocca , come ho 
detto, gnafta la bellezza della voce, e dell' efpref- 
fione, quanto più fconcerà, e guaderà l'amabile 
fituazione del volto del Cantante ; umazione , di 
cui ognuno deve tener conto affai, riflettendo i: 
che il fuo volto allora è efpofto agi' occhj d'un 
pubblico , che pende dalla (ha. voce, e fta nell'at- 
to odi lodarlo, o di censurarlo. (Oh giovani ca- 
ri fàprete voi con l' età , e quando calcherete va- 
rj Teatri a quante vicende è efpofto uno della no- 
ftra profefllone, e quante rifleflìoni, che pajon 

pie- 



73 ^^MNWh 

piccole, ma fono grandi, convien che faccia). 
Quindi grande deve effer la pazienza induftriofa 
de 5 voftri Maeftri in correggervi, quando cadete 
in fomiglianti falli. 

Non dubito , che ogni Maeftro qualora un fuo 
fcolare falla nelP aprir 'la bocca , e falla il vero tuo- 
no d' una nota , gli dirà tofto : oh quejìa non e la 
vera pojìzione , che v* ho infognata ; quejio è un tuo- 
fiofalfo; ma fon certo, che una correzione così 
lieve , e fuperficiale non bafta a far ravvedere dall' 
errore un giovane , perchè pofla comprendere e 
come , e dove , ed in che falli egli cade. 

Il modo però più facile , e da cui io ne ho 
rilevato buon effetto per far comprendere allo 
fcolare .con evidenza Y errore , clV egli commette , 
pare a me quello di contraffare fedelmente il di- 
fetto fteffo dello fcolare. Allora lo fcolare cono- 
fce con evidenza F errore di cantar nel nafo , di 
cantar nella gola , o con voce graffa , o cruda , 
o pefante. Allora, nel fentire il Maeftro , gli fi 
accende lafantafiaal vederfi contrafatto, e rimar- 
ca, 



ca, econfeffà, e condanna quegl* errori in (è, che 
non avrebbe mai né rimarcato, né conferito, né 
condannato. 

E perchè non crediate, che quello modo di 
contrafare fia ritrovamento mio, o dei Maeftri de' 
noftri giornij vi fovvenga quello, che dei celebri 
pedi rifeiifce Angelini Bontempi Perugino, due- 
tti valenti Cantori, e Profeffori in Roma al fine 
del paflato fecolo conducevano fovente i loro fco- 
lari a fpafTo colà , dove il famofo Eco rifuona fuo- 
ri Porta S* Paolo , ed ivi li esercitavano col canto 
ad alta voce : PEco, che altro non è, che um 
contrafazione della voce medefima di colui , che 
canta, efponeva ai Cantante i difetti del fuo canto 
qualunque fi foffero ; onde venivano gli fcolari a 
correggerli , e ad emendarfi con la propria evi- 
denza. 

Ma non fono fòlo i difetti della voce, da cui 
uno fcoiare deve emendarfi , perciò il vivo con- 
trafare del Maeftro giova a corregger quella nel 
tempo ftefFo, e tutti gì* altri, in cui falla, manca, 
ed erra uno fcolare v 

K Di- 



74 S0H&1& 

Difetti di quella feconda fpecie fono la eatti< 

va pofizion delia bocca i'hìcrefpamento della 

fronte * ... il girar degli occhj lo fcontorcirneu- 

to del collo — e di tutta la perfona .... e fimili : 
a corregger quefti ho pofto in ufo co' miei (colati 
quefto modo, coftringendoli a cantare in piedi la 
(ùa lezione in faccia mia , ed a cantarla a memo- 
ria. In una tal pofizione io venivo a far due van- 
taggi 5 tino per me, l'altro per lo fcolare ; io ri~ 
levavo , e vedevo più facilmente i fuoi difetti 5 ed 
egli esercitava la fua memoria ; efèrcizio neceffario, 
perchè cantando a memoria è più pronto il giova- 
ne ad evitare tutti gl'altri difetti 3 non effeudoob. 
bligato a (lare attento con F occhio alle note Mu- 
ficali. 

Chiudo quefto articolo raccomandando non 
meno ai Maeftri, che agli (colati la virtù della pa- 
zienza y che è quella , che perfezziona V opra* 
Dei Maeftri non dubito; dubito degli fcolari, che 
facilmente quefte attenzioni crederanno minime, 
perciò le trafcùreranno , ma minime non fono ; 
e come che i giovani facili (ono a (degnarli per le 

ri- 



m 



75 

riprensioni de' lor MaeftrL Giovani non vi fde* 
gnate , le riprensioni 5 che vengono da 9 Maeftri ,, 
hanno la loro origine dall' amore , e dal defiderio 
di vedere in voi profitto corrifpondente all' atten- 
zione y con coi v'infognano. Eh l non v' invani- 
te y fé vi pare d'aver ingegno y attività > difcerni- 
mento d' accorgervi * e di corregervi da voi fteffi 
prontamente : fono inganni y e fon fenomeni da 
fognarli albo lapillo* 




K 2 



AR 



ARTICOLO VII. 

Della maniera di cavare ^ modulare ^ e fer- 
mare la VQce. 



!=£~ 




uccede bene fpeflò, che quanto -fu liberale la 
natura in accordare ad alcun giovane una 
voce purgata d'ogni difetto, e d'un eftefo regi- 
stro 3 ficchè poffa chiamare bella, fu poi altret- 
tanto avara nel non congiungerle a quella un cor- 
po fonoro, robuftezza v e flelfibilità. 

Una voce , a cui manchi la robuftezza chia- 
mali voce debole > e porta il grave difturbo al Can- 
tore, che non può fai fi fentire fenza fua pena, e 
fatica , in campo vafto. 

Un corpo fonoro , o fia la robuftezza di voce, 
è d' ordinario dono della natura , ma può altresì 
effere acquifto di ftudio , e d' arte. 

Il 



é0&$^ 77 

Il mezzo più ufato , e comunemente dai Mae- 
ftri tenuto pel più valevole ad ottenere la robu- 
ftezza della voce a chi manca , è quello d f obbli- 
gare un tal (colare, nel tempo del primo ftudio, 
a cavare tutta la fua voce. Di quefto mezzo , len- 
za la minima diftinzione de' cafi , fé ne fervono i 
Maeftri con ogni forta di voci. Ma io rifletto , 
che ficcome varie fono le qualità, e coftituzioni 
delle voci , né tutte peccano in un medefimo difet- 
to, ed in un medefimo grado, così credo, che 
l' accennato rimedio , ancorché in fé ftefTo fia buo- 
no , non pofla però efTere per tutti i cafi , ed uni- 
verfale rimedio. Ma per ogni cafo , e per ogni 
difetto di voce richiedefi il fuo feparato, e parti- 
colare rimedio* 

Molte fono le qualità difettofe delle voci , dal- 
le quali tre ne eleggo , che fono le più volgari, e 
comuni per fuggerirne il correttivo. Taluno dal- 
la natura ebbe una voce gagliarda , cruda , e ftri- 
dente; quello una voce limitata , debole , e confa- 
fa. Un terzo finalmente T ha bensì ricca di difte- 
fà, ma poi debole , e fattile in ogni fua proporzio- 

K 3 ne. 



7$ Ì*#*fc 

ne* Le due prime fi fogliono comunemente chia- 
mare vacette. 

Una voce rohi/ia, cruda, ejlridente altro ■ In- 
fogno non ha* che di edere addolcita y e purifica- 
ta- Se ad un giovane , che ha una tal voce fi di- 
ceffe..-. date tutta la voce ; ficur amente non fé gli 
correggerebbe F errore ; anzi fé glielo farebbe 
maggiore .> perchè così non ne vien punto corret- 
ta la qualità cattiva, ma piuttofto acerefciuta T ir- 
regolare , e cruda fleffibilità* In quefto cafo duo, 
que fi deve ritenere allo fcolare la voce a quel gra- 
do 3 che fia proporzionato alle di lui forze , ed età : 
E con affidua attenzione fi deve poi procurare di 
addolcirgli la voce ftridente, che ne compone 
gli acuti; acciò l'intero regiftro fia perfetto nella 
fua totale uguaglianza, (àuefti vantaggi non fi 
potranno acquiftare fé non con affidua diligenza „ 
regolata da un folfeggio teffuto con note di valo- 
re , il quale deve circolare dal grave , e pafiare nel- 
le voci di mezzo % e finalmente framifchiarvi 5 ed 
unirvi te voci acute- L' unione di quefte voci de- 
vono formare un mifto sì perfetto y che non gua- 
di 



fti f unione dell* intero regiftro. Non fi può fpe^ 
rare di ottenere tutto ciò fé fi ufcirà dall' indicata 
regola,, poiché con la fola pofatezza, e fpianar di 
voce fé ne può emendare la crudità , e lo Arrido. 
Arrivato con quefto mezzo lo fcolare al poffeffo 
d'una felice, e ficura efecuzione, potrà ftender 
poi quei paffi , che gli faranno guidati dal fapere, 
e dal retto fuo difcernimento acquiftato con Fefpe- 
rienza* 

L'altra qualità dì voce , che abbiamo notata 
per difetto-fa, ma correggibile con lo ftudio , e 
con Parte, è quella, che è limitata dì regiftro , e 
alquanto debole. Otuefta qualità di voce è al cer- 
to fvantaggiofa , perchè fòlo atta ad agire con 
qualche buon efito nei fiti riftretti : fvantaggio 
molto notabile , perchè la neceiìità ci coftringe di 
cantare ora in un luogo ampio , ed ora in un ri- 
ftretto. Non fi deve per quefto aflòlutamente ab- 
bandonare una fimiie voce 9 perchè fiamo ficuri , 
che con lo ftudio le fi pofTono fòmminiftrare que- 
gli ajuti, che baftino per renderla più ricca, e for- 
te. La maggior parte de' Maeftri credono poter 
correggere il difetto d' una fimi! voce col far can- 
ta- 



8o ^*% 

tare lo fcolare nella lezione giornale a piena gola* 
fperando che a forza di far gridare e ftridere lo 
fcolare* quefl-i poffa acqaiftare lena maggiore , e 
rinvigorire l'indebolito regiftro. Ma quella rego- 
la mi fembra alquanto fcabrofa * poiché uno ftu- 
dente di dodici, tredici > e quattordici anni, non 
può avere un petto sì robufto per fòpportare una 
sì irregolar fatica : anzi fono perfuafo che quefta 
gli tolga affatto > o almeno gli fiacchi > e indebo- 
lisca anche quella poca forza * che egli può avere 
in una tale età* Piuttofto non avrei riguardo di 
accordare per buono un fimiie metodo facendo 
cantare a tutta voce quello fcolare* che aveffe già 
formata la totale robuftezza dei petto. 

Con un ftudiofo di tenera età non fi devono 
porre in ufo rimedj violenti y ma fempre i più mi- 
ti, e meno pericoloni. Fra quefti l'efperienzaMae- 
ftra fedele me ne ha fatto credere uno per il mi- 
gliore y che qui vi propongo : riflettetevi ... una 
voce limitato , e debole y fia di Soprano , fia di Con- 
tralto y ne proverà giovamento non mediocre , fé 
nello ftudio giornale verrà coltivata con un folleg- 
gio 



gio comporto con note di valore ; e più ficura h 
riufcita farà , fé lo fteffo folfeggio non ufcirà da 
quella diftefa, che la fua medefima natura gli per- 
mette in quel tempo. Si deve pure configliare lo 
fcolare ad accrefcere a poco a poco il corpo di 
quefte voci , regolandole coir ajuto dell'arte, e 
continuo efercizio ; acciò arrivi a farle robufte , e 
fonore. Vinto quefto primo oftacolo , fi deve mu- 
tare folfeggio , il quale deve effere aumentato con 
voci più acute ; e ficcorae quefta feconda porzio* 
ne di voce appartiene al regiftro di tefta , come 
altrove ho provato , dirò neir Articolo feguente 
la maniera di unirle : né quefto ftudio produrrà 
mai buon effetto , fé la voce non fi troverà ugua- 
gliata, e unita nella fua totale diftefa. Con que- 
fto continuato, e ben regolato efercizio , che fùc- 
ceder deve nei primi anni d'ogni fcolare, con Fa- 
juto dell' età, che porta feco rinforzo ai petto, e 
giudizio per ben guidare lo ftudio , egli otterrà 
certamente quella quantità di voce , che gli farà 
fufficiente per farfi fentire; in qualunque luogo ii 
più vafto. 

L Di 



Di .quefto rimedio ne ho fatto 1* esperienza 
io ftefTo in un cafo feguko ame, di cui dimenti- 
car non mi pollò , né dimenticherò giammai. Al- 
le mani mi venne un giovine abbandonato da due 
Maeftri, per altro ottimi, che coftantemente a£ 
ferivano , eh' egli non avea buon petto , né buo- 
na voce , e però inutile air arte. Volli io con pa- 
zienza efaminarlo , da certi fegni ( fegni che fuol 
rilevare il fino difeernimento del Maeftro pratico) 
vi riconobbi una occulta attitudine anzi al canto , 
e nelP animo mio ne concepij lieto buone fperan- 
ze. Tntraprefì volentieri la fatica, ed il lavoro di 
efercitarlo fenza timore della debolezza, e tenera 
età d'anni tredici : per lungo fpazio di tempo non 
forzai mai la fua voce ; folo badando all' intona- 
zione perfetta , graduazione , ed unione della me- 
defima. Con quefto metodo per un certo deter- 
minato tempo mi riufeì , col crefeer degl' anni , di 
avanzarlo a poco a poco nello ftudio a un fegno 
tale, che la di lui voce fi trova in oggi florida, 
robufta, e ricca nella fua diftefà, atta a falire fen- 
za pena al D-la-fol-re acuto, ed in confeguenza 
capace a farfi valere in qualunque nobil Teatro. 

Io 






v* 8.3 

Io non V efprimo il piacer, che ho provato 
in quefta fcoperta difegni, ehi quefto fatto. Pro- 
feffori amorofi , voi lo fapete , che coofoiazion non 
proviamo quando uno fcolare ci riefce ? 

Mi refta ora a parlare ancora delie vocette fot- 
tìli> e deboli nelP intero loro regiftro, che, fecon- 
do me poco vagliono , perchè qualunque voce de- 
ve avere un buon corpo- Si ofTervano ordina- 
riamente quefte voci deboliffime nelle corde di 
petto, e la maggior parte prive delle voci gravi, 
ma ricche di acuti, o fiano voci di tefta. Se a que- 
fta qualità di voce gli fi procurerà aumento , e ro- 
bustezza, da vocetta infelice potrà divenire voce 
buona, grata , e {limabile. Per ottenere tutto 
quefto non v' è , a mio credere , il più ficuro mez- 
zo, che di far cantare per qualche tempo una ta- 
le vocetta nelle fole corde di petto. L' efercizio 
dovrà farfì con un folfeggio pofàto ; ed acciocché 
la voce guadagni maggior corpo , e diftefà , vi fi 
dovrà , per quanto fia poffibile , frammifchiare 
delle voei gravi , facendo nel medefimo tempo 
capire allo fcolare, che tutte quefte voci devono 

L 2 effe- 



84 

efFere non folo fonore , e purgate .'da ogni difetto, 
ma anche proferite , e vocalizzate con pronunzia 
rotonda , e maeftofà , affine di togliere loro quel- 
la pronunzia puerile , che fuole eflere connatura- 
le alle menzionate vocette. Vinta una difficoltà 
sì importante 9 vi fi deve unire il retto della voce 5 
che ne compone il regiftro ; e ficcome quefta por- 
zione di voce è alla qualità di effe favorevole, co- 
sì l'unione riufcirà certo facile, e felice. 

Dal fin qui detto apparisce dunque chiaro, 
che la regola di far cantare lo fcolare a tutta vo- 
ce non può edere buona in tutti i cafi 3 ma anzi , 
dirò , in alcuni molto prégiudicevole fpecialmen- 
te quando lo fcolare non ha una voce foda, e ben 
ferma. Mentre in quefto cafo è certo , che can- 
tando egli a tutta voce , non fi può accorgere co- 
me falli; dovecchè cantando fotto voce, egliftef- 
fo rimarca facilmente ogni minimo difetto. L'i. 
fteffo cantar moderato è l'unico mezzo per ferma- 
re la voce , efercitata però con note bianche. Non 
dovrebbe perciò mai il Maeftro permettere allo 
fcolare il cantare a tutta voce , fé non dopo che 

avrà 



00^ 8y 

avrà quefti coli' età ottenuta fufficiente robuftez- 
za di petto , e fi farà collo ftudio , e lungo eferci- 
zio corretto da tutti i difetti. 

E poiché parliamo dell' abufo di sforzare la 
voce, prima di chiudere quefto articolo, Giova- 
ni , vi avverto a fchivare un errore , in cui talvol- 
ta fuole anche cadere qualcuno de' Profeffori. 
Quando fi dà l' occafione di dover cantare in una 
qualche vada popolata Chiefa, o Teatro, accade 
bene fpeflb, che s'inganna quel Mufico circa l'e- 
ftenfione della propria voce. Gtuefti , perchè quan- 
do cantò un altra volta nel medefimo luogo , eh" 
era quafi vuoto , ha fentita meglio la fua voce , e 
gli parve più rifonante , crede che la fuppofta fiac- 
chezza provenga da tutt' altra cagione, che dall' 
eflèrfi denfata l' aria dalla quantità dei fiati , e dai 
mancarvi la quiete per il mormorio della gente ; 
e perciò al puro fentire una forte ripercuflione 
della propria voce nel proprio orecchio, fi sforza, 
e canta di tutta gola. Gtuefto è un errore molto 
pregiudicevole e alla bellezza della voce , e alle 
forze del petto. 

L 3 Chi 



86 ^fe»^% 

Chi dunque ha provata una volta la fua voce, 
e T ha con replicata efperienza ritrovata fufficiente 
per farfi fentire in qualunque vafta fkuazione , an- 
corché qualche volta gli fembri debole , e fiacca ; 
non deve per quefto sforzarla , anzi deve accer- 
tarla D che nell 5 uditorio fa Y ordinaria imprefììone. 
Egli è vero , che la medefima quantità di voce non 
è fufficiente per ogni fito ; e per quefto il bravo 
ProfefTore a forza di precedente efame 3 rifleffio- 
ne, e pratica deve faper proporzionare la fua vo- 
ce ad ogni luogo : ma è pure altresì vero, che 
quando il ProfefTore non ritrova la fua voce fuffi- 
ciente per una data vaftità , non deve contnttociò 
sforzarla , per non rovinare la voce , e il petto* 
Refti dunque per decifo 3 che lo sforzare la voce 
è fempre uno dei maggiori errori ? che poffa com- 
mettere un Cantante. 




AR- 



ARTICOLO Vili. 

Dell' unione de due Regtfìri , Portamento 

di voce , € deJt Appoggiatura. 



D 

ffm. efa , che avrà il Maeftro col fopraccerma- 
jSL m. to metodo , gagliarda, e foda la voce a 
quello (colare, che aveala debole, ed incoftante, 
dovrà poi farlo panare allo ftudio del Portamen- 
to di voce , ed in quello bene iftruirlo , efiendo 
quefta una delle principali parti del canto vocale. 

Dirò appreflb cofa io intendo per portamento 
di voce. 

Premetto ora folamente, che un tal portamen- 
to non potrà mai acquiftarlo alcuno fcolare , fé 
prima non avrà uniti i due regiftri , i quali fono 
in ciafcuno feparati ; in chi più , in chi meno. 

(atuefta feparazione , e d' onde nafca , io ho 
altrove baftantemente dimoftrato, laddove infe- 

gnai 



88 

gnai la facile maniera di conofcere la nota dove fi 
feparano i due regiftri; intendo dire dove infe- 
gnai il modo , che deve porre in opra ogni (cola- 
re per avvederci da fé qua! fia P ultima nota , che 
gli fomminiftra la forza del fuo petto , e qual fia 
l'altra, che da principio è moda al regiftro di te- 
tta 3 o fia falfetto. 

La natura non è in tutti eguale 3 onde la fe- 
parazione di quefti due regiftri farà in una perfo- 
na minore , e maggiore in un altra. Cafo raro , 
che unifca ambidue i regiftri di petto in una fola 
perfòna. Gluefta totale unione dev' effer dunque 
prodotta generalmente dallo ftudio 5 e dagli ajuti 
delP arte. 

E V arte poi 5 e gli ajuti riufcirebbero inutili , 
fé prima d'ogn' altro a qualunque qualità di voce 
non venifle fui bel principio deftinata la propria 
chiave. Pur troppo però talvolta accaduti fono 
funefti cafi , che una buona voce di Soprano è fia- 
ta tradita , e male a propofito tormentata col far- 
la cantare il Contralto , ed al rovefcio una perfet- 
ta voce di Contralto sforzata a cantare il Soprano. 

E 



*% 89 

E Dio la perdoni all' Autore qualunque fiafi. Av- 
vertite ftudiofi 5 fallata che fia la Chiave 3 le rego- 
le dell' arte faranno Tempre infufficienti per produr 
buon effetto .; ed al contrario lo produrranno ficu- 
ramente, fé ben deftinata farà la voce ; e allora 
gioveranno gii ajuti dell' arte. 

Datemi per cortesìa uno fcolare 3 che abbia 
gagliarde le voci di petto , e fuor di proporzio- 
ne deboliffime quelle di tefta. In quefto cafo in 
una fimile voce la feparazione dei due regiftri fe- 
gue dal C-fol-fa-ut del Soprano 9 paffando al D- 
la-fol~re del quinto rigo. Ciò fiippofto : dunque 
effendo la voce di tefta bifognofa d'ajuto, perchè 
feparata da quella di petto 3 il mezzo più certo 
per ajutarla ad unirfi con quefta fi è 3 che lo (cola- 
re , fenza perdita di tempo , intraprenda 3 e fi pre- 
figga nel fuo ftudio giornaliere la maniera di ri. 
tenere le voci di petto 3 e di forzare a poco a po- 
co la corda nemica di tefta 5 per rendere quelle 
nel miglior modo poffibile uguali a quefta* E qui 
conviene che travaglino il Maeftro non meno , 
che lo fcolare > poiché per parte dello fcolare trat- 

M tafi 



tafi di foggettare una porzione di voce , che in fé 
fteflà è gagliarda , e di rendere vigorofà un altra 
porzione , che di natura è debole. Per parte del 
Maeftro trattati, che egli con ingegno dopo d'a- 
ver tenuto lo fcolare in quello efercizio , lo fer- 
mi , e gì' ordini di dar la forza alle voci di petto 
per rilevare, ed indagare accortamente a qual fé. 
gno fia ridotta la corda nemica. Può darfi il ca- 
fo , che l' unione delle due voci non fieno giunte 
al defiderato fegno ; nondimeno prego il Maeftro, 
e lo fcolare a non perderti di coraggio per quefto; 
perchè fon ficuro , che ne deve , continuando , 
venire un felice fucceflò , ed aggiungo di più per 
confoiazione vicendevole dell' uno, e dell'altro, 
che lo fcolare fteflo infenfibilmente s'accorgerà di 
prender fenza pena , e fatica la corda nemica , eh' 
egli cercava. Ed inoltre m' avanzo ad accertar- 
li , che tutte le altre voci , che la feguono , fi rin- 
forzeranno egualmente con vigore. 

Egli è vero , che quefto effetto farà più tar- 
do in un petto giovane ; ma pure anche un gio- 
vane petto l'otterrà, benché infenfibilmente, al- 

lor- 



^ 9* 

lorchè una più mattura età gli darà più difcerni- 
mento per ben intendere quefta regola, e più for- 
za per ben efeguirla. 

Queft' iftefla regola deve porfi in ufo anche 
nel cafo contrario , vale a dire , quando fia ga- 
gliarda la voce di tefta , e debole quella di petto. 
Con quefta fola differenza , che in quello fi deve 
ritenere la voce di petto , in quefto quella di tefta 
fino a tanto che fi unifcano ambidue, e fi ugua- 
glino. 

Giunto a quefto punto , lieto lo fcolare per 
la vittoria delle due voci unite , con la fua pazien- 
te fatica patterà con minor pena allo ftudio , che 
gli produrrà l'acquifto del portamento di voce, 
tanto necelfario in ogni genere di cantare. 

Per quefto portamento non s'intende altro, 
che un paflàre, legando la voce, da una nota all' 
altra con perfetta proporzione , ed unione , tanto 
nel falire , che nel difcendere. Viepiù farà bello, 
e perfezzionato , quanto meno farà interrotto dal 
figliar fiato , poiché dev' effere una giufta , e lim- 

M 2 pida 



pida graduazione ,- che lo deve reggere , e legare, 
nel palFar che fi fa da una nota air altra. 

Acciò lo fcolare acquifti con facilità quefto do- 
no del portamento di voce, il miglior metodo è 
di farlo efercitare con un folfeggio vocalizzato con 
le due vocali A. ed E. , acciò quefte fiano egea- 
mente perfezzionate. 

Ma il propofto folfeggio dev' eflere fcritto con 
note bianche , ricompartite con moto retto , re. 
trogrado , e falti regolari ad arbitrio di chi lo fcri- 
ve> Neil 9 efecuzione di quefto folfeggio deve lo 
fcolare aftenerfi di prender fiato alle note , che fa- 
lifcono di grado 5 oppur di falto ; ma unicamente 
lo potrà fare a quelle , che difcendono. 

Ed acciochè quefta regola tanto neceflaria di 
non pigliar fiato , non riefca allo fcolare troppo 
ardua , e penofa ; fé egli foffe di petto debole, gli 
fi deve fcrivere il folfeggio di due fole note per 
battuta , e faranno due minime , dovendofi dare 
al tempo un moto lento, acciò la voce abbia libe- 
ro 



***** 93 

ro campo di ipanderfi; e lo fcolare non deve pi- 
gliar fiato dalla prima alla feconda nota , ma fol- 
tanto neir incominciamento della feconda battura. 
Se poi lo fcolare foftenefTe fenza liia pena quelle 
due note 3 allora fé gli potrà permettere, cha palli 
alla terza , ma non mai ad altre per non indebo- 
lirgli troppo il petto. Sicché , fé anche fi trovalfe 
uno fcolare fuor di modo robufto di petto , pure 
ancor quelli fi deve trattare colle medefime pre- 
cauzioni, che fi olfervano con un debole. Ed a 
favorire la robuftezza di quello petto , gli fi potrà 
accordare di palfar oltre, e prender fiato allora 
folo, che la matura età gli averà rela Porganizaz- 
zione perfetta, e forte. 

Dirò agli ftudiofi la ragione, per cui fi proi- 
bire allo fcolare di non prender fiato , quando la 
voce faie r di grado , e fé gli permette quando di- 
fcende, eccola : ella è per guadagnare così, e fog- 
gettare quella porzione di voce, che fi olferva di 
fua natura la più pigra, e mal atta air efecuzione, 
Sanno i Maeftri di quella belP arte, che qualun- 
que voce con difficoltà fale di grado: e più libera 
e franca difcende. M 3 Dun- 



94 gj^^% 

Dunque quefta regola ferve per vincere la dif- 
ficoltà di faiire , e Y ateo pratico dimoftrerà chiara- 
mente , che dovendo lo fcolare per un precetto 
deli* arte pigliare colla fua voce leggermente a po- 
co a poco la prima nota , e dovendo > per un al- 
tro precetto , paffare fenza pigliar fiato a prende- 
re la feconda coir ifteffa graduazione > egli fteffo 
per ottenerne un felice effetto t conferverà il fiato 
con tanta buona economìa > che io progreffo, ac- 
coftumando così i Mantici della voce a reggerla » 
graduarla , e ritirarla y egli fi renderà padrone di 
pigliare , ripigliare , e lafciare la voce , non che 
di prendere fiato fecondo il bifogno con infenfibi- 
le pena , e fatica. 

Io non nego > che al principio gli cofterà tra- 
vaglio , ma quefF ifteffo travaglio lo porrà poi in 
iftato di cantare con facilità y e piacere in ogni 
genere di ftile ; ed acquiftando così la robuftezza 
del petto 3 e la facilità di paffare graduatamente 
da una nota air altra , egli verrà a fare un impa- 
tto di voce così perfetto , che fi potrà dire : Egli 
eanta di cuore. 

Giun- 



H|| 95 

Giunto che farà lo fcolare a quello grado di 
foftenere, e paflàre le note fu ddette fenza pigliar 
fiato, dovrà continuare quello lludio, cantando 
folfeggj d'agilità fempre colle due propolle vocali 
A, ed E, e con quello efercizio fi renderà egli 
padrone di colorire a fua voglia qualunque paleg- 
gio con quella vera elpreflìone , che forma la can- 
tilena colorita col chiarofcuro tanto neceflàrio in 
ogni genere di canto. Con quelt' iftelfo efercizio 
acquiftando a poco a poco lo ftudiofo l'arte di 
graduare , e foftenere la voce , proverà poi una 
dolce facilità nel pertezzionare la melfa di voce , e 
ravvolgerà con tal leggerezza il lùo fiato; che ver- 
rebbe per altro interrotta , fé nel!' efeguirla vi fi 
mifchiaffe affanno , o fiato grotto. 

Terminato lo lludio del portamento di voce , 
deve lo fcolare applicarli all' appoggiatura , perchè 
non v' è altra cofa , che gli vada più unita di 
quella. 

L'appoggiatura non è, che una, o più note 
trattenute. Dividefi infemplice, e doppia, o fia 
gruppetto. La femplice è quando vien trattenu- 
ta 



9 6 £$Wp; 

v 

ta una nota fola. Se quefta nota viene trattenuta 
nel difcendere 3 chiamali appoggiatura di (òpra 5 e 
deve efTer concepita fempre d' un tuono intero ; fé 
vien trattenuta nel falire, dicefi appoggiatura di 
fotto, e deve effere concepita d'un folo mezzo 
tuono. L'appoggiatura doppia, o fia gruppetto 
è quando vengono trattenute più note; ed anche 
quefta ha luogo sì nel difcendere , che nel falire ; 
e perciò viene efeguita in due modi, come appari- 
le dal qui notato efempio. ==^^^3^— ^-^-^ 



Tanto Tuna 3 che 1- altra però devono fempre 
finire nella nota vera. 

Il valore dell' appoggiatura femplice deve cor- 
rifpondere alla metà della nota , che la concepi- 
re ; fé poi la nota farà di valore ineguale , in que- 
llo cafo l'appoggiatura vale due terzi. L/efeguir 
la a perfezzione non è veramente facile , perchè 
fé mai , forfè per diftinguerla 3 viene troppo cari- 
cata > elee allora dal buon ordine della proporzio- 
ne, e riefee in confeguenza cruda v e difguftevole. 

L' ap- 



^0^'^. 97' 

U appoggiatura , il Triiìo 5 ed il Mordente non 
fono in realtà che abbellimenti del canto ; ma pe- 
rò sì neceflarj, che fenza quefti egli farebbe infL 
pido y ed imperfetto 3 poiché da quefti foli ne ac- 
quifta elfo il fuo maggior rifallo* 

Con tuttociò avverta bene lo fcolare di non 
fervirfene che nelle Cantilene 3 e nelle efpreffioni 
convenevoli 3 giacché anche quefti abbellimenti 
non hanno luogo da per tutto : E pur troppo ta- 
luni 3 che ignorano quefta regola 3 ne fanno abu- 
fo. Che io dica il vero 3 bafta andare in Teatro 
per fentire 3 che un Cantante 5 una Cantatrice 3 
per ragion d'efèmpio, in un Aria d' invettiva 3 can. 
tando nel maggior fervore deir azione 3 accompa- 
gna con la fua fenfibile appoggiatura tutte le pa- 
role di Tiranno 3 Crudele 3 Spietato 3 e fimili, e gua- 
ita cosi il buon ordine della efclaraazione ; come 
lo dimoftrerò altrove. 

La regola 3 che ho data 3 di non doverfi ca- 
ricare Y appoggiatura 3 non è generale 3 ma fi ri- 
ftringe folo al canto ferio. Se la carica chi canta 

N nel 



98 

nel Buffo , non folamente non commette errore, 
ma ne ricava applaufo ; poiché queir ifteflà cari- 
catura, che fatta da un ferio ne caverebbe le ri» 
fa, fatta da un Buffo ne riporta le approvazioni. 

E mon di man .... con elle 
Vanno a ferir le fteile. 




ar. 



ARTICOLO IX. 

Della Meffa di Foce. 



T 

e grazie del canto, che fono quegli orna- 
" m menti, fenza de' quali rimarrebe fciapi- 
to, e diiguftofo ogni canto, fono : l'appoggia- 
tura , la meffa di voce , il Trillo , ed il Mordente. 
Dell' appoggiatura ne ho difcorfo nell' Articolo an- 
tecedente ; di quefti ne tratterò negli Articoli fè- 
guenti graduatamente ; Ed in quefto dirò della 
Meffa di voce. 

Meflà di voce chiamati queir atto , con cui il 
Profeflore dà a ciafcuna nota di valore la fua gra- 
duazione , mettendovi al principio poca voce , e 
poi con proporzione rinforzandola fino al più for- 
te, ritirandola finalmente colla medefima gradua, 
zione, che adoprò nel falire. 

N 2 Or- 



ioo JBW^**^ 

Ordinariamente quefta meda di voce deve 
porfi in ufo nel principio d' un Ària, ed in una no- 
ta coronata ; e fimilmente è necefìària nel prepa- 
rare una cadenza : ma un vero , ed ottimo Pro- 
feffore fé ne ferve in qualunque nota di valore , 
che trovi anche fparfa in qualunque mufical Can- 
tilena. 

Egli è certo , che la meffa di voce dà un gran 
pregio al canto 3 avvegnaché lo rende più dilette- 
vole all' orecchio , e fé quefta è efeguìta con per- 
fezzione, e con l'unione d' un Trillo baderà a far 
perfetta una cadenza , ed ardifco dire perfetto an- 
che un Cantante 3 avvegnaché quando quefti fi è 
refo capace di foftenere , e graduare fenza alcun 
difetto , e con agevolezza la propria voce , egli 
potrà fperare di aver pofleduto il fègreto non me- 
no, che l'arte fteffii. 

E^ a vero dire, deplorabile l'inganno di talu- 
ni moderni virtuofi di canto , che a fronte di sì 
falutevoli effetti , che quefta ifquifita regola pro- 
duce, la trafcurano , ed oramai l'hanno non quafi 
inutile folo , ma come dannofa mandata in bando, 

ed 



ed in oblìo. Non manca però qualche ardito , 
che per poter dire di ufar quefta regola, crede 
baftante cominciar la meffa di voce, e il preparar- 
vifi foltanto, ma ben tofto l'arditezza gli cade al- 
lorché vede, che gli Uditori , i quali afcoltano la 
fua voce sforzata, e talvolta di qualità cattiva, e 
difettofa , s' attediano , e fi divincolano fianchi d'u- 
dire, non ritrovandovi né arte, né graduazione 
( compagna fedele di quefta meffa di voce ) , né 
principio, né mezzo, né fine* 

Da un inganno paffo all' altro , in cui ritrovanti 
quei pochi Cantanti , che ufano quefta regola del- 
la meda di voce , lufingati di poffederla. Ma in 
realtà nel farfi fentire moftrano di non averla (In- 
diata. 

0Luefti intraprendono la meffa di voce con in- 
trodurvi una moltiplicità di note ; ma poi perchè 
ignari della maniera di confèrvare il fiato , e quin- 
di inabili a foftenerle , debbono il più delle volte 
terminare le cadenze fenza trillo, e fono per con- 
feguenza obbligati a tacere la nota finale. 

N 3 Olue- 



102 -j@W?© 



Quello , fecondo me , è un inganno dei più 
(blenni, e imperdonabile , perchè proviene unica- 
mente da irrifìeflìone , e temerità. Se coftui avene 
prima efaminato bene fé fteflb , e le fne forze , e 
ben ftudiata la regola da me commendata , non 
avrebbe certo intraprefo a fare fé non quel tanto , 
che aveffe conofciuto di potere efeguire con faci- 
lità, e ficurezza. Ma l' abufo di ftrafare è già trop- 
po introdotto nella gioventù de' noftri giorni , ed 
io forfè non bafto co' miei falutari avvili ad eftir- 
parlo. 

Farò nondimeno, per amor di giovare alla 
gioventù ftudiolà , ogni forza per introdurgli nelP 
animo amore a quello esercizio , ed odio alla pre- 
funzione. 

Gtual fia l' arte di render forte il petto , a far- 
lo abile in ogni genere di canto , P ho già infègna- 
ta negli antecedenti articoli. Supporto Pacquiflo 
d'una tal forza di petto, ne fegue ora a ragiona- 
re del modo , che lo fcolare deve avere per conlè- 
guire la facilità della mena di voce , e la perfez- 
zione. 



Re- 



Replico, che lo fcolare non deve prefumere 
di poter efeguire la mena di voce , fé prima non 
avrà acquiftata nel modo di fopra additatogli l' ar- 
te di confervare , rinforzare , e ritirare il fiato : 
giacché da quefto folo dipende il dare la giufta , e 
neceflaria graduazione alla voce. Trovandofi dun- 
que in Arato di foftenere le note di valore , dovrà 
lo fcolare efercitarfi a dare a ciafcuna nota la gra- 
duazione , e quel proporzionato valore, a cui pof 
fa fenza fua gran pena refiftere : vale a dire, da 
principio vi metterà poca voce, e poi con propor- 
zione Tanderà rinforzando a un certo grado do- 
vuto , dal quale finalmente la ritirerà con quei me* 
defimi gradi , che aveva adoprato nel falire. 

Non v' ha dubbio , che al principio ne prove- 
rà lo fcolare difficoltà non mediocre nell' efecu- 
zione di fàlire , e discendere con gradi ineguali. 
Ma quefta difficoltà gli verrà in parte fcemata, fé 
nel fare il detto efercizio pianterà bene la bocca , 
che la deve concepire. La bocca nell' intrapren- 
dere la nota dev' efTere appena aperta , giovando 
moltiffimo per far fortire la voce nel principio con 

dol- 



io4 é&&*4&* ■ 

dolcezza , per poi graduatamente rinforzarla con 
aprire la bocca fino a quel fegno prefcritto dall' 
arte. Avverta lo fcolare d'intraprendere l'eferci- 
zio della Meda di voce con moderatezza, perchè 
altrimenti correrà rifchio di flancarfi il petto , e 
quindi farà bene , fé nell' incominciamento di que- 
llo ftudio , che deve per altro efTere giornaliere , 
prenderà fpeffo paufa, e ripofo. 

Io mi fono dilungato più forfè del dovere, 
ragionando fu quella MeiTa di voce, ma a dirvela, 
giovani ftudiofi , mi (la tanto a cuore, che io non 
finirei mai di parlarne. Conchiudo col mettervi 
avanti agli occhj un quadro celebre ; intendo di 
dire, l'ottimo, e valorofo Cavaliere Don Carlo 
Brofchi, detto volgarmente Farinello, il quale, 
oltre tutte le grazie , e gì 5 ornamenti del canto , 
pofledeva la meffa di voce a tanta perfezzione, 
che , a fenfo comune > e mio , fu quella , che lo 
refe per fama immortale nel canto. 

Piacciavi , che io d'un Uomo sì valente, e 
mio dolciifimo Amico r poiché mi viene qui in ac~ 

con- 



concio , ve ne dica qualche cofa per un tratto di 
riconofcenza , e giuftizia. i 

Nacque il Cavaliere Don Carlo Brofchi nella 
Provincia di Bari nel Regno di Napoli ; fenza con- 
tratto potrei chiamarlo il Baldaffarre Ferri del no- 
ftro fecolo. Fino dalla fua prima età fi trovò for* 
nito dalla natura di tanti benefici doni , che fé la 
medefima ad altri ne accorda alcuni, a lui , fi può 
dire , che con prodiga mano glieli conceffè tutti. 
I Tuoi primi ftudj furono diretti dal celebre Nicco- 
lò Porpora , fotto di cui fece rapidamente tali pro- 
gredì, che la fua fama in poco tempo fi divulgò 
per tutta F Europa. La fua voce fu riguardata for- 
prendente, perchè perfetta, valida, e fonora nel- 
la fua qualità , e ricca nella fua diftefa per i pro- 
fondi gravi, ed acuti, che a' tempi noftri non fi 
è fentita V eguale- Fu anche dotato del dono d* 
un naturale creativo , il quale , condotto eoi fape- 
re, facea fentire cofe peregrine , e sì particolari, 
che non lafciò campo ad altri di poterlo imitare, 
L'arte di faper confervare, e ripigliare il fiato con 
tal riferva, e pulizìa, fenza mai farlo accorgere ad 

O la- 



alcuno, principiò, e terminò in lui; V intonazio- 
ne perfettiffima , lo {pianare , e fpander di voce , 
il di lei portamento , d'unione, l'agilità forpren- 
dente , il cantare al cuore, ed anche nel genere 
graziofo , ed un perfetto , e raro Trillo furono 
i di lui pregj uguali ; né vi fu genere ne IP arte, 
che da elfo non folle efeguìto alla perfezzione , e 
ad un tanto fublime grado, che fi refe inimitabile. 
Appena che fé ne fparfèro le nuove, i Teatri del- 
le primarie Città d' Italia fecero a gara per averlo, 
e in ogni parte , ov' egli cantò, ne riportò un ben 
meritato applaufo , a tal fegno , che ognuno pre- 
tefè di rifermarlo. Molte Corti d'Europa non 
tardorono di farlo chiamare , e da per tutto fu 
ammirato , contradiftinto , e ben premiato. Que- 
llo florido fuo corfo fu ne' primi anni della fua 
gioventù. Non per quello il noftro valent' uomo 
ceffo mai di ftudiare a un tanto fegno , che gli 
riufcì di cambiare in gran parte il fuo primo fare, 
fcegliendone un altro migliore ; e tuttociò fu da 
elfo intraprefo in quel medefimo tempo , che fi 
avea già fatto il gran nome. Ecco , caro lettore, 
un luminare, e decoro della noftra profeffione , 

che 



jjl«fc&«fc. I07 

che non folo fi fece diftinguere per la rarità de' 
fuoi talenti, ma ben anche ammirare per la favia 
fua condotta, per il fuo bel cuore in dare valevoli 
foccorfi al Tuo proflìmo , e di beneficare gì' inimi- 
ci fuoi fteffi. Se ne vive in oggi in una fua Cafe 
di Campagna nelle vicinanze di Bologna con quel- 
la quiete, che gli fomminiftra la ritiratezza. Se 
dunque un Uomo di tanto merito non tralafciò 
mai di ftudiare con tanta aflìduità , cofà dovran- 
no fare tanti altri, che adorati non fono dalla na- 
tura di fimili prerogative. 




O a AR 



ARTICOLO X 

Del Trillo y e del Mordente. 



® 




ra le qualità più neceiTarie, e tra gli ab- 
bellimenti vaghi dell' arte , de' quali de- 
ve andar fornito un Cantante, non v'è, a mio 
parere , qualità più intereflante , ne abbellimento 
più dolce di quello , che nella Mufiea ehiamafi vol- 
garmente il Trillo : quefto fa , che il canto all' 
orecchio , ed all' anima degli Uditori produca Pac- 
crefcimento , e il eolmo di tenerezza , di piacere, 
e d' amore. Abbia pure un Cantante bella voce, 
abbia facile efeeuzione, ed abbia ancor buon gu- 
fto ; nondimeno il fiio canto , fè non farà unito 
alla dolce grazia del Trillo , farà fempre imperfet- 
to , arido , ed afciutto. Efponéte in vifta un pro- 
feffore induftriofo nel congiungere un buono ftile, 
perfette cadenze , perfette fermate , e con perfet- 
tiffima efecuzione , ma fenza il Trillo : efponete- 
ne un altro, che non abbia quefta qualità; ma un 



*%fc 109 

folo perfetto portamento di voce , metodo , eono- 
fcimento , e direzzion della medefima , ma che ab-! 
bia il vago Trillo : chiedete poi al voftro Pubbli- 
co, che dia fopra quelli due Cantori la fua fenten- 
za. A che dubitarne ? Oluefto fecondo , ad alta 
voce, è il prefcelto , è il piaciuto , è l'onorato; 
perchè la bellezza, la perfezzione, e l'ultimo pu- 
limento del canto , è , in una parola , il Trillo. Ora 
alla voce comune del Pubblico, e air evidenza fpe- 
rimentale mi unifco anch'io, e mi avanzo ad ac- 
certarvi , che una cadenza quantunque comporta 
di due fole note , cioè . . .. meffo di voce ... e Trillo, 
bafta , e riefce perfetta , compita , e plausìbile ; lo 
che con la fola appoggiatura, fé correte alla no- 
ta , finale fenza Trillo, tutto languifce, e refta im- 
perfetto. Oh Trillo ! foftegno , decoro , e vita 
del canto ! 

E pure non fi può fé non con maraviglia, ed 
orrore vedere, che non ottante la chiara evidenza 
di tanti pregj , e della indifpenfabii neceffità del 
Trillo, a quefti giorni, che fon coftretto a ehig- 
marli infelici giorni , viene trafcurato, e negletto. 

O 3 E 



no J&&&%%%. 

E chi ne ha la colpa ? .... Perdonatemi , egregi] 
Maeftri di Mufica, fé mi efee dalla penna una vo- 
ce (incera, la colpa non è dello /colare. Lo so, 
che d' ordinario i Cantori , che fono sforniti del 
Trillo , chiamano ingrata la natura, che non glie- 
lo dette ; ma a torto ; quefta non è grazia nega* 
tagli dalla natura; con lo ftudio docile, paziente, 
e ben regolato , nella natura fteffa lo ritroveran- 
no. Ma qui ftà dove il Maeftro , e lo fcolare con- 
vien che a vicenda fi cambino gli ajuti. Mercechè 
il primo fé non trova nel fecondo difpofizion natu- 
rale, e capace forza a fuperar gli oftacoli indifpen- 
fabili per l'aequifto del perfetto Trillo, fi noja* 
s* inlanguidifce , e perde l'affetto allo fcolare; que- 
fto dall' altro canto intimorito , ed avvilito dalle 
(Irida dell' impaziente Maeftro , perde il genio, a 
poco a poco poi anche la volontà, e finalmente 
difperando di poter giungere ad un felice termi- 
ne, fiancato, tutte le vie poffibili cerca per devia- 
re , ed abbandonar quefto ftudio. Quanto so , e 
poflò, e gl'uni, e gi' altri prego di non lafciarfì 
trafportare, e correre a quefti eftremi, che fono 
di tanto pregiudizio non meno ai primi., che ai fe- 

con- 



Ili 



condi. Niun'arte s'infegna; ninna fi acquifta fen» 
za una infinita tolerante pazienza. 

Veggo a quefto paflò il quefito , che potrìa 
farmifi , cioè , che io dia una regola certa per for- 
mar fiftema da dirigere, e regolare uno (colare » 
che voglia impofieflàrfi del Trillo. Rifpondo , che 
poflò dirvi? confetto, che quefta regola certa fino 
ai momenti , in cui ferivo , non fi è ritrovata an- 
cora. Per non defraudarvi però di alcuni miei ri- 
fleffi , vi dirò , che in molte circoftanze ho ofTer- 
vato voci agiliflime a fegno , che quefte efeguiva- 
no qualunque paflàggio , e in ogni genere , e il 
più difficile ; paflaggj relativi anche al Trillo ; e al 
contrario ho oflervato voci di mezzana qualità , e 
pure fornite del Trillo. Dunque vi rimetto alle 
regole dettate da un autore di non picco! nome 
Pierfrancefco Tofi : dice queft' uomp ornatiffimo, 
che volendo il Maeftro compire le fue obbligazio 1 - 
ni , fervir fi deve , nell' infegnare, d' efèmpj vocali, 
fpeculativi , e ftrumentali , acciò il buono fcolare 
pervenga ad acquetare il Trillo ,,.. uguale, battu- 
to granito , facile , e moderatamente veloce : che fo- 
no 



112 jfg&$ 

no appunto le qualità più belle, e rimarcate da 
tutti gì' autori , e dalla comune efperienza della 
Profeffione. 

Per comune univerfal legge il Trillo vien com- 
porto Tempre d' una nota vera , e reale , con V ag- 
giunta d' una falfa. Egli deve Tempre principiare 
dalla nota falfa , e Tempre finire nella nota vera. 
La nota falla dev' effere Tempre d r un tuono inte- 
ro , e più acuto della vera, ed ambedue devono et 
fere ugualmente vibrate. 

Gluefto Trillo quantunque effettivamente fia 
un folo, pure le fue moltiplicate figure , e varie 
pofizioni , fanno che venga comunemente diftinto 
in otto diverfe fpecie. Così appunto lo divide il 
fopracitato Pierfrancefco Tofi nel Cap. del Trillo 
alla pag. 24., dove nonfolamente diftingue ogni 
ipecie con quelle pratiche ragioni, che ricavanfi 
dall'arte fteffa, e che indubitatamente vengono 
efeguitedai più valenti Profeffori, ma per mag- 
gior chiarezza dà infino a cadauna fpecie il fuo di- 
ftinto nome. EgH difcorre con tanta accuratezza 

di 



V 



N*sr 113 

di quefte òtto feerie del Trillo, che non potrei 
che replicare lo fteffo , fé voleffi ancor io parlarne 
diftintamente di tutte. 

Non voglio per quefto rimettere interamente 
lo fcolare alla lettura del Tofi : anch' io dirò fo. 
pra le tre fpecie più difficili del Trillo il mio pen- 
dere % e qual debba edere la loro vera, e giufta 
efecuzione. 

Di quefte tre fpecie , il primo fi chiama Tril- 
lo ere/cinto , perchè falir deve digrado. Il fecon- 
do fi chiama Trillo calato , perchè deve difcende- 
re ; di quefte due , Y uno, e l'altro devono ugual- 
mente avere un^ precifa , e diftinta graduazione. 
Gtuefto punto è tra' più difficili deli' arte, poiché 
è neceflària sì nei falire , che nel difendere una 
perfettiffima intonazione, deve il Cantante aver 
l'arte di faper foftenere, e maneggiare il fiato \ 
perchè non deve nel falire , e nel difcendere inter- 
rompere la (caletta ; e deve di più pafTare da un 
Trillo all' altro con tal purgata, e ficura propor- 
zjpne , ficchè l'iftefTa voce altro cambiamento no». 
-^ P fac- 



ii4 t&fm&t ■■ 

faccia, che panare elàttamente sì nel falire, che 
nel calare da un tuono all' altro. 

Quelle due fcalette di Trillo fatte a feconda 
della vera arte , devono certo apportare gran lo- 
de, ed onore al perfetto efecutore; ma gran fati- 
ca, e tempo gli deve anche collare il ridurre la 
palla della fua voce ad una felice efecuzione. 

La terza Ipecie vien chiamata Trillo raddop* 
piato ; quello duplicato , efeguìto con le dovute 
proporzioni , e con 1" arte di lòflenerlo col fiato , 
dandogli quel rinforzo , e diminuzione di voce , 
eh' è neceflària per dargli la fua vera forma, può 
fervir folo ; quantunque fatto fenz' altro ajuto di 
paflàggj , che lo vada a preparare in una nota di 
tenuta, o fia fermata , e la fua fola femplicità gli 
procurerà applaufi, e onori. Illuftriamo quella 
dottrina con l'efempio. . 

Figuratevi la nota di C-fol- fa-ut di Soprano 
fituata nel quarto fpazio. S' intraprende con la 
melìà di voce il C-fol-fa-ut, il quale fi deve tL' 

ra- 



fare a quella perfetta graduazione, che ci preferii 
ve l'arte, ritirata la voce al fuo vero punto, in- 
cominciar deve il Trillo folla nota fegnata come 
qui fi vede. 



j> ^r-.-Wi 



r^^^T^^g 




messa di voce Trillo raddoppiato 

La prima nota dunque fopra notata formar 
deve la mena di voce ; l'altra poi , che la (égue , 
è quella, che forma il primo Trillo; e fi vedono 
altrefi immediatamente in apprefio l'altre tre note, 
che lo ripigliano per paflàre di nuovo al fudetto 
Trillo : ma quefte però devono efiere impattate 
dallo ftefib fiato, fènza, punto dividerle con cari- 
catura di voce, ma con leggero, e legato moto 
devono ripigliare la nota del Trillo. 

GUiefto punto dell' arte farà eccellente ogni 
qual volta verrà efeguìto a perfezzione, neceflà. 
rio è però di non intraprenderlo alla^ cieca, né fèn> 
za un preventivo, e maturo ftudio, e poflèfto. 

P 2 Buon 



tts -0m 

Buon petto è necefiario per fortenefe la pri- 
ma nota ; arte per faper confèrvare il fiato ; é giu- 
dizio maturo per faper; partire il valore della Mef- 
{à di voce, acciò con valida forza conduca al mo 
perfetto fine il Tritio raddoppiato. In fomma io 
giudico , che chi non pofììede doni di natura , e 
d' arte , non fi cimenti al Trillo raddoppiato , poi- 
ché l'efecuzione farà fenza dubbio infelice. 

Dal Trillo nafce il Mordente. Giuefto idiffe- 
rifce da quello, perchè il Trillo, come fi è dettò, 
è comporto di una nota vera, e reale vibrata egual- 
mente con un altra nota un tuono più alta ; e il 
Mordente è comporto d'una nota vera , e reale 
con il battimento d'un altra nota falfà al difotto 
un mezzo tuono, e quefta nota falfa dev' effère 
percofla più lentamente , e con minor forza, e con 
minor valore della nota vera, e reale, nella qua- 
le però il Trillo, che né più , né meno, che il Mor- 
dente, Tempre terminar debbono egualmente. 

l'i- ■■ : /"'.") 

Il Mordente ha il fingolar vantaggio d' efier 
dall'arte framifchiato , ed avvolto in ognigenetìe 

i. 8 i di 



^jjUPNgig» '".7 

'di canto; tutte le volte però , eh' egli fia pofto nel 
fuo nicchio proporzionato , e giufto. Chi avrà 
la forte d' acquietare il Trillo, (peri pure di acqui- 
etare '.anche il Mordente ; ed io l'aiììcuro, che quan- 
tunque il Mordente deve effere più ferrato , e più 
veloce del Trillo, l'acquieterà facilmente lo (co- 
lare, le fi efèreiterà fovente in un Solfeggiò d'a- 
gilità, nei fiti dove trova le note puntate; e ghi- 
gnerà a formare fenza pena, e fenz' affanno queft* 
amabil grazia del Mordente, il quale farà fèmpre 
( piacevole, e grato egualmente che il Trillo, quan- 
do e l'uno, e l'altro faranno fenza difetto, fenza 
macchia, e faranno perfetti. 

Della perfezzione , e dei difetti del Morden- 
te , e del Trillo dunque in queft' ultima parte , per 
ultimo tratto dell' amore , che ho dimoetrato alla 
gioventù ftudiofà in tutti quefti miei piani ragio- 
namenti, rettami a parlare. Delle perfezzioni ne 
ho parlato di (òpra col Tofi. QLuì parlerò dei di- 
fetti. 

Fra i Trilli] i, più difettofi fono :il Caprinp, 
zWCavaVino. Ambidue fi commettono^ per- erro- 

■-2 Pj .v....,-. ,m 



ii8 t'étSte®*** 

re dei capriccio*! giovani , e indocili ai configlj de* 
loro Maeftri ; mercechè efcono dall' infallibile re- 
gola di battere il Trillo , foftenendo il fiato , ed 
unendovi nell'atto fteffo il lieve moto delle fauci ;, 
per mezzo di cui riducefi poi alla perfezzione do- 
vuta* Ognuno intenderà quindi , e conofcerà l'ori- 
gine del Trillo Caprino, e Cavallino, e la ragione, 
per cui portano quello nome impoftogli dai Pro- 
feflbri : voglio dire, perchè non prevalendoli il 
Cantore del moto delle fauci , ma folo del moto 
della bocca , ed a quel fegno, ed in quella guifa, 
eh' egli ufa di fare quando ride , ne viene per con- 
feguenza, eh' egli allora efeguifee al naturale il be- 
lar duna Capra, e il nitrir d'un Cavallo. Gluefti 
difetti del Trillo non fi riftringono già nelle fole 
fpecie fudette; ve ne fono degli altri molti, Ta- 
luni quefti difetti non hanno , formano nondime- 
no il Trillo orrido, ed ingratiffimo , perchè fò- 
ftengono il Trillo con moto lento ; perchè lo ftrin- 
gono fui bel principio ; perchè ne vanno varian- 
do il moto ora nel mezzo , ora nel fine ; quando 
appena che l'hanno piantato, l'abbandonano, e 
quando ihtraprefo, che l'hanno, non lo fanno ab- 
bandonare. ; I Sa- 



119, 

Saviamente dunque il Maeftro, doppo d'aver 
fpiegato al Tuo fcolare in qual maniera formar fi 
debba il Trillo , in quefto lo eferciti , contentane 
dofi fui principio di quel moto lento , e languido , 
che la puerile età fomminiftra al giovanetto , mo- 
ftrandofene pago , e foddisfatto ; così in progref 
Co incoraggito il giovane , ed aumentatali la forza 
della fua voce, formerà il Trillo vigorofo , e ro- 
bufto. Lodo la diligenza , l' amore , e l' arte del 
Profeffore, poiché mai devono eflère avviliti gli 
amorofi fcolari. E lodo la diligenza degli fcolari, 
che conofcendo da le fteffi di avere il Trillo di cat- 
tiva qualità, non contenti dei configlj del Maeftro, 
per fé fteffi, udendo valenti Cantori, s'induftria- 
no d* imitarli ftudiando fui vivo ; nò , che non è 
vergogna , né viltà copiare il bello , il buono in 
tutte le arti dagli Uomini valenti 

Ora pofTeduta che avrà un giovane in qualun- 
que modo la qualità d'un nobil Trillo, ftudiar de- 
ve di prevaletene con faviezza , giudizio , ed 3, 
propofito ; male fé il Trillo non è benfituato; peg- 
gio & lo fcolar e ne farà troppa pompa ; oltreché 

no- 



T20" -^^^ 

nojerà infinitamente , pregiudicherà di più il meri- 
to del canto fteffo : fé, per ragion d'efempio, lo 
mifchiafTe in un tempo d'una ficiliana, ne rifulte- 
rebbe tofto un pefnmo effetto, poiché il moto di 
quel tempo ricerca portamento , e infieme lega- 
mento di voce; e il Trillo poi gli recherebbe ca- 
ricatura. 

Ma Tempre io con gli fèolàri ? e mai debbo ri- 
volgermi con un atto di rifpetto ai Profeflòri? 
Maeftri vai eirtif fimi , voi, più che io non so, ve- 
dete la necefììtà , che ha il canto , di quefta divina, 
voce del Trillo , fenza di cui ogni Cadenza retta 
imperfetta , e langue. Sapete , che un Trillo di 
polla deve effer piantato in quella tale convenevo- 
le nota; nota bifognofa d'efìer vibrata, quantun- 
que cantabil fiala Cantilena ; perchè in altro mo- 
do refta fiacco, e languido il paffaggio; e fiacco, 
e languido il gruppetto, che la fegue. 

Riflettete dunque, che tutta la forza di que- 
fto ftudio dev* efiere regolata dall' arte , e dalla ra- 
gione , le quali dovranno darci un giufto , e con- 
venevole riparamento- ; Lodo il vii tuofo , che ili 

quel 



4j£irt*fc 



121 



quel luogo, dove la parola , e la Mufica richie- 
dono il Trillo , dia il Trillo, e non l'appoggiatu- 
ra; e dove richiedono l'appoggiatura, dia quella, 
e non il Trillo , perchè infallibilmente V effetto fa- 
rà migliore. In fomma dirò tutto in una parola , 
tuttoché il forte ftà in un perfetto giudizio , è 
conofcimento di prevalerli di quefte grazie dell' 
arte, che fono in foftanza il bello dell' arte fteflà, 
e la formazione d'un virtuofo ftile., che diftingue 
il Profeflbre dal mediocre , e dall' ottimo ; di pre- 
valerli dico di quefte grazie a tempo, e luogo. 




GL 



AR- 



ARTICOLO XI. : 

Delle Cadenze. 

#g=g ■ ' i .*. ..... » 

p 

erehè in due altri Articoli ho già parlato 
JBL della Mefla di voce , e dei Trillo , crede- 
ranno taluni , che fìa affatto inutile quefto delle 
Cadenze. 

Io so, che quelli tali fono di parere, che per 
chiudere perfettamente una cadenza baftar poffa 
un ammaffo di note circolate nelle voci gravi , nel- 
le voci di mezzo , e acute ; e bafti finalmente di 
compirla col folito Trillo. So, che per quefto fup- 
pongono, che non vi fia in tutta Parte niente più 
facile d'una Cadenza. Sì, m' è noto, che molti 
penfano così, ma fò pure, che g ingannano tutti 
di gran lunga : e non ho ribrezzo d'afferire, che 
la cadenza è anzi una parte fra le più fcabrofe , e 
fpinofe della Mufica vocale ; mentrechè per arri- 
vare a formarla perfetta fenza difetti, vi fi voglio- 
no fuperate moltiffime difficoltà. 

Per 



. Per conofcere , ch'io dico il vero , bafta il fa- 
pere quante cofe fi richiedono alla di lei perfez- 
zione. Tutte quefte neceffarie cose le anderò io 
qui dunque fpiegando efattamente» 

Primo : fi deve efier franco , e (Icaro nel mo- 
dulare ; fenza quefta franchezza fi corre rifèhio di 
piantare il Trillo in un altro tuono. Secondo : 
è neceflàrio di faper reggere, e mifurare ir fiato. 
Terzo : farà un gran vantaggio Teffer dotato di 
una mente creativa (e quefti fono quei tratti dell' 
eftro inaspettati, ed improvvidi, parti della mente 
creatrice, che fanno in un punto diftinguer T uo- 
mo, e portarlo coli' evviva alle ftelle) E per que- 
fto richiedefi un retto giudizio, che è neceffàrio 
per ben regolare ogni nota fino alla fua perfez- 
zione. 

Tutte quefte neceflarie qualità è in grado 
ognuno d' acquiftarle collo ftudio. E benché la 
mente creatrice fia ordinariamente puro dóno del- 
la natura ; pure, combattendo con lo ftudio, fi 
può ottenere per acquifto a tal fegno, che bafti 
a non far lo ftudiofo cattiva comparfà al paragone 

<Bl 2 di 



124 * *$** 

di quelli 5 che la riportarono per dono dalla na- 
tura. 

L'arte di faper foftenere, e mifurare il fiato, 
per reggere con le dovute proporzioni la cadenza 
dal principio fino al fine, per non effer mai co- 
ftretto d' interromperla , n' è il principale , e più 
neceffario guadagno y che deve far lo fcolare. 

Per quefto v' ho aggiunto la neceffità del ret- 
to giudizio come quello, che lo deve guidare a 
ben conofcer fé fteffo per intraprender folo quel 
tanto , che con ficurezza riufcir gli potrà , affine 
di sfuggire quel roffore , che gli cagionerebbe la 
mancanza di fiato ; e quefto medefimo errore non 
folo fa , che non tr ovafi più in iftato di perfez- 
zionare la cadenza con il Trillo , ma anche f ina- 
bilita a poter far fentire la nota finale ; lo fteffo 
giudizio gli deve fare altresì fcegliere un motivo 
confacente alia Cantilena della Mufica di queir aria, 
e alle parole, le quali fé fono nel genere di tene- 
rezza , e di amore , deve quella confondergli , 
e non tradir fé fteffo con una cadenza , che fervir 
deve folo per un aria agitata; così in tante altre 

paf- 



paffioni diverfe, ed oppofte, come farebbe nel ge- 
nere allegro , mal collocata riunirebbe quella ca- 
denza , che propria farla per queli' aria , che dice • 
Parto ma tu ben mio &c. Tuttociò accadendo, ve- 
defi che non è la cadenza regolata dal giudizio , 
ma (blamente dal capriccio , e da una volontaria 
trafcuraggine, 

E qui ha luogo quella domanda , fé faggia* 
mente penfino coloro , che credono acquiftarfi no- 
me , e credito col tirare a lungo una cadenza. 

Dico 3 che quelli fi pofìbno chiamar giudizio^ 
che non eccedono certamente mai fu quefto pun- 
to; ma regolati dal fapere, e dall' arte, conduco- 
no ai fuo fine la cadenza , fenza mai oltrepaflare 
quei limiti , che fogliono apportar noja. Chi trop- 
po intraprende , incontra fpeffo oftacoli, ai quali, 
per poi preftare un pronto rimedio, fi abbandona 
la graduazione, e Pefpreffione dovuta, e fi appi- 
glia air impegno della moltiplicità delle note , che 
non foftenute a feconda dell' arte, fi fanno fenti- 
re favolate, e replicati più volte i pafli fteffi. Per • 
quefto un vaient' Uomo , che fia coftretto a fate 

6t 3 una 



una cadenza concertata con qualche ftrumento 3 
fia da fiato , oppur da corda , mai oltrepafTerà i 
limiti , e non eccederà la miflira giufta T e conve- 
niente ; Il buono unito alla proporzionata brevi- 
tà procura a chi fé ne sa prevalere ftima univerfa- 
le. Reftaudo la voce totalmente ifolata dalla pri- 
ma fino air ultima nota della Cadenza r fi deve pur- 
garla da ogni minimo difetto: 1* intonazione y die 
fa la figura principale 3 deve foftenerfi nel fuo giu- 
fto centro > come altresì unir le fi deve la gradua- 
zione , l' efpreffione y e la forza , mediante là qua- 
le bifogna reggere la voce con quel brio % che di 
neceffità deve distinguere ogni nota fino al fuo 
punto finale,, e deve fopra tutto farfi fentire T ul- 
tima fiilaba della parola , ne lafciarla languente , e 
morta. 

Il fin' ora /piegato è lenza dubbio di fomma 
neceffità per ben concludere una buona cadenza > 
reftando quant' altro occorrer potrà al folo retto 
giudizio del bravo efecutore ; e quello y il quale fa- 
prà prendere dal motivo o fia dal corpo del ri- 
tornello di queir aria quel tal paflò 3 che frami- 
Ichiato con giudizio più s'accorderà col redo di 

fua 



firn invenzione , ne riporterà particolare applaufo. 
La ftudiofà Gioventù può , mediante una collan- 
te fatica, facilmente pervenire al pofleflò di un sì 
vantaggiofo dono , e lo deve riguardare come pre- 
cetto deir arte ftefTa* E' dunque facile , o diffici- 
le F impofTeflàrfi di tutte le fudette doti ? certa- 
mente devefi con ogni franchezza confeflàre , che 
fia {òttimamente difficile; e perciò chiunque vor- 
rà riufcire, non dovrà rifparmiare fatica, né at- 
tenzione per ben apprendere le inftruzioni de' bra- 
vi Maeftri, e feguire gli efempj de* migliori Pro- 
feffori. 

Ogni fcolare adunque pervenuto che (ara al 
termine di foftenere la fua voce, non deve trafcu- 
rare, mediante i fovj dettami del fuo Maeftro, d'in- 
cominciare ad efercitarfi a piantare la fua cadenza, 
la quale quantunque fui bel principio non dev* ef 
fere che di poche note, Pefercizio però continua- 
to gli fomminiftrerà a poco a poco il modo d'im- 
poffeffarfene , e lo renderà nelP avvenire , col cre- 
scer delle di lui forze , e con P arte , che anderà 
acquiftando , in ftato di tempre più accrefcerla , e 
formarla perfettamente. La cadenza è neceffària 

in 



ia ogni appropriata finale, e quantunque l'aria, 
o altro fia fcritto dal Maeftro con arte , fapere , e 
gufto , non facendofi da chi canta la cadenza , re- 
fta il tutto imperfetto , e languido. 

Il Maeftro deve bensì a fuo tempo obbligare 
il fuo Icolare ad ubbidire ; ma dev' efière anche di- 
fcreto nel pretenderne folo quel tanto , che non 
gli guafti la voce , né gY indebolita il petto , e de- 
ve contentarli di quel poco, che baftar pofla ad ao 
coftumarlo per unire una cadenza con il Trillo, 
che fia confacente alla fua età , e forze. Si ufo in 
alcune fcuole metodo differente, non permetten- 
dofi allo fcolare d'intraprendere a fare una caden- 
za, fé prima non fia di una certa età, che fi chia- 
ma convenevole , e fi crede di non poterlo far pri- 
ma , affine di non pregiudicargli il petto. Gtuefto 
ritardo porta uno fvantaggio grandiffimo allo fco- 
lare ; è però maggior danno , ed errore il permet- 
tergli di prender più volte fiato , perchè concluda 
la cadenza a pezzi , e bocconi. GUiefto lo foglio- 
no chiamare ripiego dell' arte , ma in realtà è una 
cofa oppofta a tutte le regole, che anzi ci dettano 

il 



4&&&1&* 12-9 

il contrario. Il miglior metodo , ed il vero ripie- 
go' è quello, che io ho qui fopra propofto : dun- 
que chi ftudia cominci per tempo ad accoftumarfi 
a fare la Cadenza; non fi proponga che quello , 
che fenza ma pena, ed incomodo gli può riuscire; 
fi fermi m quefto metodo qualche tempo , finché 
acquifterà convenevoli forze ; e poi cammini con 
le mddette acquiftate forze, e a proporzione con- 
tinui ad andare fempre avanti. 

Chi feguirà la propofta regola , ficuro farà di 
non errare; anzi, a mio credere, riufciranne fi- 
curamente. In ogni arte l' adattarfi per tempo a 
fare quanto da effa vienfuggerito, ne procura una 
ben follecita , e quafi certa riufcita ; purché fia il 
tutto guidato con lafolita cautela, e giudizio, che 
farà regolato dal favio Maeftro, a cui deve lo (co- 
lare ciecamente ubbidire, e mai allontanar fi dai 
di lui detaml 




r AE> 



ARTICOLO XII. 

Dell' agilità della voce. 



T 

e rifleffidni fin qui da me efpofte fono tut- 
■ » ^ te adattabili ad ogni forta di voce , e ad 
ogni petto. Di fatto l' Intonazione , l'unione de* due 
Regijlri , la mefa di voce , V appoggiatura , il porta- 
mento , il Trillo , il Mordente , e la Cadenza pofio- 
no , e devono efiere efeguiti da ogni Cantante ; 
fiechè , quand' anche non aveflè riportato dalla na- 
tura quefti doni , egli può confeguirli con lo ftu- 
dio, e con l'arte. 

La fola agilità di voce è quei fingolariffimo 
dono di natura , che , qualor fu da quella nega- 
to , non fi può più in maniera alcuna acquiftarlo. 

Egli è vero, che ai noftri dì non mancano, 
fenza fare ingiuria a veruno dei prefuntuofi Can- 
tanti , quelli che credono di avere quefta agilità di 

vo- 



voce. Ma dall'infelicità, con cui la efeguifeono, 
chiaramente dimoftrano d'effer poveri di quefto 
dono. 

IL mio intendimento folo è di qui (velarvi d'on- 
de foglia venir quefto disordine, e come potreb- 
befi toglierlo dalla noftra Profeffione. 

Confeflò , che doppo molte mie ferie rifleffio- 
ni fu quefto punto , non ritrovo altro da poter dir- 
vi, fé non che, o la fatta opinione de* Cantanti, 
che credono non poter eglino piacere , e farfi me- 
rito fe non cantano d'agilità; e perciò avidi d'ap-- 
plaufo fi sforzano ad efeguirla in qualche modo; 
oppure proviene dal cattivo metodo di que' Mae-- 
ftri, che quantunque non ritrovino nello (colare 
principio alcuno di difpofizionè naturale , pure 
l'obbligano a cantare d' agilità , e gliene danno 
tutti i precetti, i quali poi formano in lui o come 
un ufo d' efeguirla , o anche una ferma , benché 
falla credenza di perfettamente poffederla* Ma e 
quelli s'ingannano nella loro opinione, e quefti 
nel loro metodo, duelli , perchè è faifo , come 
lp dirò in un altro Articolo , che fia la fola agilità 

R 2 di 



132 £&&&ftteQ, 

di voce quel pregio , che rende degno di ftima, e 
d' onori il Cantante : quefti , perchè è impoffibi- 
le , che uno (colare , che ha una voce pefante , e 
cruda , pofla col folo ftudio formarla perfettamen- 
te agile , e paftofa. 

L' agilità di voce non può effere perfetta , fé 
non è naturale; e fé non è perfetta, invece di re- 
care all'uditore piacere, e diletto, gli apporta no^ 
ja 3 ed affanno. 

Chi dunque non T ha dalla natura, neppure 
deve perdere vanamente il tempo col tentar d* ac- 
quiftarla, né deve gettar la fatica, e il fiato col 
cercar d' efeguirla , così pure il prudente Maeftro, 
ritrovato lo fcolare fenza difpofizione naturale per 
cantar d'agilità , invece di condurlo per quefta 
ftrada , egli deve additargliene un' altra, giacché 
in quella Profeffione , le vie fono molte , varj fo- 
no i generi , ed i caratteri per giungere ai defide- 
rato onore d' effere un ottimo, un egregio vir- 
tuofo. 

Se poi P efperto Maeftro conofce , che il fuo 
fcolare ha mediocre difpofizione per cantar agile, 

de- 



deve ficuramente incamminarlo per quel tanto che 
(tender fi potrà la fua abilità, come altresì per am- 
pliare quel fuo ftile 5 che già gli va formando* 
Grande attenzione devefì praticare nel tempo di 
quefto ftudio , giacché per non fnervare la forza 
del petto delio fcolare , non fi deve caricarlo di 
una fatica eforbitante , né tampoco pretendere 
(quantunque il folfeggio formato fia di un tempo 
vivace) di obbligarlo ad efeguirlo in quel medesi- 
mo moto, che lo ricerca l'iftefla Cantilena. L'u- 
tile più ficuro fi ricava facendolo vocalizzare con 
diftinzione , e pofatezza , acciò ogni nota fia ben 
intonata 3 e purgata da ogni minimo difetto. 

(BUiefto regolato ftudio deve impreteribil- 
mente efegurfi a tenore dell' età , e delle forze di 
ogni feolare , al quale , acquietata che avrà mag- 
gior robuftezza, deve il Maeftro ftringere infènfi- 
bilmente il tempo, il che regolato a mifùra ne 
produce poi l' effetto , che in progreffo egli fcio- 
glierà la voce a quel giudo grado , che la condu- 
ce alla vera velocità del moto , come dalla esperien- 
za ne fiamo accertati. 

R3 Si 



134 i^W% 

Si è ofTervato, etutt' ora fi offetva, chela 
benigna natura con liberalità concede ad alcuni 
un efecuzione nell' agilità si felice , che fènza pun- 
to di ftudio , tutto quello , che intraprendono , 
riefce loro faciliflìmo. Oluefto ftraordinario do- 
no fé farà fecondato dalle regole dell' arte , e da 
una purgata modulazione non folo fi dovrà loda- 
re, ma fi dovrà ancora ammirare. Suole accade- 
re per lo più a quefti tali , che invaghiti di que- 
fta loro naturale profperità, poco badando ad ogn* 
altro , che fa d' uopo per unire un perfetto , e va- 
riato Itile di cantare fenza rifleffione, coftantemen- 
te confcrvano quefta fola maniera di cantare , e 
non penfando, che nell' avanzar poi nelP età farà 
loro di gran detrimento , poiché perdendo il pet- 
to il fuo primo vigore, non folo fi trovano inabi- 
litati a profèguir ciò; ma ben anche incapaci ad 
abbracciare altro metodo, IlMaeftro dunque de- 
ve per tempo penfare a tutto ciò , ed incontrando 
un abilità fumle, non deve trafcurare fui bel prin- 
cipio, che lo fcolare faccia quel confueto, e re- 
golato ftudio , per mezzo del quale poffa appigliarfì 
ad altro fiftema , nel eafo che fi andaffe a perdere 

il 



il vigore dell* agilità. Vi fono molti ancora, che 
fi credono di bene efeguire 1* agilità , purché di 
quattro note ne facciano fentire la prima, e 1* ul- 
tima con tacere le altre. Otuefta invero non fi può 
chiamare agilità , ma piuttofto una irregolare in- 
traprefa contraria alle leggi dell' arte. Al contra- 
rio di quefti altri credono di farli ftimare bravi 
con battere tutte le note con finifurata forza , e di- 
fuguaglianza di voce , ponendo affatto in oblio 
quella dovuta graduazione , ed impatto , che di 
neceffità unir vi fi deve , per formare una efecu- 
zione perfetta; altri finalmente fono Itati oflervati, 
che oltre ai fuddetti difetti fi fervono del moto 
della lingua , credendo per mezzo di quefta di 
trarne facile efecuzione. Ogni (colare deve dun- 
que fapere per non errare, che la bellezza di ogni 
genere dì paflàggio , per Jbene efeguirlo , confi- 
fter deve nell' intonare , e che la vera ma efecu- 
zione deve eflèr prodotta dalla leggerezza delle 
fauci , accompagnata, e foftenuta dalla robuftez- 
za del fuo petto. Così facendo , egli farà fentire 
didimamente ogni nota , faprà granirne, e vibrar- 
ne tante altre , fé la Cantilena del paflàggio lo ri- 

chie- 



136 >&«*ft*l 

chiederà 3 e così uguagliando la voce, potrà por- 
tarla al più veloce moto , e il renderà poflèffore 
dell' altro dono di colorire ogni paffaggio col pia, 
no , e forte tanto neceflario per dargli la fua do- 
vuta graduazione , ed efpreffione. 

In quefto Audio non deve mai il Maeftro in- 
caminarvi il fuo fcolare ; fé prima non gli farà per. 
dettamente riufcito di unirgli i due regiftri della 
voce, da me divifato nell' Articolo Vili. , perchè 
altrimenti fi farebbe fentire fenfibiimente la loro 
disparità. 

Si deve badare ancora di acquiftare per mez- 
zo d'uno ftudio, di cui già ne trattai negli ante- 
cedenti Articoli, l'Arte di confervare, e ripiglia- 
re il fiato, poiché fenza di quefti non fi potrà mai 
efeguir bene canto alcuno d'agilità. Chi vorrà 
in conclufione con ficurezza, e follecitudine ac- 
quiftarfi la fudetta agilità deve affiduamente con 
attenzione efercitarfi nel vocalizzare. Si ricordi 
lo fcolare di perfettamente piantare le vocali, ac- 
ciò non refti pregiudicata la bellezza di ogni paf 
&ggi° 5 e & la vocale E non farà piantata nel fuo 

ve- 



40*»**, 137 

vero punto, corre rifchio di riufcir ridicola ai pa- 
ri dell' /. , e dell' Ù. Io la chiamo ridicola, per- 
chè ordinariamente non riefce bene il paflàggio 
piantato fopra le vocali /., O. , U. t che con altro 
nome la noftra Profeffione le chiama proibite; per 
altro io devo avvertire lo feolare ad afluefarfi a vo- 
calizzare anche quefte, poiché qualche volta la ne- 
ceffità richiede di dover piantare il paflàggio an- 
che fopra quefte, e fpecialmente fopra 1*0; per- 
chè però quefti cafi fono rari , così lo feolare fa- 
rà bene ad efercitarfi più di tutto fopra le vocali 
A 3 edE. 

Il valente Maeftro deve guidare ogni feolare 
per la retta via, acciò fi perfezzioni fu quefto di£ 
ficiliffimo genere; e chi pofièderà un perfetto Tril- 
lo , non deve eflère avaro in framifchiarlo a prò- 
pofito in qualche nota per dargliene maggior ri- 
folto, e bravura ; così anche prevaler fi deve in 
un fito convenevole del Mordente , e giova infi- 
nitamente per vibrare , e ravvivare ; come pure in 
un tempo di Siciliana conviene framifehiarvi lo frì- 
volo, e lo /tra/cino, purché fiano pofti ne' fiti con- 
venevoli , e fatti con le dovute proporzioni. Si 

S do- 



138 -#*?**> 

dovrà però fempre foftenere la voce al fuo grado 
dovuto , perchè abbandonandola fé le toglie il 
maggior pregio ; E perciò devefi attentamente ba- 
dare alla proporzione dovuta , con regolare infie- 
me gli acuti con dolcezza, e facilità, fpogliando- 
li totalmente di quella porzione di crudezza, che 
offende l'udito; un tal modo di efeguire deve fen- 
za dubbio condurre ogni fcolare a quella vera per- 
fezzione , che può mai defiderarfi. Sin' ora ho 
ragionato fu l' agilità naturale , paffo adeflo ad efa- 
minare gl'altri generi, che framifehiar fi fogliono 
con queft' agilità. 

Il primo genere fogliam chiamarlo Martella- 
to. Q.uefto confitte nel battere alcune note fimili. 
Deve dunque la voce ripercuotere le medefime no- 
te più volte , e delle quattro la prima dev' effere 
più acuta delle altre tre fcritte nella medefima li- 
nea. 

Gluefto genere di agilità è difficiliffimo ad efe- 
guirfi a perfezzione , poiché per ben riuscirvi fa 
d'uopo avere una voce agiliflìma, un genio par- 
ticolare per applicarvifi, ed uno ftudio indefeffo. 

So- 



WHih 193 

Sopra ogni colà, prima d'intraprendere qua- 
tto ftudio, egli è neceflàrio d'avere l'arte di per-» 
fettamente reggere il fiato, di poterlo diftaccare, 
e ripigliare fenza fatica ; bifogna poflèdere una 
purgatiflìma intonazione , acciò ogni nota martel- 
lata fia didimamente intonata. Gluefte note devo- 
no eflère diftinte leggermente , e rinforzate folo 
in quel luogo , che la ftefla Cantilena il richiede , 
poiché fe eccedono nella caricatura , rendono la 
Cantilena fomigliante al canto d" una Chioccia , che 
ftrepita , ed aflorda, lieta di aver fatto un Uovo. 

©luefto genere d' agilità fi può dire in oggi 
fuor d' ufo appunto per la fua difficile efecuzione. 

Gli ultimi Profeuori, che con tanta facilità , 
emaeftrìa fi fervirono dell' agilità Martellata , fu- 
rono Àgoftino Fontana fcolare di Antonio Pafi, e 
la Vifiontina di Milano. 

Dopo quelle due non fi ha ancora fèntita al- 
tra voce, che abbia perfettamente efeguito quello 
genere d'agilità Martellato* e temo, che la no- 
ftra Profeffione non ne acquieterà nemmeno più, 

S 2 fé 



fe i novelli fcolari , dopò aver riportati dalla natu- 
ra i fopra noverati neceffarj doni, non fi daranno 
anche la fatica di fare a tal fine un ben lungo , e 
diligente ftudio. 

L'altro genere fi chiama cantar di sbalzo , fia 
emetto formato con note di valore , oppur di mi- 
nor valore, è fempre un cantar d'agilità nel ge- 
nere il più difficile , e penofo per ben impofTeflàr- 
fene. 

Il Maeftro deve dunque efaminare prima fé in 
ciò pofia riufcire il fuo fcolare, mentre non cono- 
scendolo abile, non deve né forzarlo, né obbli- 
garlo, ma deve contentarfi di efercitarlo nell'al- 
tro metodo naturale, che forfè gli farà più riufci- 
bile , fenza fargli perdere il tempo inutilmente. 
Nel già propofto genere di cantare , per eflèr be- 
ne appropriato , fi ricerea una voce robufta, fo- 
nora, agile, e ricca di profondi gravi, ed acuti, 
quantunque fia voce di foprano; non ritrovandofi 
unite tutte quefte prerogative non fi deve aflolu- 
tamente neppur tentare di apprenderlo. 



Il 



Il cantar di sbalzo richiede uno ftudio parti? 
colare, e totalmente ièparato da tutti gl'altri. Wl0 
tonaztone, per efempio, quantunque ridotta per- 
fetta in ogni altro metodo, in quefto deve edere 
ftudiata di nuovo per accoftumar la voce a sbalza- 
re da quel grave a queir acuto, intonandolo a per- 
fezzione. * 

Si crederà da taluni efifer ciò facile, ma in re- 
altà non è , perchè oltre lo sbalzare con perfetta 
intonazione è neceflàrio di dare una bilanciata mi- 
fura alia voce sì nel sbalzare falendo , come discen- 
dendo ; è naturale, che in fé fteflà la corda grave 
deve efTer vibrata , oppur foftenuta con forza fe- 
condo il bifogno , eppure anche Y acuto , comun- 
que fi adopera , convien fempre trattarlo con dol- 
cezza , purché fra l' uno , e l' altro refti fempre con- 
fervata una proporzionata corrifpondenza. Ne- 
cellàrio anch' è , che 1* efecuzione perfetta vada 
unita col portamento di voce, giacché fe quefto 
non lega la prima con la feconda nota , fi fentirà 
quel diftacco, che folamen te conviene a chi canta 
il Baffo, oppure a quel Buffo, che coi fuoi sbalzi, 
e caricature ottiene le rifa, e Papplaufo; il diftac- 

S 3 ca- 



142 40?®^ 

care qualche nota farà anche permetto a chi canta 
il ferio, fé lo farà a propofito, come per ravviva- 
re la fine a? un paflàggio , oppure fé vorrà dar ri- 
fatto in quel proporzionato luogo, che crede con- 
venevole. 

Anche in quefto genere di cantare, come l'ho 
inculcato in tutti gl'altri, la cofà più neceflària per 
ben riufcire , è l'arte di fàper confervare, e ma- 
neggiare il fiato. Per arrivare al poffeflò del fà- 
per cantare di sbalzo , lo ftudio più ficuro fi è di 
principiare a sbalzare con la voce, con note di va- 
lore, e quefte ben intonate, fermando la voce , e 
panando un numero di note fenza pigliar fiato % 
colla cautela fempre di non sforzarfi per non pre- 
giudicare il petto* 

Gtuefto metodo faciliterà allo fcolare l'efecu- 
zione panando all' altro ftudio con note di minor 
valore; l'intonazione ftabilita col fudetto ftudio, 
e l'arte di faper confervare il fiato faciliteranno a 
lui quefto altro genere più ftretto , e in confeguen- 
za più difficile. 



Il 



Il folfeggio non deve però efiere (blamente 
tefiuto coi falti regolari , ma vi devono enere fram- 
jnifchiati ancora gì' irregolari , acciò lo fcolare non 
trovi nel!' avvenire veruna cofa , che lo imbarazzi. 
Si deve finalmente efàminare, che efercitandofi lo 
fcolare sbalzando dal grave all' acuto , qual rego- 
la pofia egli praticare, acciò ne ricavi un ficuro 
profitto. Se il Maeftro vorrà fèguire quel meto- 
do , che profittevole è flato riconofciuto nelle buo- 
ne fcuole , deve egli dire allo fcolare , che la pri- 
ma nota , eflèndo fituata nei grave , e la feconda 
nell'acuto, deve prendere queft' ultima con l'ap- 
poggiatura di fotto vibrata. 

Ma dato ilcafo, che non fi ammettene l'appog- 
giatura fudetta alla feconda nota , quale effetto ne 
rifiaterebbe ? fecondo il mio debole intendimento 
non potrebbe che riufcir cattiva , poiché fé quefto 
genere di cantare vien chiamato di bravura, piglian- 
do la feconda nota fenza l'appoggiatura vibrata , 
perde immediatamente quel fùo connaturale valo- 
re , che è tanto necefiario per quefto genere di 
cantare ; Infatti facendofene la prova , ogn' uno 

co- 



144 

eonofcerà , che è più che vero quel che fin' ora 
ho detto : certo , che anche in un Aria cantabile 
fi è coftumato , e tutt' ora fi coftuma , di fermar 
in qualche luogo proporzionato la voce in una 
nota grave , e pafiàre ad un acuto , di pigliar poi 
quefto acuto con l'appoggiatura; ma è altresì cer- 
to, che riuscirà meno fenfibile , perchè il moto 
del (alto viene ad eflère più lento. Si ofièrva oh 
tre di ciò, che nello ftefio genere cantabile, do- 
vendoti prendere la nota grave, e paffare alia fe- 
conda, ofiafettima, oppure ottava della prima, 
non fervendoti dell' appoggiatura , ma prefà la no- 
ta, che forma la fèttima , oppur l'ottava conia 
voce legata , fenza pigliar fiato , fé ne ricava un 
ottimo effetto. 

Quefto metodo però non fi deve chiamar di 
bravura, ma bensì cantar legato, e portato, il qua- 
le efeguìto a dovere , e bene annicchiato , pro- 
durrà l'approvazione univeriàle. 

Fin qui abbiamo ragionato fopra tutte le re- 
gole dell' arte; ne' feguenti Articoli ragioneremo 

de' 






*<ftfc 145 

de' ftudj , che deve aver fatti un Giovane innanzi 
di prefentarfi al Pubblico con l' arte fua del canto^ 

A chiudere quello Articolo , mi vien talento 
di inoltrare ai Giovani ftudiofi un tratto di lìnee. 
ro amore; e quell'avvertimento dargli, che dette 
a me un valorofo , ed amorofo mio Maeftro, co- 
me caparra , e memoria dell' affetto , con cui mi 
aveva infegnato; e per cui l'avrò finché vivo Tem- 
pre (colpito nel cuore. Avvertite , Giovani , a non 
edere mai timidi , mai fiacchi , mai paurofi qualor 
dovrete cantare al Pubblico ; fpirito vi è bifogno , 
fpirito, coraggio, animofità; poiché altrimenti 
tutto vi riufeirà male , languido, e deprezzatale. 

So , che la timidezza è affai connaturale ai prin- 
cipianti ; perciò farà cura d'un deliro Maeftro, 
allorché trovafi con uno (colare capace a cantar fo- 
lo, che lo produca a poco a poco in Pubblico; 
prima avanti apertone confidenti, ed amiche, e 
poi graduatamente in adunanze più numerofe^ e 
di rifpetto. 



No- 



i A 6 ^^^^ 

Notate bene però, che ho detto fpririto , fpi- 
rito, ma non ho pretefo di dire sfrontatezza, e 
temerità. La modeftia in un Cantore bravo unita 
a tutte le doti e di natura, e di ftudio ferma T am- 
mirazione del Pubblico , e rifquote l' applaufo fodo, 
e durevole. 

Non vi dimenticate mai cantando di efler pre- 
fenti a voi fteffi; non fvagati, non diftratti, mai 
di mala voglia ; e poiché V uomo non è fempre 
della ftefla difpofizione , e volontà ; ma or lieto, 
or malinconico , e trifto ; conviene in tal cafo , che 
il giovane vinca la naturale difpofizione , in cui ri- 
trovafi , dovendo cantare al Pubblico in quel gior- 
no, e far forza a fé fteffo con farfi lieto, gioii vo 
per virtù , fé noi può in quel tempo per natura : 
come la fvogliatezza, la noja è quella, che partorì- 
fce, e produce un canto languido, e difguftofo 3 
che fa dire agli Uditori : quando fini/ce queft' Aria; 
così la letizia, lo fpirito, e la vivacità producono 
lieto il Canto , e foave , e giocondo all' orecchio 
degli Uditori, per modo che ne reftan contenti 
e chi canta , e chi ode cantare ; e s'ode talvolta il 

da 



a£&^-^ 



147 



da capo , da capo. Ma la maggior produzione pe- 
rò di quefta letizia , e vivacità in un Cantore fi è 
il rendergli più facile l'efecuzione , ed ecco vene 
la ragione evidentiflìma, giacché in quello cafo il 
Profeflòre avendo in fé raccolti tutti i fuoi penfie- 
ri, ed avendo la lieta volontà di cantare, egli vi 
s'impegna così, che con la mente valèmpre pre- 
vedendo il canto che fegue, e quefta è quella fa- 
mola prevedenza , che lo prepara alla efècuzione , 
e che la rende più facile a lui fteffo , e più bella , 
grata , e gioconda all' Uditore, 




T <z 



AR 



ARTICOLO XIII.; 

Delle cognizioni, che deve avere chi vuol 

recitar bene in Teatro. 




on è dunque , ficcome ho detto innanzi \ la 
fola bellezza, ed agilità di voce, che di- 
ftinguono con Angolarità un virtuofo , ma anche 
un eccellente modo di recitare deve lo fteffo effet- 
to produrgli , e infieme gradimento , e lucro mag- 
giore. 

Recita bene un Attore allqr quando, inve- 
rtendoli forte del carattere di quei Perfonaggio , 
che rapprefenta, lo fpiega ai naturale e con l'az- 
zione , e con la voce, e cogli affetti proprj , e con 
tanta chiarezza io ravviva , che l'Uditore dice 5 
quefto veramente è, per ragion d'efempio, que- 
llo è Cefare : quefto è Aleffandro. 

Ora un Attore non potrà mai con naturalez- 
za efprimere quefti affetti , né con chiarezza farne 

co- 



Nftli *49 

conofcere agli fpettatori gli effetti , s* egli non com- 
prende la forza delie parole ; fé non fa il vero ca- 
rattere della Perfona .-, che rapprefenta ; eife non 
parla una buona Tofcana favella. 

Per acquietare quefte diverte cognizioni , tre 
differenti ftudj convengono ^d un Attore ; cioè 
lingua latina ; IJloria \ e lingua Italiana. 

La virtù , e la forza d' una parola non rilevafi 
fempre dalla di lei fola natura , ma ben fpeffo la 
maniera , con cui viene proferita gli leva , ovvero 
aggiunge forza : quefta maniera di proferire ap~ 
prendefi dallo ftudio Grammaticale. Di fatto , co- 
me fi feri ve , così appunto devefi anche parlare ; 
e ficcome chi legge y non potrebbe intendere , o 
almeno facilmente s'ingannerebbe a ricavare il 
vero fenfo d' una fcrittura fenza virgole , e fenza 
punti : così anche chi afcolta uno a difeorrere, 
e non lo fente mai a fare interrompimenti , né a 
cangiar Tuono di voce , non lo potrà mai capir 
bene. Dalla Grammatica s' impara quefto regola- 
to modo di fcrivere, di leggere 5 e di parlare, t 

T 3 At- 



Attenti pure al difcorfo d'un buon Oratore, 
e fentirete quante pofe 5 quante varietà di voci > 
quante diverfe forze adopra per efprimere i fuoi 
fenfi; ora inalza la voce, or V abbaila, or l'affret- 
ta, or Fincrudifce, ed or la fa dolce, fecondo le 
diverfe paffioni , che intende muovere neir Udito- 
re. Perchè poi le regole Grammaticali non fono, 
che Teoretiche , così bifogna apprendere la prati- 
ca dalla lettura de' Tofcani libri , e dall' afcoltare 
Italiani Oratori. Mi piacerebbe il leggere , quand' 
uno ritrovafi folo nella fua Camera qualche buon 
libro , fpecialmente di Poesìa, ad alta voce, e que- 
fto è Pefercizio più utile, ed è modo facile per ar- 
rivare a difeorrere con i dovuti interrompimenti, 
e cangiamenti di voce : in confeguenza anche a 
recitar bene in pubblico. 

Allo ftudio Grammaticale fegue quello della 
Storia facra , Profana , e Favolofa. Troverete de' 
Virtuofi* che veramente non padano tutto il gior- 
no in ozio , ne fono digiuni di qualunque lettura : 
leggeranno F origine delle Nazioni , i cangiamen- 
ti, le rivoluzioni degl' Imperi , le Guerre, le Tre- 
gue, 



gue 5 le paci feguite, e cofe fimìli : il fàper anche 
quello gli può bensì fervire di piacere , ed orna- 
mento , ma non può dir fi , che gli fiano cognizio- 
ni neceffarie, come Attore. Per lui, che è, emen- 
do virtuofo , anche viaggiatore , è fufficientiffimo, 
che d' una Nazione ne fàppia le virtù , e le paffio- 
ni predominanti ; che ne fappia la più comune ma- 
niera di conversare , V ufanza dei veftiti , e cofe 
tali in fomma , che foglion caratterizzare , e diftin- 
guere una Nazione dair altra, fra le quali deve 
trovarfi per avvetura. 

Ma ridona è necefiària indifpenfabiimente ad 
un Attore; e Sacra, e Profana, eFavolofa. 

Come volete mai che un Attore rapprefenti 
per cagion d'efempio Giulio Cefare in Scena, quan- 
do fu in fenato da' Congiurati tradito , e aflalito 
, . . non farebbe cofa ridicola fé non fapefTe veftirfi 
della fortezza d'animo d'un tanto Eroe; ed inve- 
ce di farlo comparire che foftiene P afTalto improv- 
vifo con fronte , e intrepidezza d' animo , il faceffè 
vedere al contrario con atti di timore , di fuga , 
di viltà? 

Non 



153 40&$&0k 

■ Non farebbe cofa ridicola , che in un Dram- 
ma favolofo comparile in Scena da una parte Mer- 
curio , dall' altra Nettuno , e la parte di quello 
l'Attore trattane con atti, modi, e maniere da 
Vecchio, e la parte di quefto al contrario con at- 
ti di agilità, di vivezza, e di fpirito? 

Non farebbe cofa ridicola y che in un Dram- 
ma Sacro rapprefentante il famofo Sacrifizio di 
Abramo, l'Attore figuraflè tremante il brando in 
quell' ubbidientiffimo Patriarca, e nella religiofà 
rafTegnazione d' Ifacco figurane refiftenza, e pianto? 

Eppure tutto quefto potrebbe accadere , fé 
quell'Attore non aveffe almeno i primi foglj gufta- 
to dell' Iftoria. 

Refta a dire alcuna cofa delle due lingue lati- 
na, ed Italiana ; di quella non parlo , sì perchè 
ogni virtuofo vede quanto è neceflària nel canto 
delle Chiefe, per fàpere almeno diftinguere le lun- 
ghe,^ le brevi; e sì perchè lo fcopo di queftimiei 
Articoli è tutto diretto al Canto Teatrale. 

Che 



Che la iigua Italiana fia , fra le tante altre , la 
più armoniofa 3 la più dolce , la più foave per adat- 
tarvi una buona Mufica 3 ogni Nazione è coftret- 
ta a confeffarlo 5 voglia , o non voglia. Leggete 
la lettera dì Monfieitr Roufleau, fcritta fur la Mufi- 
que Francoife , e vedrete fé io dico il vero ; eppu- 
re è Autore Fr&ncefe. Intende però egli per lin- 
gua Italiana la lingua più purgata, e perfetta; a> 
me fuol dirfi , la lingua Fiorentina in bocca Sane- 
fé con grazia Pifiolefe. 

Tutte le altre quantunque lingue Italiane han- 
no del difetto per il Teatro. A fimiii difettofe lin- 
gue manca quella melodìa , e dolcezza 3 che, in 
grazia del buon accento ha in fé la lingua purga- 
ta : anzi fono tanto più incompatibili eolla buona 
Mufica -, quanto le loro vocali tronche fono più 
lontane dal 1 / avere un fuono netto > compito 3 e de. 
cifo \ effendo elleno piuttofto una fpecie di ditton- 
ghi 3 o (ia concordò di due fuoni diversi , cIiq è 
appunto la ragione grande 3 per cui sì poco pro- 
pria per la Mufica è ancor la lingua Francefe. 

U Per- 



154 40^®% 

Perchè però non tutti quei , che fcelgonó la 
Profeffione del canto pofìòno efTer Tofcani , che 
la maggior parte de' Profeffori non lo fono, e ne 
è libera quella fcelta ugualmente a tutte le Nazio- 
ni , e Provincie , che compongon la bella Italia , e 
Bolognefi, eModenefi, e Milanefi, e Veneti, ed 
egregj Napolitani. Quefti apprendon dai loro 
Maeftri la vera lingua , che non hanno apprefo 
con l'allievo, e l'apprendono ben affai di meglio 
talvolta dagli fteffi Fiorentini , i quali difficilmen- 
te fi fpogliono del patrio mal vezzo di gola. 

Ma meglio credetemi di qualunque altro Mae- 
ftro i due mezzi , che vi propongo , ora faranno 
efficaci, e validi a farvi apprendere la vera lingua. 

Primo : Un Giovane già dedicato a quefta Pro- 
feffione , faccia a mio fenno , vada a foggiornare 
per qualche anno in Tofeana , come hanno fatto 
t^pti, ed ho fatto anch'io : La gioventù facilmen- 
te converfàndo inghiotte la favella infenfibilmen- 
te , come un bambino il latte , fenza fcuola , fenza 
ftudio, e fenz' arte , ne è in quefto cafo Maeftra 

per- 



N^ 155 

perfetta la natura Ma, e l'età; ma perchè non 
tutti per varj riguardi poffòno ufar quefto mezzo, 
fuggerifco queft' altro , cioè la lettura dei libri , e 
la convenzione degP Uomini di purgata favella ; 
e di buoua lingua. 

Ed eccovi fuccintamente additati i tre mezzi 
validiflimi per correggere una cattiva pronunzia ; 
ed un cattivo accento. Quanto una perfetta pro- 
nunzia , un perfetto accento , ed un perfetto vi- 
brar di parola fia per un Cantante neceflàrio, ce 
lo dimoftrarono coi loro efèmpj tutti quei valenti 
Profeffori ricordati da me nel fecondo Articolo, 
Gtuefti ancorché foffero in gran parte Napolitani , 
Bolognefit Lombardi, e che so io, non fi aceorfe 
mai alcun Teatro di qua! Nazione , o Patria fi fof 
fero, per tutto creduti per veri Tofcani. 

Conobbe quefto pfegio in un Attore anche il 
Divino Demojìene ; e conobbe quanto era preghi- 
dicevole, la difettofa pronunzia a chi dee perorare^ 
e declamare al Pubblico , perciò egli quantunque 
acclamato foffe per il primo Oratore della Grecia, 

U 2 e co- 



156 ^*^%, 

e conofceffe in realtà anch' egli cP effe rio , temè il 
grand' Uomo , che il difetto delia fua lingua po- 
tette agevolmente fargli perdere e nome , e fama, 
e T univerfale ftima della fua 5 e dell' altrui Nazio- 
ne ; perciò con infinito incommodo declamava ad 
alta voce ne' folitarj luoghi , tenendo in bocca pie- 
cole pietruzze a difciogliere il natio legamento del- 
la fua lingua ; efortando così anche a noi tacita- 
mente a toglierci i difetti della noftra a qualunque 
cofto. 

Spero , che gli addotti efempj abbiano perfua- 
fo i miei giovani amatori della Mufica vocale a non 
rifparmiar travaglio 5 né fatica a renderti abili in 
quefta parte , che io valuto affai , parendomi effer 
quella, che rende graziofa 3 e amabile qualunque 
Cantilena. 




AR 



^%^%i 157 

ARTICOLO XIV. 

Del Recitativo , <? *É|' Azione. 




empiuti , ed aflòlti con profìtto gli ftudj 
delle lingue Latina , e Italiana ; e dell' 
Iftoria ; ftudj neeeffarj per ben recitare , ficcome 
ho detto, potrà lo fcolare con coraggio impren- 
dere lo ftudio dell' arte Comica. 

(àueft' egregia arte non so , per qual deftino 
mai i pochi buoni allievi conta a' giorni noftri, ca- 
duta da queir alto grado di fplendore , e di eccel- 
lenza , in cui era trent' anni addietro. 

De' noftri Attori una gran parte crede di fuffi- 
cientemente fupplire ai Tuo dovere in Teatro , qua- 
lor canta perfettamente le fole Arie , e niente ve- 
ra è la cantilena del recitativo , accompagnato 
con convenevole azione. Un altra parte conofce 
bensì la neceflìtà di ben recitare , e della buona 

U 3 azio- 



158 jJZ&mz* 

azione , ma con colorati pretefti fi fcufa , ed acca- 
giona i moderni fcrittori, e dice, che è impoffibi- 
le a declamarfi i recitativi , che il fcrivono in que- 
lli tempi , perchè interrompono, e fconvolgono 
il vero fenfo delie parole per le continue moffe , e 
per le circolazioni del Badò , e che so io. E quin- 
di fofpirano, ed invidiano con affettazione la feli- 
ce forte di quegli Attori , eh' ebbero a recitare le 
Opere feritte da un AleJJandro Scarlatti , da un Bo- 
noncino , da un Gafparini , e da altri tali famofì 
Uomini. 

Ma a convincere di affettato errore i noftri At- 
tori, e farli riconofeere, e dire la colpa della cat- 
tiva recita il più delle volte è noftra; baila gettar- 
li avanti agli occhj le Opere feritte da Federico Ren- 
dei, dal Porpora , da Leonardo Finti , da Leonar- 
do Leo, da Francefco Feo, dal Pergole/e, e l'off^r- 
vino , e dican poi fé fi ritrova nei loro recitativi la 
fuppofta interruzione , e fconvolgimento cagiona. 
to dalla Mufica. Prendano pur per mano quelle 
d'un Baldajfarre Gakippi, d'un Crijloforo Gluck, 
d'un Niccolo Jomella, d'un Pafquale Cafaro , e 
d'un Maeftro de'Maeftri Giovanni Ha/e ; né oblia- 
re 



re io pollò fenza grave rimorfo due valentiffimi 
Maeftri in quefta Imperiai Corte , che io ho ve- 
nerato , e venero per dovere , e vincolo d' amici- 
zia. Floriano Gafmann ultimamente defunto , che 
oltre il lodevol fervigio predato nel fuo Magifte- 
ro, ha lafeiate a noi F egregie fue Opere Teatrali. 
E Giufeppe Bonno fucceffore di quello ; tuttavia vi- 
vente e per fama , e per nome affai noto alla Re- 
pubblica Muficale , che io per non offendere la de. 
licata virtù della fua modeftia , mi riporto all' uni- 
verfal giuftizia , che gli fa il Mondo ; per tacere 
tanti altri , che attualmente fcrivono con tanto 
onore. Conchiudo , che niuno può con giuftizia 
invidiare quei tempi a paragon de' noftri ; e fi tro- 
verà certamente la Mufica di tutti quefti niente 
meno inferiore , e i recitativi niente meno bene 
efpreffi di quelli delio Scarlatti , Bononcino , e Ga- 
Jparifii. 

Se così è , coni' è certiflìmo , la decadenza 
della Comica non fi deve imputare ai Maeftri di 
Cappella, ma ficuramente ai foli Attori. Effi fo- 
no, che rovinano, e mal conciano i recitativi, o 

per- 



i6o ^&®ft®^ 

perchè non vogliono darfi la pena di apprender- 
ne le regole della perfetta declamazione. 

Io non ho ardire di annoverare i difetti degli 
Attori, li annovera bene nel fuo Trattato Pier? 
francefco Tofi alla pag\ 43. > ed io ne riporterò qui 
le me precife parole- 

Sona y die 9 egli \ fenza numero i difetti 3 e gli 
abufi infoffribili \ che ne" recitativi fi fanno fentire , 
e non conofeere da chi li commette. . . . Ve chi canta 
il recitativo della /cena come quello della Chiefa , del- 
la Camera : V' ì una perpetua Cantilena , che ucci- 
de : v\ ì chi per troppo intere/far fi, abbaja : v r è chi 
lo dice in fegreto 3 e chi confufo : v 9 è chi sforza le 
ultime fiUab e , echi le tace : chilo cauta f cognata, 
e chi ajiratto : chi non ì intende , e chi noi fa inten- 
dere : chi lo mendica , e chi lo fprezza : chi lo dice 
melenfo , e chi lo divora : chi lo canta fra' denti y e 
chi affettato : chi non lo pronunzia , e chi non lo ej pri- 
me : chi lo ride , e chi lo piange : chi lo parla , e chi 
lofijchia: v* é chi Jiride , chi urla, echijiuona; e 
cogli errori dì chi fi allontana al naturale , ve quel 
majjìmo dì non penfare aW obbligo della correzzìone. 

Non 



fcffliii 161 

Non so * a vero dire , intendere per qua! mo- 
tivo gli Attori non meno che le Attrici hanno a 
vile , e in non curanza quefta parte di Mufiea , che 
appartiene alla Comica ; quando ed effi, ed effe fàu- 
no nella propria efperienza , e nella esperienza , 
che veggono in altrui , che i recitativi ben decla- 
mati rifcuotono, non men che le Arie ben dette y 
gFifteffi applaufi, e lucri, ed onori uguali a quel- 
li, che produce l'eccellenza dei canto. Teftimo- 
nio ne fia Niecola Grimaldi detto il Cavalìer Nicco- 
lino; poffedè quefto virtuofo con tanta perfezzio- 
ne la Comica, che con quefta fola, ancorché po- 
vero d v altro talento , e non fornito di bella voce, 
nella Profeffione fi acquiftò nulladimeno un merL 
to sì Angolare» 

Perchè fi refe celebre la Marianna Benti Bur~ 
garelli detta la Somanina, le non perchè era otti- 
ma Attriee, ed era la comica fua così ifquifita, che 
meritò perfino, che F immortale Abate Metajìafìo 
fcriveffe appoftatamente per lei quella grand* Ope- 
ra, la famófa Bidone/ Si refero pure illuftri per 
la Comica un Cortona , un Baron Ballerini , un Pat- 
ta ; una Tefey un Monticelli 7 e tant' altri % che al- 

X lun- 



162 j0^^* 

lungherebbero troppo quefto Articolo , Te voleffi 
annoverarli tutti. 

Convien conferirlo , che un buon tratto di 
recitativo tanto impegna , ed alletta T Uditorio , 
quanto lo può impegnare , ed allettare lo ftefìo 
canto. Ne abbiamo di ciò un evidente prova nel 
cafo , che ei narra il Sig. Tartini , quando parla 
del recitativo femplice. 

L anno qiial or 'decimo , ditegli, del fecolo pre- 
ferite , nel Dramma , che fi rapprefentava in Ancona, 
v 9 era fui principio dell' Atto terzo una riga dì reci- 
tativo non accompagnato da altri frumenti , che dal 
Baffo , per cui , tanto in noi Prof efori, quanto negli 
afcoltanti, fi defava una tale , e tanta commozzione 
di animo, che tutti fi guardavano in faccia P un V al- 
tro per la evidente mutazione di colore , che faceva 
in cìafcheduno di noi. L effetto non era di pianto (ini 
ricordo beni/fimo, che le parole erano difdegnoj ma 
di un certo rigore, e freddo nel fingile, che di fatto 
turbava l'animo. Tredici volte fi recito il Dramma, 
e femprefeguì V effetto ìfeffo univerfalmente : di che 
era fegno palpabile il fommo previo fìlenzio , con cui 
V Uditorio tutto fi apparecchiava, a goderne ì effetto.. 

Un 



Un altra prova di quello ce la fomminiftrò per 
tanti anni Gaetano Cafàli, detto per fopranome il 
Cavadenti. Ritrovavafi quefti in Venezia capo d'u- 
na Compagnia di Comici; e perchè dalle recite 
delle lolite Commedie non ricavava (ufficiente gua- 
dagno, fperò riportarlo dalle rapprefentazioni del- 
le Opere di Mataftafìo. Diftribuitene dunque le 
parti, e fatte quefte imparare da' fuoi Attori , fla- 
va affettando una qualche favorevole occafione 
per produrle in Pubblico. Nacque impenfatamen- 
te il cafo , che non ebbe incontro la prima recita 
dell' Artaferfe nel Teatro di S. Giangrifoftomo. 
L'accorto Cafali efpofe dunque la mattina feguen- 
te nel Cartellone, che dalla fua Compagnia ver- 
rebbe quella fera rapprefentato lo fteflò Artaferfe- 
Vi accorfe a folla il popolo , condotto più tofto 
dalla curiofità d' una cofa infolita , che dalla fpe- 
ranza di riufcita. Ma rimafe foprafatta , e convin- 
ta Venezia , poiché quegli Attori feppero sì ben 
caratterizzare col folo gefto, e recitativo parian- 
te que' Perfonaggj , che rapprefentavano , che ne 
riportarono V univerfale applaufo , ed a tal fegno , 
che furono obbligati a replicare con molte recite 

x 2 ro 



164 

f Opera ftefla. Il Cafali viepiù incoraamto dal fé- 
lice efito della prima Opera , continuò poi per pa- 
recchi anni a recitar di quefte 3 che furono fem- 
pre foftenute tutte a forza di fola perfetta Comica, 
e che gli apportarono tanto onore 5 e profitto , che 
ne fcriffe, coftretto di gratitudine, una lettera di rin- 
graziamento all' Autore , riconofcendolo come co- 
operatore delia fua 'fortuna. 

E qui notiamo per comune noftro ammaeftra- 
mento gli ammirabili effetti d' una ben intefa Co- 
mica. Opere piene di ferietà, fcritte appoftatamen- 
te con Itile d' effere accompagnate dagli ftrumenti ; 
Opere , delle quali il principale allettamento ne 
fuole effere il canto : eppure e fenza ftrumenti , 
e fenza canto , la fola comica le ha potute rendere 
sì dilettevoli ad appagare ogni genio Teatrale. 

Le Opere Buffe, ed i Balli , che un giorno non 
fervivano che d' intermezzi nelle Opere ferie , co- 
me mai arrivarono ambidue a poterfi foftenere da 
fé foli , e farfì, invece d' accefforj 3 fpettacoli princi- 
pali , fé non che per mezzo della Comica ? I Co- 
mi- 



mici, ì Buffi colla loro azzione , i Ballerini colla 
loro Pantomima fono .in .oggi effettivamente gli 
onici , che trattano , ed apprezzano ancora la buo- 
na comica , e fono in confeguenza anche i foli, 
che ne riportano gli ottimi effètti d* applaufo , e di 
ftima. 

Spero d 5 aver così , benché in fuccinto , ba~ 
ftantemente provato , che, per effere perfetto At- 
tore , non bada il folo cantar bene , ma fi richie- 
de ancora il faper ben recitare, ed agire. Refta 
dunque , che io dica il mio fentimento , come deb» 
ba efìèr detto il recitativo , e quale debba efTere 
razione. 

Premetto , che abbiamo due forte di recitati- 
vi ; vien detto V uno femplice , nominiamo P altro 
Infìì'umentato. Semplice chiamafi quello, che vie- 
ne accompagnato dal folo Baffo* (àuefto recitati- 
vo fu inventato per non lafciare del tutto langui- 
re un Dialogo , che occorre nei Drammi fra le 
Arie, Duetti, Terzetti, e Cori. Il detto recita- 
tivo, quando farà fcritto da dotto intendente Mae- 
ftro , è naturalismo , poiché le note femplici, che 

lo compongono , non folo vengono fituate nelle 

X 3 cor- 



i66 é 0fis^ 

corde naturali di ciafcheduna voce, ma fegnate fi 
fcorgono , ed in tal maniera ricompartite, che per- 
fettamente imitano un difcorfo naturale , ficchè fi 
può diftinguere a parte a parte ogni periodo , e 
fi poflòno far marcare i punti interrogativi , am- 
mirativi , e fermi. Tutto quefto vien efpreflò con 
la cantilena , che variafi con la circolazione , e di- 
vertita de 1 tuoni , i quali appunto variano fecon- 
do che fono diverfi i fentimenti delle parole, e fe- 
condo le varie commozioni , che fi vogliono com- 
movere negl' animi degli Uditori. 

L'altro recitativo nomm^i Injìrumentnto^ per- 
chè richiede l'accompagnamento dell' Orcheftra. 
La fua Cantilena non è punto differente da quel- 
la àdfemplice. Il fiftema dell' uno, e dell' altro è 
fempre lo fteflò; vi fi aggiunge folo alNnflrumen- 
tato l'accompagnamento dell' Orcheftra , acciò 
quefta poffa agire dove l'Attore ècoftretto di fa- 
re fcena muta : e così lo feguita da per tutto, an- 
corché T Attore parli , per dare maggior rifàlto, 
ed abbellimento a quanto dice. Si coftuma pure, 

per non interrompere il fentimento , e la forza 

dell' 



.^glwk» 167 

dell'- efpreffione, d'obbligare la voce, e l'orche- 
ftra ad efeguire a rigor di tempo. Gluefta quali- 
tà di recitativo ad altro fine non venne inventata, 
che per darerifalto, e distinguere dalle altre qual- 
che fcena principale , ed interedànte , che termi- 
nar deve con qualche Aria agitata, fia di furore, 
fia di tenerezza. Tali recitativi, qualor fono fcrit- 
ti bene , e bene efeguiti , riportano fèmpre l' unir 
verfale foddisfazione , e qualche volta fono l'uni- 
co foftegno di tutta l' Opera. 

Ora la cantilena dell' uno , e dell' altro di que- 
lli recitativi, quantunque intonata, deve fempre 
edere fciolta in maniera tale , che fi adornigli ad 
una perfetta , e fèmplice declamazione parlante. 
Difetto dunque farebbe , fé un Attore , invece di 
dire il recitativo con voce fciolta , lo volede can- 
tare legando continuamente la voce , e non pen- 
fàffe quindi a mai diftinguere i periodi, ed il di- 
vergo fenfo delle parole col ritirare , rinforzare , 
diftaccare, ed addolcire la voce, come fa un Uo- 
mo dotto quando parla , o legge. E qui cade a 
propofito A che io vi dica , che tutto il merito del 

-re- 



i68 ét&&**k 

recitativo confifte 5 e fta nel faper ben collocare 
T appoggiatura, o fià accento Muficale come fu ol 
chiamarfi comunemente ; quefto accento preziofo* 
che è tutto l'amabile d'una bella Cantilena > con- 
fitte in fomma in una nota d' un tuono più alto di 
quello y che fta fcritto \ e quefto fuol praricarfi fin- 
golarmente in occafione ; che alcune fillabe com- 
ponenti una parola fi ritrovino con note dell* iftefTo 
tuono* Eccovene per maggior chiarézza Tefèmpio. 

i H *r,i;r m i fe ■ 



onde mar tu \z e 



desii 



Neir Articolo antecedente ho già detto quale 
ftudio debba fare lo fcolare per conofcere quanto 
fìano neceflàrj i detti cangiamenti di voce; e però 
non è d'uopo 3 che io qui li replichi; gli dirò fa- 
lo y che lo configlio ad intraprendere quefto fte- 
dio in tempo y che ritrovafi ancora fotto la dire- 
zione di qualche buon Maeftro y che gli poflfa addi- 
tare la vera ftrada per ricavarne profitto. 

Io 



«KSWHNflfe 169 

Io so, che tra i Profeflòri noftri era invalfa 
una volta l'opinione , che diverfamente efler detti 
doveflèro i recitativi di Camera da quelli del Tea- 
tro, e così pure quelli di Sala , o di Chiefà. Per 
quanto io v* abbia fatto rifleffione , non ho ritro- 
vata certo ragione alcuna , perchè vi debba eflere 
quefta differenza. Io penfo , che i recitativi , fia- 
no diChiefà, di Camera, fiano di Teatro , devo- 
no enere tèmpre detti nelmedefimo modo, inten- 
do dire, con voce naturale, e chiara , che dia la 
dovuta intera forza ad ogni parola 3 che diftingua 
le virgole, e i punti; di modo che 1* Uditorio pof. 
là capire il tènfo della Poesìa» Conchiudo dunque, 
che fé fra i fopradetti recitativi poflà eflèrvi qual- 
che differenza relativa al luogo ; quella non può 
confiftere che nella fola quantità della voce, che il 
Cantante, qualor Je fue forze vi arrivino ., deve 
tèmpre adattare al luogo, in cui canta. 

Ma fopra tutto ; ancorché il recitativo fia det- 
to coi neceflarj cangiamenti di voce , paufe ., e 
punti . y egli iàrà però tèmpre languido 3 e fiacco., 
& non verrà accompagnato da una convenevole 

Y az- 



170 Jgfc®*®* 

azione. Gtuefta è quella , che dà la forza , l' efpre£ 
fione, e la vivacità al difcorfo. Il gefto è quello, 
che a maraviglia esprime il carattere di quel Per- 
fonaggio, che vuolfi rapprefèntare. L'azione fi- 
nalmente è quella , che forma un vero Attore • 
quindi , a parer di Tullio fteffo , che tutto il gran- 
de , ed il bello d' un Attore diflè , che confifteva 
nell'azione : a&io, affìo, aftio. 

Ma quefta non è puro dono della natura ; que- 
fto è inganno : fi apprende con l' arte , e con lo 
ftudio. Accordo , che alcuno pofla riportare dal- 
la natura meglio di un altro una certa buona di- 
fpofizione per efeguirla : ma la fola difpofizione 
per apprendere una colà , non fa, che s'abbia già 
apprefa , conviene , che poi fi pulifca , e perfez- 
zioni con l' arte , e collo ftudio quello , che fi ha 
avuto dalla natura mancante , e rozzo. Si iuol 
dire, è veruTimo, che l'azione deve effer natura- 
le , e non ftudiata : ma quefto non fignifica , che 
non fi debba ftudiare la vera maniera di agire, ma 
folo, che non fi deva rendere affettata l'azione, 
anzi adattarla , ed uniformarla alle parole , che fi 

di- 



sl&z&lto* 171 

dicono 3 ed al carattere 3 che fi rapprefenta : e que- 
fto ben adattare , ed uniformare è appunto ciò , 
che e 1 "' .liamo naturalezza, la quale devefi preci- 
f* ^.te apprendere dallo ftudio. (duello di buo- 
$ , che può fomminiftrare ad un Attore la natu- 
ra 5 fi reftringe ad una fola bella ftruttura di per- 
fona, ed al più ai più a qualche garbo nelle mo£ 
fé delle braccia. 

Egli è vero , che lo ftudio deir azione non 
ha ficure 5 e precife regole , dalle quali pofTa im- 
parare uno ftudiofo qual precifo atteggiamento 
debba fare in quefta a e quella occafione : egli ne 
ha però di generali , che fono fufficientiffime per 
formare un buon Attore- Le regole particolari 3 
che infegnano come fi debba in quefto , e quel ca- 
lo geftire 5 fono tutte pratiche , e devono efiere o 
dettate da un maturo giudizio 3 o apprefè dall' at- 
tentamente offervare come in que' cafi agifeano 
i bravi Attori- Le generali fono anche teoretiche, 
e fi poflòno quindi imparare e dai Maeftri , e dai 

libri. 

Di quefte una fra le principali è quella di ufei- 

re in Teatro con grazia , e di fàper paleggiarne 

Y 2 le 



17* j0&^S& 

le tavole con naturalezza. Tutto quefto non (è 
lo può apprender meglio che dalb r \% di bailo. 
Otuefta infegna il portar con grazia * . ; 1 ma- 

neggiare le braccia , il girare la tefta , e^ 
vere con garbo il corpo tutto. Giovano pu. 
faiffimo le fcuole di fcherma , e cavalcare ; fpecia 
mente per quei cafi, nei quali X Attore deve fare 
qualcuna di quefte azioni : oltreché tutte rendono 
il corpo robufto , agile , e fciolto. 

L' aver facili , ed ubbidienti i cambiamenti 
del volto, e come comunemente dicefi, il faper 
lavorare di mafchera è pure una cofà necefTariffi- 
ma ad un Attore. Gtuel faper cambiare il volto, 
moftrandofi ora fiero, ora dolce, adeflo tenero, 
ed affettuofo, poi irato , e difprezzante , fecondo 
gli affetti , ed impreffione , che deve muovere , 
oppur ricevere, è infatti la più bella parte d'azio- 
ne, che poffà ufàre l'Attore. Tutto ftà, che que- 
lli cambiamenti fiiccedano con naturalezza , e a 
tempo : e perciò è un gran difetto quello di qual- 
che Attore , che venendogli in Teatro dal compa- 
gno narrata o disgrazia, o fortuna, refta indiffe- 

ren- 



?"&**&-}» ne,/ *:, 










- _._. . '""* ST 3 £ f**.&L~ 



174 



^t^/atd^a 



ycA et-£ fyiA+lve- acceca / ot^t**t.fL /ti*- ve^tJ 2 - <*&<ì/fóc/k <&&£ 



T<ZJ3-~- 



T 






/^i> / 



: /' 2^ ^c*z**& 




*-*>&* 



/*yj^ ''7/ 

j§^ -vostro y^-^ns^ ^£-» 



rapprefenta , altrimenti potrebbe fare degli erro* 
ri da arroffirfi. 

Credo bensì non inutile il replicare alla ftudio- 
fa gioventù con i miei configlj , e le mie premure, 
acciò non trafcuri il così necefiario ftudio dell' azio- 
ne. Gtuefta fcienza è certamente più difficile di 
quello , che imaginar fi può, ma pure abbiam ficu- 
re vie , e certi mezzi per apprenderne le vere re- 
gole , e per agire con valore. Le regole genera- 
li vengono dettate daiMaeftri; le particolari s'im- 
parano dalla pratica , dall' offervare gì' altri valen- 
ti Attori , e dall' inftruzione di qualche Intender 
te confultato fopra quel precifo cafo , in cui occor- 
re qualche particolare azione , o gefto. Di quefti 
intendenti non ne mancano, e ne abbondano tut- 
te le Città pulite , fpecialmente d'Italia, e Cavalie- 
ri, e Letterati , e perfone civili , che per puro lo- 
ro diletto recitano i Drammi, Eglino quanto fo- 
no bravi Comici in fé , altrettanto volentieri iftrui- 
fcono benignamente chi ne li prega. Abbiamo gli 
efempj : Il Marchefe Teodoli in Roma : il Marche- 
fe diLiveri, e l'Avvocato Gìufeppe Santoro in Na- 
poli, e tanti, e tanti altri ebbero degli Allievi per- 

fet- 



i?6 

fettiflìmi , ed il noftro celebre Abate Metajiafìo a' 
giorni noftri in Vienna , il quale , quanto egli fia 
capace in queft' arte , ce lo dimostrarono chiara- 
mente la Signora Terefa deFeùtter, ed Angelo Ma- 
ria Monticelli , che sì bene apprefero , ed efegui- 
rono le di lui inftruzioni. Finifco : fé un Attore 
è mancante nel? azione, incolpi fé fteflb , e non fi 
fcufi coi dire di non avere avuti mezzi comodi per 
apprendere la comica. 




AE- 



*m, 177 

ARTICOLO XV. 

Del buon Ordine^ Regolamento^ e Gradua* 

zioni % che deve ojfervare un Giovane Jìudiojò nelT 
apprendere ì arte del Canto. 




ro da forte viviffimo defiderio fpinto nel? 
animo a chiudere quefto mio picciol Trat- 
tato del canto con una raccolta di folfeggj eletti 
dei Profeiìòri più rari, e valenti., per piacere > e 
dar pafcoio alla gioventù di riflettere , ed offerva- 
re quali fieno i folfeggj r da cui trar fi può utilità 9 
e profitto. Ma riflettendo a tanti efimij Maeftri, che 
tuttavia infegnano x ed a tanti monumenti egreg] 
lafciati in ogni genere , e fpecialmente d' interi ftu- 
dj di folfeggj % dai valorofi vecchj f ne ho depofto 
il penfiero come cofa fuperflua , e non neceffaria .j 
e per verità cofa potrei io aggiungere alle ricchez- 
ze lafciateci y e di cui la profeffion noftra ne è fia- 
ta erede di tanti ottimi folfeggj fenza numero , di 
Leonardo Leo > e di Niccolò Porpora * e dei viven- 

Z te 



178 e ^^^^% 

te Giovanni HafTe, e datanti altri, dai quali rac- 
corre poffono i Maeftri quel che lor piace per efer- 
citare le loroicuole; fanno pure, che in ogni Can- 
tilena diquefti folfeggj fi ritrova. un fcelto gufto, 
e metodo di canto, e variato ftile, in cui ciafcuno 
può efèrcitarfi in quello, che crede far per fé. Co- 
sì lo fcolare aequifta anche il vantaggio di acco- 
fcumare l'orecchio ad una cantilena di baffo ma- 
giftraie, che V accompagna dandogli ajuto, dilet- 
to, e rifalto alla fua voce; il che non può mai fuc- 
cedere, quando la cantilena di effo badò fomiglia 
a quella del Calascione. So che taluno potrà op- 
pormi, che quefti folfeggjjS^ d 'un gujlo antico , e 
paffuti di moda : perche in oggi fi canta d'un altro gii- 
Jìo. Rifpondo , che colini s'inganna; nò, cofe fimi- 
li non foffron cangiamento , perchè quefta qualità 
di folfeggj è anzi utile alla profeffione , non folo 
perchè ferirci da sì valenti Maeftri 3 ma perchè con- 
cepiti da effi in quel tempo , che regnava la moda 
di cantare con perfetto gufto, con regola, e con 
precisione ;■ tanto è vero , che con quefti folfeggj . 
con T ajuto dell' arte, e avvedutezza di'si bravi Mae- 
ftri fi formarono quei valenti vìrfctìdfi , e .quelle 

bra- 



fllJfc 179 

brave donnea di cui ho parlato lungamente nel 
mio fecondo Articolo. 

Io fui fcotare In Napoli per due anni di Leo- 
nardo Leo; ed ero in età allora di foli quattordi- 
ci anni, (àuefto grand' Uomo coftumava di fcrive- 
re ogni tre giorni 1111 nuovo folfeggio a eiufcun 
fuo fcolare 5 ma con rifìeffione di adattarlo alle for- 
ze, e air abilità di ciafcuno. Fra quefti miei Col- 
leglli , come fuole, ve n'erano di quelli di mag- 
gior età delia mia, e più formati per conièguen- 
za 3 e più robufti di petto. (Quindi il diligente 3 
tóK a.moi;ofo; Maeftro feriveva per quelli cofe mag- 
giori: si nel: genere (òftenuto „ e sì nel genere d'a- 
gilità di voce : io vogliofo di emulare i compagni!, 
fenza punto riflettere 3 nel prefentarmi un giorno 
il Maeftro un nuovo folfeggio 3 oflèrvai , che non 
efeiva dall' ordinario fiftema , e facendomi corag- 
gio^ diffi : Signore , io credo di poter cantare i 
folfeggj degli altri miei Colleghi 3 quantunque fie- 
no di maggiore età 3 che io non fono v e di efeguir- 
Yialpar di loro; l'ottimo Maeftro, che coli' avve- 
duto fuo conofeimento bilanciato aveva le mie ..fos-- 
ze 3 , e penetrato fin dove giunger potevo 3 né effer 

Z 2 icù 



i8'0 j0&ffl*t%k 

io da tanto; per correggermi con profìtto , e to- 
gliermi quella qualunque capricciosi prefunzione 
dal capo; Soavemente mi fecondò. Incominciai ge- 
nerofo il folfeggio , e sì mi riufci fulle prime feli- 
cemente ; ma che ? m' avvenne come ad un bam- 
bino , che imprende una corfa fenza mifurar le for- 
ze 3 perciò mancandogli nel meglio la lena., cade 
ftramazzone in terra. Le tante altre cofe 3 che era- 
no le più difficili 5 sì per il foftenere , come per il 
graduare 3 conobbi da me fteffo in quel punto di 
non eflere in iftato di efeguirìe , perchè e l'arte 3 
e la forza mi abbandonavano : allora il Maeftro 
con volto ridente a me rivolto : ho ammirato , dif 
fé , il vojiro defiderio , lo lodo , ma non lo debbo fecon- 
dare, perchè turberei l'ordine del vojìro f lidio , e fa- 
rei il vofìro danno ; continuate pure ajìudiar con me- 
todo 3 e con pazienza , che fra qualche tempo raggiun- 
gerete ì Compagni, e gli iigmgliereU con maggior 
gloria. 

Bel documento non men per li ftudiofi 3 che 
per i MaeftrL Documento , che fé farà apprefo fi 
può fperare , che i compofkori Maeftri Scriveran- 
no graduatamente i folfeggj all' età, ed alle forze 

de' 



de' loro fcolari proporzionati ; e gli accorti fcolari 
eleggeranno al modo fteffo i folfeggj a ciafehedun 
di e(Iì adattati , ed al proprio dorfo. 

Così ciafcuna voce farà incaminata per quei 
gradi , che per la più ficura via la condurranno a 
felice riufcita. 

(Quando una piantarelia è giovane, è facile a 
piegarli , ed ogni man la ftorce ; ma fé il tronco 
s'indura > e divien robufto, più non fi piega 3 ma 
fi rompe. 

Se i Maeftri delia Mufica vocale non compiran- 
no;, e perfezzioneranno quefto primo ftudio neif 
età convenevole di ciafcun loro {colare 3 non fon 
iicuri di poterlo eonfeguire in appreflò , poiché 
non troveranno la natura né più pieghevole , né 
più difpofta ad ubbidirli* 

Refe franco lo fcolare in quefto primo ftudio, 
deve farfi paflare al recitativo per accoftumarlo non 
folo a partir le fillabe delle parole fotto ciafcuna no- 
ta , ma per rendergli ficura F intonazione , e per far- 
lo impoffeflare della fciolta , e vera cantilena del re- 
citativo parlante. Io non configlio i Maeftri a fer- 
nrfi d' un recitativo Teatrale, fé pure non è di quelli 
Scritto con rifìeffione, % 3 PeF 



Per quefto tra la raccolta dei folfeggj vi deve 
eflere anche quella delle Cantate di AleJJandro Scar- 
latti, del Cavalier d'AJìorga, del .Bononcini y del 
(àafperini, e di Niccolò Porpora, del quale ve ne fo- 
no dodici di ftampate, che fono veramente degne 
d'unsi gran Maeftro. Come fi diffe neir anteceden- 
te Articolo 3 il recitativo ha la fua cantilena 3 né può 
(offrire cambiamento ,. perchè non può x né deve 
efeire dalla naturale fua declamazione. Gli anzi 
detti Maeftri hanno fcritto egregiamente il recita- 
tivo x né fi può proporre; efercizio di maggior utile 
aliai gioventù: di quello r perchè fon ferirti feientifi- 
eamente. j. fé. lo fcolare fi perfezziona, coni quefìo 
fìudio .,, potrà comparire la prima volta in Teatro 
quantunque giovane d' età 3 perfetto nel genere del- 
la declamazione v e fé egli avrà fatto profitto , allo- 
ca potrò afierire 3 che reciterà anche bene., 

Lo ftudio de 9 Madrigali è piucchè neceffàrio; 
alla gioventù dell 9 arte noftra, perchè un tale efer. 
dzio afiòda P intonazione r avvezza il petto alla, fa- 
ticale raffina l'orecchio, acciò non vacilli nel tempo. 

Lo ftudio dei duetti è anch' egli neceftàrifììmo 
pjs accoftumare 1? orecchio a reggere con perfez- 

zicx- 



.a$»«NSfc 183 

zione l'intonazione , e per impofleflarfi deir efpref 
fione , e finalmente per renderfi pratico a gradua- 
re la fua voce -, acciò perfettamente fi unifca con 
quella del fuo Collega. Di quefti Madrigali , e duet- 
ti fcritti da valentiffimi Uomini , aiòlo fine dipro* 
dur quefti buoni effetti * ve ne fono in numero fm~ 
za fine, e noti a tutta la Profeffione. La fola diffi- 
coltà è , che fiano in ftima preffo i Maeftri de 9 gior- 
ni noftri ; ed allora farà fperabile , che fiano am- 
meffi , ed efercìtati con le dovute regole. Quando 
le fcuole andavano in buon fiftema. non fi guaftava 
V ordine dello ftudio ± perchè metodicamente ogni 
¥oce dovea pafìare graduatamente per ogni rego- 
la delP arte , e da ciò proveniva, che ogni voce I 
ientiva perfetta, e ficura in ogni genere di canta 

II virtuofifnmo Padre Maeftro Martini ha data ulti- 
mamente alle ftampe una raccolta di duetti dedica- 
ti a fua Altezza Reale la Vedova Elettrice dì Saffo* 
nia, i quali, sì per F efpreffione , sì per la grazia, 
■sì per il nobile „ e perfetto canto , e sì per le diffi- 
coltà, che in effi s'incontrano, difficoltà iieceffarie 
per rendere avveduti i feolari a non mettere piede 

III fallo, fono per comune opinione fcrittì da egre- 

gio 



gio Maeftro, com' egli è. SeiMaeftri , che altro 
non fono che Direttori di queft'arte, non condii- 
cefTero i loro discepoli per le dovute , e graduate 
regole , e non dafFero il dovuto tempo, che dine- 
ceffità conviene per perfezzionarle con lo faidio % 
e con l'età ; la riufeìta d'un buono (colare farla 
fempre imperfetta , ed infelice* Convien fempre 
avere avanti gì' occhj il eoftunìe de' noftri Prede* 
ceffori nell'arte, e feguir fedelmente l' orme loro. 
Domenico Egizio efercitò con perfezzione l'ar- 
te del canto, e fu anche Preeettor valente* Fra 
i fuoì fcolari di gran nome fi conta Gio vacchino 
Conti , detto poi Gizziello. Non fi può efprimere 
ìiè Tamorofe attenzioni del Maeltro neli' ifiruirloi, 
né la fedele efecuzione del buon fcolare nel!' ubbi- 
dire il fuo Maeftro ; ePuno, e l'altro fermi di non 
dividerfi finché non foffe giunto all' ultima perfez^ 
zione. Un accidente li divife , ed un fovrano co- 
mando dell'Imperiai Corte di Vienna ruppe il lor 
fcambievole proponimento. Ma che ? Il giovanet- 
to Gizziello , quantunque lontano dal fuo Maeftro^ 
non lafciò di mettere in pratica tutti gli avverti* 
menti acquiftati^ e di feguirelo ftudio £ùlle regole 

del 



del fuo Maeftra. Paflo in Inghilterra per alcuni 
anni , dove perfezzionò lo ftile, e fi fé raro. Non 
oftante però l'alto nome, che ivi avea alzato , ri, 
tornando in Italia , quali non contento di feftefiò, 
volle ferniarfi in Bologna fatto la direzzione del 
gran BernàcchL Fatta, che patria efiere di rego- 
la , e di roflore a molti , che prefumono di fé fteiE 
Lo fteflb praticò l'amabile Giufeppe Appiani detto 
Appianino \ trattenendofi anch' effo in Bologna per 
ftudiare prefiò io ftefio BernàcchL (àuefto ftudio 
fatto dà quefti due Profeffori fu da loro efeg.uka 
in quel medefimo tempo,, che ambidne erano rico- 
nofciuti, ed acclamati fra il numero de' primarj Can- 
tanti. Non vorrei, che qualche giovane difpiri- 
to prefumefie convenirgli abbandonar la direzione 
del fuo Maeftro colla credenza di efler dotato d ; tk 
guai talenta dei fopracitati Profèlfori ! fi guardi di 
non urtare in quefto errore , perchè i doni di 
Gizzielo, e di Giufeppe Appiani furono non foio 
fublimi, e rari riguardo .al canto ; ma fi unirono 
in loro pregj tanti di coftume ,,. che poteron farft 
diftinguere in mezzo a t&ntì altri in quei tempi del 
maggior grido, e gloria della ProfefTtone. 

A a. E 



186 

Equi ho rammarico in palesarvi un mio dub- 
bio. Giovani ftudiofi 5 io dubito , che fra di voi 
non v' è quello ftimolo di perfezzionarvi nel can- 
to , né voglia di accoppiare al talento 5 che Dio 
v'ha dato 3 un certo riferbo ., un tal contegno , 
una eerta umiltà che pur fa sì bel vedere in un 
virtuofo. 

Offervo 9 che le Donne , in grazia del loro 
fèdo , quantunque giovanette d' età > e non abba- 
stanza efperte nell 9 arte , pure , perchè applaudite 3 
invaghite di quelle loro profferita 5 abbandonano 
come inutile lo ftudio ; e da ciò ne viene che re- 
ftano imperfette. I giovani anch' effi per la ftefla 
ragione ne trafcurano il profeguimento , perchè 
i Maeftri avidi del guadagno , li efpongono pri- 
ma del tempo in Teatro 3 e gli appìaufi , che rice- 
vono , ingannano il Maeftro , e lo fcolare. Se il 
primo ben riflettere al fuo interefTe , non dovreb- 
be farlo fentire al Pubblico, fé non allora quando 
folle perfetto ; e fé il fecondo credeffe , ch€ que- 
gli applaufi non gli vengon fatti dai Pubblico per 
il fuo prefente merito 5 ma gli vengon fatti per 
fargli coraggio fulla fperanza, eh' egli bene traffi- 
chi 



:^^^ 187 

chi il filo talento con la continuazion dello ftudio, 
ed infatti 3 che merito può mai avere un giovane 
di fedici in diciaflette anni? fi potrà fcorger folo 
una buona qualità di voce 5 ed una buona difpofi- 
zione ; ma il refto devefi acquiftare con ftento , e 
fatica ; ed infatti quanti giovani di buona afpetta- 
tiva fon rimafti come navi vicine ai porto arrena- 
te in una fecca. (Stuefto difordine fapete voi d'on- 
de nafce ? ecco. Si troverà un giovane dotato 
d' una graziofa voce , cF un portamento leggiadro, 
ben fatto della perfona , e di fattezze amabili, e 
vaghe, GUiefte eftrinfeche qualità gli producono 
applaufo , ed amore ; ed egli invanifce , fi pafce di 
vento , e più non ftudia; fé quefto, ed altri fimili tor- 
nando dalle loro recite in Patria feguitafièro viepiù 
impegnati allo ftudio, air applicazione , alafciarfi 
iftruire ? potrian fperare di giungere alla perfez- 
zion deir arte : ma ohimè ! la predominante am- 
bizione , che tra di noi è come un fegreto tarlo ci 
fa credere tutto all' oppofto , e tutto perciò per 
quefti finifce, in polvere : quanti però fono rima- 
fti nel primo edere ; quanti fon riufciti infoffribili, 
fe quanti anche incapaci 

Stu- 



188 

Studio indefeiTo , docilità vera , e (incera, 
amor di fatica grande y vera umiltà y criftiano co- 
ftume fono le qualità , le virtù necefTarìe , che fan- 
no bravo unProfeffore 3 e diftinguer lo fanno nella 
profeffioa noftra da tutto il mondo. 




*«m 



eefi in* par JZ 3}i9*rrrùzn> 



m?m 



gravi, par O . C3e TZctnspergt*' 



Pagine. 


Verfì. 


Errori. 


Correzioni 


5< 


15. 


Poflb . * . 


pollo. 


d°- 


16. 


perforine . . 


perfone. 


12. 


16. 


forprendre 


forprendere 


24» 


17. 


Capella . . 


Cappella, 


35- 


ultimo. 


infelici . . . 


infelici. 


64. 


5« 


diffettofa. . 


difettosa. 


73- 


8. 


fine 


fine. 


79» 


ultimo. 


fimil .... 


fimil. 


91, 


1. 


mattura . . 


matura. 


93- 


3- 


battura. . . 


battuta. 


d o. 


5- 


Cfla. • • • • • 


che. 


99. 


2. 


Metta. . . 


Detta. 


ip6. 


2. 


fo 


lo. 


133. 


15- 


efegurfi . . 


efeguirfi. 


153. 


1. 


ligua . . . • 


lingua. 


154. 


IO. 


dagli . . . . 


degli. 


155. 


5» 


booua . . . 


buona. * 


160. 


14. 


cauta .... 


canta. 


d°- 


1$. Unteli de . . . 


intende. 


176. 


•7-1 


fi ' 


fi. 



>\ 



r * * * * * * * 
******** 

^^ ^^F ^^ ^* ^^ ^^ ^* 

#f» ^^T ^^ ^* *l^ ^^ *1* *•• 

^^ ^^ ^^ w* ^p ^^ ^* 

€& ^F ^& ^** ^P ^^ TO* ^P 

^^ ^^ ^^ ^p ^^ ^^ ^p 

^J* ^^ ^^ ^ff* ^^ *^5 ^W^ ^^ 

******* 

^^ ^^ ^p ^^ W^ *p ^P ^F 

******** 
******** 

^^ ^^ ^^ ^P ^^ ^^ ^^ 

******** 
r ****** * 
* * * * * * * * 

• ****** * 
******** 

******* 
******** 

ì ****** * 

^fP ^^ ^tf* ^^ ^^ *Q* ^F *^ 

^ ****** *